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Il 2012 è stato un anno cruciale per il mercato musicale: per la prima volta dal 1999 le vendite di tutto il comparto hanno ricominciato ad aumentare. Certo si tratta di una crescita dello 0,3%, niente per cui stappare casse di champagne, ma il trend è tornato positivo e di questi tempi basta poco a far riprendere colore agli asfittici manager che governano (o credono di governare) i destini della musica. In seguito al rapporto della Federazione internazionale dell'industria fonografica (IFPI, che rappresenta 1.400 compagnie di tutto il mondo) i ricavi globali sarebbero passati da 16,4 miliardi di dollari nel 2011 a 16,5 nel 2012; Frances Moore, il presidente, ifpiha avuto la faccia tosta di dichiarare che "siamo sulla strada della ripresa, grazie all'industria della musica che ha saputo adattarsi al mondo di internet". Dove per esemplificare il concetto di "saputo adattarsi" bisogna ricorrere all'immagine di qualcuno che sul ciglio di un burrone e sotto la minaccia di un fucile a canne mozze conviene con il proprietario dello stesso sull'opportunità di adeguarsi alle sue richieste. Le major discografiche non hanno fatto che annaspare dietro ai cambiamenti innescati dalle nuove tecnologie, sacrificando sull'altare del profitto immediato prima gli acquirenti/appassionati (dei musicisti non glien'è mai fregato niente), poi abbandonando al loro destino negozi (democraticamente, senza fare eccezione, prima i piccoli, poi le catene), esultando perché nel 2012 le entrate provenienti dal digitale sono cresciute del 9%, raggiungendo il 34% del fatturato totale e compensando il declino della vendita di cd e dischi. La situazione ricorda, e molto, quella della sinistra italiana che da circa 25 anni anni brancola nel tentativo di intercettare le nuove istanze della società che cambia, rimanendo al contempo saldamente ancorata alle proprie poltrone più che ai propri principi (finanziamento pubblico ai partito, abrogato per via referendaria, ma strenuamente difeso anche in campagna elettorale, vi dice niente?). E che rivendica di essere la prima coalizione alla Camera (29,55% a 29,18%: + 0,37%, roba da far impallidire l'esultanza dei discografici), adotta Gianna Nannini come inno del partito e cita in un'intervista a Repubblica Vasco Rossi, per rispondere agli insulti di Beppe Grillo: "fottitene dell'orgoglio". A quando le primarie su iTunes?

Top ten del mese

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