Rock

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ImageFare quello che fanno i Black Mountain, e uscire vincitori, è tutt’altro che semplice. Il collettivo (collettivo veramente, con tanto di tendenze nuovo-hippie) canadese riavvolge il nastro su trent’anni di rock (come in Led Zeppelin, per dire un nome) e lo aggiorna, un pochino, al gusto per la contaminazione che caratterizza gli anni 2000. Dentro “In The Future”, disco numero due, trovate chitarre elettriche acide e aggressive, melodie folk acustiche e delicate, voci che si incrociano, batterie che pestano, atmosfera bucolica e tempeste di rumore. Il tutto, e qui sta il segreto, amalgamato e perfettamente coerente con se stesso. Il disco si crogiola in un misto di melodia (ottima scrittura) e arrangiamento (i suoni sono curati e personali). Un buon inizio anno, guardando sia indietro che avanti. (Marco Sideri)

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ImageLa meritoria persistenza della leggenda di Gram Parsons fa sì che vengano pubblicate in bella confezione queste registrazioni dal vivo utili per gli archivisti, emozionanti per i fan, prescindibili per tutti gli altri. Aprile 1969: Gram ha da pochissimo pubblicato con i Flying Burrito Brothers un disco decisivo non solo per il country-rock ma per il rock tutto come The Gilded Palace of Sin a cui pochi hanno però in quel momento fatto caso. Il gruppo è quindi pressoché sconosciuto quando si esibisce all’Avalon Ballroom di San Francisco per alcuni concerti come spalla ai Grateful Dead (il doppio cd riproduce quelli del 4 e 6 aprile e questo spiega la presenza in doppia versioen di diversi brani). I deadheads in platea ascoltano con scarso interesse senza immaginare che di lì a poco anche il loro idolo Jerry Garcia s’invaghirà di quei suoni in teoria retrogradi. Gram Parsons e i suoi compagni non sembrano troppo compatti (si ascolti la We’ve Got To Get Ourselves Together - un'autoesortazione? - del secondo cd) e anche i brani che sull’album suonano impagabili (Sin City, le due Hot Burrito) qui risultano ancora incerti.

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ImageLa vita può ricominciare anche a 67 anni e, se sei un musicista, è con la musica che ricominci. In anni recenti Levon Helm ha quasi perso la voce (quella con cui cantava The Night They Drove Old Dixie Down ai tempi della Band) a causa di un tumore alla gola e ha perso quasi tutto lo studio di registrazione a seguito di un incendio. Ha ricominciato a cantare, ha ricostruito lo studio, ha inciso Dirt Farmer. E’ un disco in cui Helm ritorna alle origini, alle canzoni imparate da bambino in Arkansas, al suono rurale dell’America che non fa mai notizia. Non è revivalismo alla Dave Alvin (uno bravo, peraltro) e si sente: l’età autorizza Helm a essere lui stesso quel passato, le vicissitudini superate gli consentono di aggiungere una percepibile voglia di suonare, di raccontare e, nella conclusiva Wide River To Cross, di meditare sugli snodi cruciali della vita. In tal senso la scelta del repertorio è esemplare: si va dai tradizionali rivisti in chiave elettrica (False Hearted Lover Blues) o acustica (The Blind Child) a materiale contemporaneo, anche questo in equilibrio fra suoni arcaici (Anna Lee) e attualizzati (The Mountain di Steve Earle). Dal repertorio popolare provengono i due momenti che più ricordano la Band, The Girl I Left Behind e Single Girl, Married Girl, e questo ci conferma un dato: se nel quintetto che amava ricostruire l'Ottocento l'ideologo era Robbie Robertson, l'esperto sul campo era proprio Helm. Detto che poco convincenti sono solo le due compiaciute canzoni di Paul Kennerley dedicate a Jesse James (Got Me A Woman, A Train Robbery), Dirt Farmer va considerato disco splendido sia musicalmente che concettualmente, un continuum di tempi e suoni che suona campagnolo senza essere country, evita il rischio nostalgia, e anzi, riafferma che il futuro del mondo come lo conosciamo è tanto nelle zolle quanto nei microchip. Peccato solo che l'elaborazione fotografica dei quattro musicisti in mezzo al prato fiorito abbia un tocco di irrealtà per non dire di impossibilità. (Antonio Vivaldi)

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The Home Recordings of Rivers Cuomo è una raccolta di inediti e demo tape che spaziano dalle prime esperienze del giovanissimo Cuomo con la chitarra elettrica fino all’ultimo album degli Weezer (di cui è la colonna portante). Solitamente quando si fanno operazioni del genere (scavare nei propri archivi e recuperare materiale “perduto”) o lo si fa per nostalgia o perché si ha un tesoro nascosto da rivelare a tutti. Rivers non ricade nel primo caso, ma non riesce nemmeno a sorprendere e lasciare il segno, come invece era riuscito Frank Black con 93-03. Alcuni pezzi degni dei migliori Weezer ci sono (Le Monade e Superfriend su tutti), ma alla fine la gioia è riservata solo ai collezionisti e agli amanti del genietto del Connecticut. (Giovanni Besio)

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ImageNato in Giamaica nel 1949, arrivato a Londra a 13 anni e cresciuto mentre esplodeva la moda del Northern soul (una ‘mera espressione geografica’ che identifica il luogo d’ascolto, il nord dell’Inghilterra appunto e non un preciso genere musicale), Roy Young dopo aver girovagato i locali di mezza Europa e sfiorato il debutto nel 1980, arriva finalmente al suo primo disco. Il titolo, esplicito omaggio alla patria del blues rurale, di Elvis, ma soprattutto della Stax, non lascia dubbi: un disco di buon vecchio soul, meno riuscito negli episodi più veloci come “The Age Of Sadness “Lamplighter” e “Half Past July” (un brano che sembra uscito da un disco del tardo Al Green) e più convincente nella rauca preghiera di “Everybody hurts” o nel canto dolente di “Don’t call it love”. (Danilo Di Termini)

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Image Cat Power (all’anagrafe Chan Marshall) completa con questo disco il percorso di normalizzazione sonora che ha caratterizzato la sua musica lungo gli anni. Dagli esordi a bassa fedeltà al fianco di compagni di strada come Sonic Youth e Dirty Three, arriva ad accarezzare la classicità definitiva con la seconda raccolta di cover in pochi anni. Questa volta ci troviamo nelle orecchie un lavoro perfettamente compito: andate le riletture (splendide e) audaci per quasi sola voce di allora, “Jukebox” vive di arrangiamenti tendenti al soul su cui Chan intona e gorgheggia impeccabile spicchi di repertori più che blasonati (Dylan, Holiday, Franklin). Una gioia senza riserve per chi predilige il fascino immortale dello standard, con la giusta dose di personalità. Cat Power è definitivamente cresciuta. (Marco Sideri)

CD in vendita da Disco Club al prezzo di € 18,50.

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