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La globalizzazione, qualunque cosa essa sia, ha reso tutto immediato, possibile: hic et nunc, sempre. In musica, grazie alla contemporanea scomparsa del supporto, ciò ha significato che qualunque brano venga suonato nel pub più sperduto della Scozia o registrato nello studio più esclusivo di Nassau, un secondo dopo può essere disponibile per chiunque e ovunque (e anche gratuitamente, ma questa è un'altra storia). Secondo molti questo toglie un bel po' di fascino a tutta la faccenda: "vuoi mettere quando i dischi bisognava cercarli nei negozi in cui arrivavano 'd'importazione', poche copie misteriose, per gli adepti del culto?" E se hai tutto a portata di mano, non è forse facile distrarsi, farsi sfuggire la rivelazione dell'anno e affogare nel mare magnum del banale luccichio da bigiotteria?ida
Poi una sera di quasi primavera al cinema c'è "Ida", un film polacco di Pawel Pawlikowski, un bianco e nero che parla d'identità, vocazione e Olocausto. Non c'è da stare allegri in apparenza. No, ma nel seguire le vicende della giovane novizia che sta per prendere i voti nella Polonia comunista (ma iper-cattolica) degli anni '60, si finisce in un albergo dove si esibisce un quartetto jazz con tanto di cantante: per il pubblico ecco serviti un po' di successi rock'n'roll, da "Ventiquattromila baci" (1961) a "Guarda che luna" (1959), con un evergreen come "Love in Portofino" (1959), perché anche vicino Lublino si balla volentieri abbracciati. A fine serata, quando già le sedie sono sui tavolini, il gruppo si rilassa e per il puro piacere esegue una bella versione di "Naima" (1960) di John Coltrane. Più avanti la sentiremo anche in versione a 45 giri (o forse è un ep con quattro pezzi?); e toccherà anche a "Equinox" (1960), ancora eseguito dal gruppo, in felice congiunzione temporale con l'equinozio che quest'anno cadrà il prossimo 20 marzo. Insomma al di là di qualche forzatura è plausibile che in Polonia in quegli anni si ascoltasse quella musica, come da noi, se non addirittura un po' prima (per chi avesse dei dubbi segnaliamo un bel disco di Don Ellis, straordinario trombettista e innovatore, uscito proprio in questo periodo, inciso con il trio di Wojciech Karolak dal vivo al National Philharmonic Concert Hall di Varsavia il 27 ottobre 1962). Così vien da pensare che la globalizzazione in fondo c'è sempre stata e se si voleva cercare la bella musica, c'era sempre il modo di trovarla. E forse invece di rimpiangere il bel tempo che fu, si dovrebbe provare a farlo un po' di più.

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