Rock

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Image Sinora That Lucky Old Sun ha ricevuto recensioni non troppo positive, forse perché da Brian Wilson ci si aspetta sempre chissà cosa. In realtà “the genius” ha smesso di essere tale 30 anni fa dopo il tardivo e occasionale colpo di coda di Beach Boys Love You. Qualche tempo fa l’uscita della sonica fenice Smile ha riportato il suo nome al centro dell’attenzione: disco bellissimo e magnificamente arrangiato, ma con materiale scritto negli anni ’60, nel magico-tragico momento d’incontro fra ispirazione e paranoia. Ciò detto, per apprezzare That Lucky Old Sun, oltre ad amare i Beach Boys, occorre essere cultori di ciò che è borderline, ciò che non è esattamente come appare (fra l’altro è difficile capire a che epoca risalga il materiale; a precisa domanda l’autore risponde “la musica non ha tempo” ). In questo caso, un lavoro che dovrebbe essere apoteosi, naturale e figurata, della solarità californiana contiene le sue belle ombre, come d’altronde c’era da aspettarsi da  chi è sprofondato in pozzi psichici profondi e ne è risalito pagando un prezzo non piccolo. Siamo dunque nell'ambito del disco a tema, con brani che a volte sfumano uno nell'altro, alcuni recitativi di raccordo (su testi del vecchio sodale Van Dyke Parks) e la title-track, datata 1947 e unica composizione non originale,  a fare da motivo ricorrente. La spensieratezza venata di affettuosa nostalgia dei primi momenti (Morning Beat, Good Kind Of Love, Forever She’ll Be My Surfer Girl) lascia a poco a poco il posto al riafforare dei momenti più difficili della vicenda umana di Wilson, raccontati con un candore impressionante: “Come ho potuto finire così in basso/ Mi imbarazza dirvelo/ Stavo sempre a letto/ Quasi non mi lavavo più la faccia”. Non a caso è da qui in avanti che la musica ritrova, almeno in parte, la fusione fra pop alla Beach Boys e musical alla Sondheim che rendeva grande Smile. Oxygen To The Brain descrive bene lo scatto che dal torpore mentale porta alla voglia di rinascita, così come Midnight’s Another Day spiega in modo struggente quanta fatica costi sconfiggere i fantasmi notturni.

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Image L’albero della libertà è una suggestiva icona di democrazia ideata dal presidente americano Thomas Jefferson. Per garantire al prezioso albero vitalità e saldezza, nulla è più efficace dell’impegno civile. Ne sono consapevoli Paul Kantner e i rinnovati Jefferson Starship il cui ultimo album raccoglie traditionals e brani d’autore di grande afflato etico e sociale. Il risultato artistico è quanto mai convincente. Tuttavia, l’impatto emotivo più forte è dato da una semplice constatazione: I Aint’t Marchin’ Anymore di Phil Ochs, Chimes Of Freedom di Bob Dylan, Pastures Of Plenty di Woody Guthrie non hanno perso la loro capacità di scuotere le coscienze e sferzare la placida ma colpevole indifferenza di molti. E questo è un valore aggiunto innegabile. (Ida Tiberio)

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Image Tracce del suono australiano dei primi anni Ottanta, dai Triffids ai Died Pretty (gli echi di chitarra), e degli Afghan Whigs degli esordi (la voce, qua e là), caratterizzano i newyorkesi Walkmen, poco conosciuti in Italia, ma già autori di diversi LP, tra i quali Bows + Arrows nel 2004 aveva avuto una certa risonanza. Autori di una musica coinvolgente e malinconica, suonata e registrata con una prevalenza di strumentazione vintage, che aggiunge un tono caldo alle loro composizioni, con You & Me i Walkmen compongono un'opera di grande compattezza, nella quale tuttavia alcuni brani spiccano immediatamente: l'atmosferica On The Water, per esempio, o Red Moon, con i fiati e il lento andamento vagamente latino, o ancora The Blue Route, uno dei pochi momenti in cui il suono si fa lievemente più aggressivo. Non un disco rivoluzionario, ma molto gradevole, che con gli ascolti potrebbe crescere ulteriormente. (Marina Montesano)

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Image Una attitudine più "rilassata" è all'origine del nuovo album di Ani DiFranco, dal titolo "RED LETTER YEAR", in uscita il prossimo 30 settembre. 12 i brani che vanno a comporre quest'ultima produzione, scritta nel corso degli ultimi due anni, in cui la sua vita si è arricchita di una nuova "piccola" presenza. Co-prodotto con Mike Napolitano (Joseph Arthur, The Twilight Singers, Squirrel Nut Zippers), con l'apporto dei fidi musicisti Todd Sickafoose (contrabbasso), Mike Dillon (vibrafono, percussioni) e Allison Miller (batteria), RED LETTER YEAR gode anche del contributo della tromba di John Hassel (Brian Eno, Peter Gabriel, Ry Cooder) e di esponenti della scena musicale di New Orleans, (divenuta ormai la seconda casa di Ani DiFranco) come la Rebirth Brass Band, Richard Comeaux (pedal steel guitar) e C.C. Adcock (Bo Didley, Buckwheat Zydeco).

CD in vendita da Disco Club a partire da venerdì 03/10/08 al prezzo di € 18,90.

 

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Image Il nuovo album dei signori scozzesi dello psychedelic rock! 10 tracce che mozzano il fiato, ciascuna avvolta da quella magia sonora unica ed indescrivibile che contraddistingue da sempre i MOGWAI. Disponibile su vinile e in edizione limitata su CD+DVD con speciale
materiale extra, tra cui il film “Adelia, I want To Love”, girato dal mago della Blogotheque Vincent Moon. 

CD in vendita da Disco Club a partire da giovedì 18/09/08 al prezzo di € 18,90.

 

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Image Terzo album per la band di Omaha, Nebraska guidata dal polistrumentista Joe Knapp, storico collaboratore di Bright Eyes. Al nuovo album hanno collaborato anche Kiana Alarid, Neely Jenkins, Jamie e Derek Pressnall, tutti membri dei Tilly and the Wall, oltre a Jacob Thiele dei The Faint assieme a Daniel Knapp, Dereck Higgins, e James Cuato. L’album contiene 13 canzoni , si apre con "A Girl In New York City", sorta di Simon and Garfunkel meets Sergio Mendes, per proseguire con "Legend of Lizeth" dove si spazia dal pop alla psichedelia per arrivare poi con gli altri brani ad atmosfere molto vicine alla musica della serie televisiva Twin Peaks scritta da Angelo Badalamenti.

CD in vendita da Disco Club a partire da giovedì 18/09/08 al prezzo di € 17,50.

 

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