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Il titolo dell'ultima newsletter della National Public Radio (se non sapete cos'è e vi piace la musica, fateci un salto: www.npr.org/) recita testualmente: "The Legend Of Linda Perhacs". M'incuriosisco e vado a leggere la sua storia: alla fine degli anni '60 LindaLinda Perhacs 1 vive in una sorta di comune dalle parti di Topanga Canyon in California; nel frattempo continua a lavorare come igienista dentale in uno studio di Beverly Hills, dove incontra, in qualità di paziente, Leonard Rosenman, uno che a sentir lui lavora a Hollywood come compositore di colonne sonore (non mente, tanto che qualche anno dopo vincerà un paio di Oscar e raccoglierà svariate nomination). Linda gli fa sentire un demo e lui la porta in studio; nasce così "Parallelograms", un album passato completamente inosservato all'epoca (se pensate che la concorrenza era Grace Slick e Joni Mitchell, capirete perché), ma ristampato qualche anno fa in cd e vinile. Nella mail c'è anche una bella intervista a Linda Perhacs, che racconta il suo secondo disco "The Soul Of All Natural Things", inciso oggi, a quarantaquattro anni di distanza. Vado su Spotify: ci sono tutti e due; inizio l'ascolto e, distrattamente, vago tra le copertine dei dischi che potrebbero piacermi, consigli che l'applicazione dà in base a qualche algoritmo, ai quali generalmente non presto particolare attenzione. Linda Perhacs 2Stavolta mi colpisce un nome. Silvia Perez Cruz. Non so chi sia, forse la copertina (una foto virata seppia di una donna abbracciata a un contrabbassista) evoca altri titoli (a pensarci adesso, un bel disco di Sheila Jordan ha una cover simile); clicco e le note di "Debi Llorar Giraldo", un brano del cantautore cubano Pablo Milanes, mi affascinano e mi costringono all'ascolto. Intanto curioso in giro e scopro che è sua la splendida voce che punteggia un film che ho amato molto, "Blancanieves", una pellicola del 2012 diretta da Pablo Berger, tratta dalla celebre fiaba dei fratelli Grimm, rivista in chiave gotico-drammatica e ambientata nell'Andalusia degli anni venti. Grazie a una mail e a Spotify ho scoperto un sacco di cose interessanti. Quasi quasi condivido su Facebook; apro la pagina e vedo un post del mio amico Fausto Meirana; è un link a una recensione su www.tomtomrock.it (altri amici) di una tizia che non ho mai sentito nominare, Angela Olsen. Invece scopro di averla vista dal vivo insieme a Bonnie Prince Billy e le parole di Fausto mi convincono: un altro ascolto. Così penso che il connubio tra tecnologia, curiosità e un bel parco di amici che ti aiutano ad orientarti nel mare magnum di oggi, è proprio una bella combinazione. Se poi avete anche un negozio dove trovare questi titoli, il gioco è fatto. Tout va plus.

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