Radio Disco Club 65

La mezz'ora dell'Ignoranza di Diego Curcio

L'ultima puntata della (Mezz)ora dell'ignoranza (siete contenti, he?) è dedicata alle cover. "Ma che originalità!" direte voi. E forse avete ragione. Ma l'ignoranza è anche questo. E quindi, bando alle ciance, partiamo con le canzoni e iniziamo con una delle cover più insensate del globo: "Amico" di Don Backy rifatta da Billie Joe Armstrong dei Green Day... che ignoranza!

Una delle prime cover punk di un pezzo pop che abbia mai sentito in vita mia (in realtà si tratta di una pratica assai diffusa) è stata "Stand by me" dei Pennywise. Una vera bomba che, a 15 anni (ma anche dopo), mi faceva letteralmente andare fuori di testa, con quell'accelerazione finale e il ritornello che diceva "fucking stand by me".

Appena l'ho sentita non pensavo fosse una cover, per me era solo il pezzo più punk di "Sandinista!" e ancora oggi è uno dei miei brani preferiti dei Clash: parlo di "Police on my back" degli Equals, rifatta in modo magistrale, con Mick Jones alla voce. Un pezzo che oggi suona sempre attualissimo.

Non potevano manca, neppure questa volta (ma tanto è l'ultima), gli Husker Du. Di cover della band di Mould, Hart e Norton ce ne soon a bizzeffe, ma io vi consiglio un intero album dedicato a loro e suonato e cantato da Franco Zaio. È davvero un disco splendido, che trovate anche da Gian. Questa "Pink turns blue" tratta da Zen Arcade vede la pregevole partecipazione di Francesca Pongiluppi, la Pongi insomma.

Quasi 20 anni fa, era il 2002, NOFX e Rancid hanno pubblicato uno split epocale in cui ognuno faceva le cover dell'altro. Un disco splendido, che ho adorato sin da quando è uscito. Uno dei pezzi più riusciti, sul lato NOFX, è la cover di Radio in versione raggae, da "Let's go" del 1994.

A questo punto non posso che passare all'altro lato dello split, quello dei Rancid, e quindi vi beccate una vera chicchetta: "Vanilla Sex", pezzo ignorantissimo dei NOFX, dal disco "S&M airlines" dell'89.

Anche in questo caso non sapevo che si trattasse di una cover e come succede molte volte direi che siamo ben oltre l'originale. Sto parlando di "I can see clearly now" di Johnny Nash, quindi un pezzo soul suonato in versione punk dagli Screeching Weasel su "My brain hurts" del 1991. Esiste anche una versione reggae a cura di Jimmy Cliff.

Nella mitica compilation "Flower punk rock" del 1995, che faceva il punto sulla scena pop-punk dell'epoca, c'erano due pezzi splendidi dei Fichissimi, che da lì a poco si sarebbero sciolti. Uno era una cover di un brano oscuro degli anni Sessanta: "La ragazza bruttina", che nella versione originale era de I Tipi.

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Nel 1998 i Presidents of the Usa se ne uscirono con un video super divertente e una canzone pazzesca: "Video kill the radio star"- Era una cover, ma io, che ero un sedicenne ancora più ignorante di adesso, non lo sapevo. Il pezzo originale era degli ottimi Buggles e risaliva a quasi 20 anni prima.

"How to clean everything" dei Propagandhi, uscito nel 1993, non è solo uno dei dischi più belli degli anni '90, ma anche del punk-hc in assoluto. Alla fine dell'album la band ha piazzata sta cover senza senso, ma ottima, dei Cheap Trick, "I want you to want me".

Nel 2002 i Good Riddance hanno pubblicato un album di sole cover "Cover Up", che in Italia era stato distribuito dalla Nh-n Records del mio amico Francesco Derchi. In quell'album c'era l'ottima "Come dancing" dei Kinks, contenuta anche nel disco "A comprehesive guide to moderne rebellion" del 1996 sempre dei Good Riddance, naturalmente.

Chiudo quest'ultima puntata della "(Mezz)ora dell'ignoranza" con un classico dei classici: "Viva Las Vegas", pezzaccio di Elvis rifatto dai Dead Kennedys nel loro primo album. Una versione magistrale. Vabbè ragaz, grazie a tutte e tutti quelli che hanno seguito questa maratona radiofonica e hanno perso qualche mezzora dietro alle mie cavolate. Grazie a Gian, a Dario e a tutti i quelli che hanno proposto su questa pagina i loro programmi. Ci si vede in giro! Viva Disco Club!

