Rock
Lo scorso anno i Cajun Dance Party avevano esordito con due singoli esplosivi, "The Next Untouchable" e "Amylase", che ne avevano fatto una delle band più chiacchierate del 2007. Si attendeva quindi una prova più consistente, che arriva con " The Colourful Life", prodotto dall'ex Suede Bernard Butler. Il quintetto di giovanissimi non delude; il LP contiene i due singoli e una manciata di nuove composizioni molto gradevoli, fra le quali si segnalano almeno le ottime "No Joanna", "Time Falls", "The Hill, The View & The Lights", cantata in duetto con la tastierista Vicky Freund . Se un difetto si può trovare, sta proprio nella blasonata produzione, che smussa gli angoli in modo eccessivo: per esempio nella versione leggermente ritoccata di "The Next Untouchable", resa più 'soft' rispetto all'originale. Ripuliti di qualche leziosità di troppo, i Cajun Dance Party potrebbero rappresentare un nome da seguire con grande attenzione nei prossimi anni, sebbene già l'esordio sia un prodotto decisamente superiore alla media. (Marina Montesano)
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Il neo-folk o acid-folk non ha ancora prodotto il suo nome-guida (né Devendra Banhart né Joanna Newsom paiono volare davvero alti) o il suo disco capolavoro e già il genere rischia di scivolare nei cliché dell’ambientalismo buonista e del catastrofismo sospiroso. Per non parlare di una certa confusione fra vagheggiamento del medioevo storico e timori per quello prossimo venturo. Un buon sunto della questione si ritrova nella musica di Margaret Wienk e del progetto da lei denominato Fern Knight: il lavoro di due anni fa portava il titolo di Music For Witches And Alchemists (roba che neanche le compilation new age…) e questo album eponimo (terzo nella discografia del quartetto) propone la ragazza di Filadelfia fra abiti virginal-sexy, suoni antico-cameristici, voce limpida come da copione e qualche accenno di chitarra elettrica giusto per saldare il debito contrattuale con i maestri folk degli anni ’60 e ’70. Ciò detto, il disco non manca di fascino (specie la conclusiva Magpie Suite), ma suona soprattutto calligrafico e a tratti noioso. Che il difetto stia nel manico, ovvero nell’approccio dei neo-folkers alla musica? No perché Espers, Rachel Unthank e Sharron Kraus viaggiano fra le stesse cupe foreste e visitano gli stessi castelli, però le loro favole sono più avvincenti e qualche brivido lo procurano. (Antonio Vivaldi)
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