Rock

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Image Era da dicembre 2007 e precisamente da “In Rainbow” che un album non era capace di catturare la mia attenzione e di trasportare i miei sensi oltre. Ebbene, dopo quattro lunghi mesi questo “The Seldom Seen Kid” riesce ad emozionare facendo viaggiare la mente lontano anche dopo l’ascolto, regalandole un senso di pienezza e allo stesso tempo leggiadria. Un viaggio attraverso un “dream pop” raffinato e moderno, che si libera dei canoni spazio-temporali, per approdare nel girone delle meraviglie a testimonianza di cosa è oggi la musica pop. Gli Elbow ci dispensano perle di rarefatta bellezza, partendo dall’iniziale “Starlings” regalano un poker da capogiro con “The Bones of You”, “Mirrorball” e lo strepitoso singolo “Grounds For Divorce”. Scemando forse un po’ di ritmo nella parte centrale i mancuniani calano il jolly con “One Day Like This” dove la voce di Guy Garvey dialogando con un crescendo d’archi e supportata da cori quasi da stadio, raggiungono un atmosfera magica. Questo quarto disco degli Elbow non sarà forse un capolavoro ma di sicuro è uno degli episodi musicali più rilevanti di questo inizio 2008. (Maurizio Ciardelli)

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Image"Attack & Release" è il quinto album per il duo di Akron, Ohio, The Black Keys. Se fino ad oggi la loro miscela di blues e garage aveva sofferto del paragone con i più immaginifici White Stripes, questo potrebbe essere il progetto in grado di farli apprezzare per i loro meriti. Il disco ha una genesi peculiare: nasce infatti come una collaborazione, promossa dal produttore hip hop Danger Mouse, con Ike Turner, la cui morte lo scorso dicembre ha lasciato il gruppo con materiale in via di definizione. A volte, però, le circostanze avverse danno buoni esiti; con l'apporto di Marc Ribot e di altri musicisti, nonché della produzione in sordina, ma molto efficace, di Danger Mouse, il suono di Attack & Release risulta denso e i pezzi (a partire dal singolo "Strange Times") colpiscono spesso già al primo ascolto, alternando aggressività ad atmosfere rarefatte, nelle quali il blues degli esordi evolve in nuove direzioni. (Marina Montesano)

CD in vendita da Disco Club al prezzo di € 18,90.

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ImageI Fratelli Radar sono oramai dei veterani. Il loro status tuttavia non comporta, ahimé, plausi assordanti o riconoscimenti ufficiali. Loro hanno semplicemente continuato, per oltre dieci anni, a pubblicare album dopo album di sonnacchioso rock indipendente, o, se preferite, languido folk psichedelico. Sempre fedeli a sé stessi e sempre in grado di azzeccare canzoni ben scritte e atmosfere per nulla scontate. “Auditorium” non porta con sé rivoluzioni o colpi di scena, ma ci ricorda una volta ancora il talento del gruppo, capace di resistere alle sirene della moda sonica del giorno per proseguire un discorso coerente e defilato. Il disco si beve di un fiato, e i singoli brani, più che svettare, contribuiscono a una piacevolissima atmosfera generale, riempiendo lo spazio che ci separa dal prossimo ritorno. (Marco Sideri)

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ImageÈ inevitabile parlare di Jack White raccontando questo disco. Anche se i Raconteurs sono un gruppo e non un vizio laterale del talentuoso White Stripe, anche se JW qui condivide microfono e penna con Brendan Benson che non è certo un novellino, anche se… “Consolers…” è un disco rock che sembra uscito dritto dal 1968: è rock liberato, libero di vagabondare per generi e arrangiamenti alla ricerca di una personale illuminazione. Su tutto si stendono l’ugola (isterica) e la chitarra (pigliatutto) di Jack; irrompono sulle canzoni magari a metà strada, e cambiano toni e umori. Brendan aggiunge una benvenuta sfumatura melodica, con la sua voce leggera e (maggiormente) pop. Album rock, si diceva, definizione che in questo caso comprende: blues, folk, garage, soul e cantilene messicane. Un coerente e luccicante frullatore. (Marco Sideri)

CD in vendita da Disco Club al prezzo di € 17,50.

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ImageRicetta Radiohead anche per i Supergrass, disco gratuito con un mese di anticipo sul proprio sito e poi fuori in tutti i negozi alla modica cifra di 19,90 (evitare questi eccessi e optare per una cosa equilibrata sarebbe gradito). Questo però non va a scapito di "Diamond Hoo Ha", sesto album in carriera per il trio Oxfordiano, e prima bomba brit di un 2008 che si preannuncia caldo. Diciamolo subito, i Grass sono in piena forma e sfornano un album ruvido, rumoroso, chitarroso, che non tradirà i fans, soprattutto quelli che vorranno assaporare questo disco dal vivo. Si parte subito forte con uno dei pezzi più significativi "Diamone Hoo Ha Man" devastante, seguita a ruota da " Bad Blood" dove le sonorità 60/70 e una scelta di suoni e riff sono sapientemente miscelati, "345" ricorda gli Stones, mentre "Whiskey e Green Tea" con le sue chitarre e sax impazziti è forse il pezzo più prepotente.

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ImageIl nome di Sergio Mendes è indissolubilmente legato a “Mas que nada”, il brano (di Jorge Ben) che nel 1966 consacrò definitivamente la bossa nova negli Stati Uniti; un paio di stagioni fa, la versione con i Black Eyed Peas, lo ha riportato alla ribalta: contaminazione tra tradizione e modernità o semplice mancanza di idee? Con "Encanto" il dilemma si ripropone, nonostante la farcitura di ospiti (Jovanotti, Carlinhos Brown, Herb Alpert) e una scelta di brani più che sicuri come ''The Look of Love'' di Bacharach, ''Agua de beber'' di Jobim con will.i.am in versione Sting, una doppia ''Waters of March'' in inglese con Ledisi e in francese con le Zap Mama, una convincente “Somewhere in the Hills'' con Natalie Cole. Ma se non vi serve una compilation per il vostro bar all'ora degli aperitivi lasciate perdere. (Danilo Di Termini)

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