Profumo di colla bianca di Mauro Costa

Ben ritrovati da Mauro 'Stellameringa' Costa tra una domenica che sta per finire e un lunedì che sta per principiare.

Puntata questa tutta dedicata al progressive (e derivati) italiano mentre la prossima, l'ultima prima delle vacanze estive, sarà interamente indirizzata a quello estero.
Partiamo subito quindi senza ulteriori indugi verso la prima proposta di questo nuovo incontro che si preannuncia piuttosto lungo.

Contrariamente al parere generale, trovo poco consono il primo lp dei 'Latte e Miele' 'Passio secundum Mattheum' e appena ascoltabile il successivo "Papillon": due opere pretenziose, sconclusionate e con una produzione appena passabile. Reputo invece il loro terzo ed ultimo album degli anni settanta 'Aquile e scoiattoli' un ottimo lavoro molto ingiustamente sottovalutato.
La produzione stavolta è davvero buona, avevo letto da qualche parte che decisivo in tal senso sia stato lo zampino dei fratelli De Scalzi, ed anche i testi sono insospettabilmente interessanti se rapportati alle pretenziose e spesso logorroiche liriche messe in pista da una consistente fetta di gruppi prog italiani.
In questo caso grande merito va al bassista Massimo Gori che ne è l'autore.

L'anno d'uscita è il 1976 sicuramente fuori tempo massimo per un qualsivoglia feedback di riscontro e musicalmente non si può definire un album squisitamente "progressive" perchè non totalmente inquadrato negli "stilemi" del genere, almeno per l'intero lato A.
Diciamo allora che 'Aquile e scoiattoli' è un felice connubio tra fantasia, buon gusto, tecnica e cuore un po' come sarà successivamente, e ancor più fuori tempo massimo, 'Forse le lucciole non si amano più' de La Locanda delle Fate.
Purtroppo , ma non totalmente per colpa loro, i successivi 45 giri prenderanno una piega decisamente commerciale che li porterà a Sanremo ma anche ad un tristissimo e rapido declino, fino alla resurrezione dei nostri giorni con l'ottimo lavoro ' Paganini Experience'
Ascoltiamo quindi, da 'Aquile e scoiattoli' la magnifica ' Menestrello'

'To Allen Ginsberg' è un album misconosciuto e semplicemente fantastico. Non ci sono molti esempi in Italia di psichedelia simile a questa prodotta dall'ensemble 'Living Music'ed è incredibile che ancora oggi sia rimasto sottotraccia quando assurgono a capolavori anche certe ristampe di prog italiano di qualità artistica perlomeno discutibile.
I 'Living Music', i cui testi sono ispirati da una delle figure carismatiche della "beat generation" Allen Ginsberg, sono capaci di spaziare dal free jazz, alla west coast, alle litanie indiane filtrando il tutto ed assemblando magicamente variegati linguaggi in maniera da non cozzare tra loro, ma da interagire... un po' come, ammirando la cattedrale di Palermo, ci si ritrovi a pensare come mai stili così differenti possano stare anche così magicamente insieme.
'To Allen Ginsberg' è un album senza tempo e senza patria, incredibilmente sospeso al di sopra del tempo e delle mode per non invecchiare mai, ma così facendo paga severamente lo scotto di non poter emergere per essere riscoperto, ed eventualmente celebrato, neppure per merito di un'effimera moda di passaggio.
Non successe nemmeno nel 1973 figuriamoci se può succedere oggi.

Osage tribe, un altro dei gruppi più sottostimati del prog italiano, è per due terzi genovese e per un terzo barese (i due terzi si uniranno poi al grande batterista Franco "Dede" Loprevite per formare il gruppo tutto genovese "Duello Ma dre")
A mio parere un certo scetticismo verso il gruppo trova in Franco Battiato il maggiore colpevole che, una volta proposto il gruppo alla Bla-Bla di Pino Massara, canta due loro dimenticabili brani usciti su 45 giri, e poi si defila per intraprendere una ben più interessante carriera solista.
A dispetto della copertina a dir poco incredibile, quel 45 giri è davvero brutto e non certo rappresentativo del loro sound.
Invece il 33 giri intitolato 'Arrow Head' (Punta di freccia) è fortunatamente di ben diverso spessore e raggiunge l'eccellenza specie nella seconda facciata, dove i due brani hard rock contaminati prog, che a me ricordano abbastanza i Garybaldi, sono assolutamente degni di nota.
Qui vi propongo quello che apre la facciata e probabilmente il migliore 'Soffici Bianchi Veli'.
Da riscoprire.

