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Il Natale mi piace. Un po' per spirito di contraddizione, in giro non si fa che sentire di gente che è stufa dell'albero, del presepe, delle cene coi colleghi, dei parenti, dei regali, delle tombole, dei pranzi e delle cene. Tutte cose, a pensarci bene, con le quali conviviamo tutto l'anno (albero e presepe esclusi, ça va sans dire) e non si capisce perché a Natale improvvisamente ci facciano saltare i nervi. commensaliE mi piace perché mai come nei giorni che precedono l'evento, i negozi di dischi (quelli rimasti) si popolano di personaggi improbabili, visibilmente a disagio, ansiosi di risolvere il problema di un regalo con modica spesa e limitata perdita di tempo. La signora che cerca il disco per il nonno ottantenne appassionato di jazz, quella chic ma gentile, che vuole la compilation di musica da sottofondo, il figlio che cerca il disco di rock per il papà che da trent'anni viene in quel negozio lì, il signore che cerca una cassetta per l'anziana zia (e di fronte alla scoperta che le cassette non esistono più, si risolve a regalarle un cd e anche l'apposito lettore); e tutti quelli che per sicurezza regalano un buono "che così poi lui si sceglie le cose che gli piacciono di più". E mi piacciono anche le vetrine dei negozi di dischi (quelli rimasti) perché si riempiono di facce anche loro mai viste nel resto dell'anno, tutte con i loro ultimi prodotti preparati apposta per essere venduti in questi quindici giorni qui. Alcuni dichiaratamente, come Mario Biondi che non si vergogna di giocare con le parole del titolo (forzando la pronuncia di Mario in inglese il titolo diventa Merry Christmas"); o come l'implacabile Mina che confeziona un "Christmas Song Book" destinato a rimanere inascoltato come tutti i suoi ultimi venticinque dischi; altri, meno espliciti, si limitano a riciclare l'ennesima raccolta (così Celentano, l'inutile Jovanotti, la Pausini) o a sfornare il disco che commuove (la Mannoia, con "A Te", tutto di canzoni di Lucio Dalla) sicuri di sfangarla per una volta ancora. E infine il Natale mi piace perché quando passo una giornata in un negozio di dischi (a Genova, quello rimasto) a vedere la gente che entra per la prima volta, sto lì a commentare con i soliti sfaccendati e amici di sempre, proprio come al Bar Sport. Poi me ne torno a casa con i miei acquisti, nuovi, usati, ellepi e cd, e aspetto il Natale, mentre tutti si tormentano con il pensiero di quanto sia depressiva questa festa e comincio ad ascoltare, beato e solingo.
Buon Natale Disco Club.

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