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"Una libreria che chiude è un negozio che chiude, il Comune non può sostituirsi ai clienti che mancano". "Una libreria non è un negozio, è uno spazio di libertà". Nel migliore dei mondi possibili solo una di queste due affermazioni, la prima del sindaco di Genova Marco Doria, l'altra di Stefania Pagliero, una semplice cittadina, sarebbe autentica. Invece lo sono entrambe e insieme a queste anche la maggior parte delle affermazioni apparse su Facebook. C'è la cantautrice Roberta Barabino a cui "dispiace moltissimo, mi fa arrabbiare e mi spaventa anche, ci sono luoghi, come le librerie (soprattutto quelle curate e gestite con passione come questa) che dovrebbero ingigantirsi, moltiplicarsi e non sparire;booksinthecasba c'è Federico Tixi che un po' se la gode perché "una volta, tipo più di dieci anni fa...Avevo pure la tessera e spesso compravo pure. ricordo che un pomeriggio...il titolare si piazzò a pochi metri da noi, semplici studenti universitari lì per comprare un libro, a fissarci, controllando che non trafugassimo nulla. Piuttosto infastiditi da tale diffidenza ce ne uscimmo pure un po' incazzati. Io, da quel pomeriggio, non misi più piede in quell'esercizio". Sulla pagina "Quelli che..vorrebbero salvare la libreria Assolibro di Via San Luca" ci sono i ricordi dello scrittore Bruno Morchio e del suo primo Bacci Pagano presentato proprio in quei locali, c'è Battistina Dellepiane di Libro Più Pontedecimo che (si) domanda "come mai non ci sia stata nessuna sollevazione popolare quando hanno chiuso nei quartieri periferici la Libreria di Palmaro, il Libraio di Bolzaneto e la Elledici di Sampierdarena e magari altre che non sappiamo". C'è anche quello che semplifica e afferma "Basta cINESI SIAMO STUFI...". perché pare che la libreria chiuda per far spazio ad un take away cinese. E ci sono i pragmatici che dicono semplicemente "andiamo lì e compriamo un libro". Il bello della faccenda che se provate a sostituire libreria con teatro, negozio di dischi, cinema o qualsivoglia 'lavoro' culturale, i termini della questione non cambiano, senza riuscire, in questa prospettiva, a risolverla. E allora cambiamo città: ieri a Milano nella Libreria del Mondo Offeso, arrivata recentemente nella Chinatown locale (rassegniamoci, i cinesi sono dappertutto) il giovane scrittore Paolo Cognetti legge brani del suo ultimo libro "Sofia si veste sempre di nero" (MinimumFax). Al termine presentazione e degustazione gratuita di vini della caffetteria che aprirà a metà aprile. È il primo appuntamento della rassegna "SABATO LORO SHOPPING, NOI... READING", in cui la contrapposizione Noi/lLoro è risolta tra i meschini che passano il sabato pomeriggio a fare spese (la Milano da bere che riaffiora tra le boutique di via Montenapoleone e quelle che bevucchia tra le grandi catene di piazza Duomo) e gli altri illuminati che invece ascoltano letteratura sorseggiando un bicchiere di vino (magari prodotto nelle terre confiscate alla Mafia). E allora ecco un brano tratto dall'ultimo libro di Salman Rushdie: "Andò con Ian McEwan a ritirare un po' di cibo thailandese d'asporto per la cena. Al ristorante, da Chinda, la signora disse: "Sa chi lei sembra?" Sembra uomo che ha scritto quel libro". Sì, ammise sono io. "Bene" disse la donna. "Io letto il libro, piace, poi lei scritto altro libro, ma non letto. Quando lei chiamato per ordine, ordinato manzo e noi pensiamo che forse è Billy Joel, ma no Billy Joel viene il martedì". Insomma, a volte la cultura capita di trovarla dove meno te l'aspetti - in un take away (thaiandese o cinese, che differenza fa?) - e magari scoprire che dove dovrebbe essercene tanta, tra le foto in bianco e nero di Scianna o Salgado, tra i libri di Simenon e Mo Yan (sì, il premio Nobel 2013 è cinese, ve l'ho detto, sono dappertutto) a volte ce ne può essere un po' meno di quello che dovrebbe.
P.s.: a scanso di equivoci compravo da Assolibro e con Fabio chiacchieravo anche di Roma e Inter; e ho comprato anche ieri alla Libreria del Mondo Offeso. Invece da Books in the Casbah che ha regalato il titolo a questo articolo e che purtroppo ha chiuso qualche tempo fa, ho comprato solo una volta e spero che Fabio Marabotto mi abbia perdonato.

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