Abituati a ricordare solo qualche lato della carriera del grande Nino Ferrer che va dal commerciale di 'Donna Rosa' (dichiaratmente per sbarcare il lunario) alle splendide e funkeggianti esplosioni come in 'Vorrei la pelle nera', spesso ci dimentichiamo del suo lato "progressivo". Eppure nel 1972 Nino ha dimostrato la sua predisposizione musicale a 360 gradi facendo uscire un lavoro dal titolo 'Metronomie' che, soprattutto nella prima facciata, risulta essere un parto di genere davvero niente male. Ad esempio Il primo brano, dal titolo omonimo è una suite di oltre nove minuti che presenta strane e precise influenze; per buona parte sembra di ascoltare un sunto delle cose migliori di Emerson, Lake & Palmer, poi improvvisamente il sound muta in un pattern psichedelico caro ai primi Pink Floyd per poi sfociare in un finale che ricorda incredibilmente alcuni brevi frammenti de 'il Giardino del Mago' del Banco.
Alle tastiere l'ottimo Giorgio Giombolini
Un lavoro sorprendente.

Veniamo adesso a qualche cosa di molto recente e in aggiunta giochiamo in casa. Ecco allora che non si può prescindere da ascoltare un estratto dal nuovo cd 'Istinto' dei genovesi 'Jus Primae Noctis'.
Intanto cominciamo col dire che è un concept album bipartitico, cioè che sottende la divisione logica di un concetto in due nuovi concetti che ne definiscono l'intera estensione; il tutto ha origine dalla emblematica copertina che se vista vista per diritta rappresenta qualcosa di molto simile ad un forcone, ma se andiamo a rovesciarla la figura risulta semplicemente essere uno sgabello.
Parallelamente ci sono brani, come 'La prima volta che ho visto la luce', che parlano della nascita di un figlio dall'improbabile punto di vista del neonato od altri, come 'Nel buio', dove il feto ben al sicuro nel ventre di donna viene stimolato alla nascita da una madre desiderosa di generare una nuova vita.
Ci sono brani che s'intitolano 'Maria', ovvero il nome più tipicamente materno per
definizione, per raccontare invece di un parricidio.
Ci sono brani come 'Gli Aquiloni' che, per consentire la digeribilità ottimale di un album
non sempre solare, intervengono alla bisogna come conviene a un sorbetto in un pranzo
particolarmente impegnativo (un po' la funzione che aveva 'Non mi rompete' nel
capolavoro del Banco del Mutuo Soccorso).
Noi ci andiamo ad ascoltare 'Quarto' che, a onor del vero, era già edito in precedenza ma in una versione decisamente meno impegnativa. Qui è stato riadattato nel nuovo contesto e parla di follia vista da chi folle non si crede, probabilmente desideroso di stare
in una dimensione parallela dove i folli sono gli altri.
La location del video girato per la promozione del brano è da brividi: l'ex ospedale
psichiatrico di Genova Quarto è visto come luogo di emarginazione e non di cura che lede
la dignità umana; sono i principi fondamentali alla base di tutte le rimostranze di Franco
Basaglia che alla fine hanno portato alla chiusura di questi luoghi di detenzione dell'animo.
Uno dei migliori lavori del 2020.

Non ci sono bandiere bianche o centri di gravità permanente che tengano, il miglior Battiato è quello dei primi 4 album pubblicati su etichetta 'Bla Bla' che iniziano con 'Fetus' e terminano con 'Clic', titolo che è quasi una dichiarazione d'intenti.
In mezzo ci sono gli altri due capolavori, 'Pollution' e 'Sulle corde di Aries'.
Ed è proprio da quest'album che ci apprestiamo ad ascoltare il lunghissimo brano, forse il capolavoro assoluto di Franco Battiato, dal titolo 'Sequenze e Frequenze'
Inutile spendere troppe parole a riguardo perchè l'ascolto di questo incredibile pezzo è un'esperienza unica,e quindi differente, per chiunque intenda approcciarne seriamente l'ascolto. Se l'avessero fatto i Pink Floyd o i Can oggi si parlerebbe di capolavoro planetario, l'ha fatto Franco Battiato e sempre di capolavoro si tratta sebbene in una dimensione più intima. E credo, in tutta onestà, che non si possa finire meglio una puntata dedicata al genio italico.
Ci si sente, bontà vostra, domenica prossima e naturalmente... Prog on!

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