Il Diario di Disco Club
Diario del 2 marzo
Dalla piazza di Cesino (dove sono nato) si possono vedere le frazioni che compongono il comune di Ceranesi, tra le altre San Martino di Paravanico che si arrampica su per la strada che porta ai Piani di Praglia, una piccola Svizzera a due passi dal centro di Genova. Da lì arriva questa mattina un nuovo cliente, "E' lei che ha parlato col bar Ligure di Pontedecimo?", con questa domanda incomincia una tribolazione di più di mezzora. "Sì, volevano sapere se si trova un cd, non mi ricordo quale", "Era per me, cerco il disco con la canzone Heaven degli Eurogliders"
Via si parte col primo giro, computer, database olandese, "Ecco è nel secondo disco, ma è difficile che arrivi, oppure in questa raccolta", "Mi fa vedere i titoli?", "Sono questi", "C'è Heaven?", "Sì, te l'ho detto, è il quinto pezzo del Best". Legge, ma non sembra troppo convinto.
Secondo giro. "Senta, ma io vorrei il disco del 1984, c'è Heaven?", "C'è, ma non arriva", "Mi fa vedere i titoli?", guarda "Vede! E' il primo pezzo, voglio questa!".
Terzo giro. "Ti ho detto che non si trova", è un mio quasi compaesano e tengo duro. "Vede, per la prima volta Heaven l'ho sentita a Videomusic; se lo ricorda Videomusic? E' un programma del 1984, presenta Gerry Scotti", "Gerry Scotti?!?", "Sì, sì, all'inizio era lui e aveva detto che questo disco era tutto bello"; lascio perdere l'improbabile Gerry Scotti e ribadisco "Il primo non c'è". Ragazzi, non è che nella Valpolcevera la televisione sia arrivata con 32 anni di ritardo, a Cesino nel 1954 ho visto nel circolo del dopolavoro, nell'ordine, la finale dei mondiali di calcio Germania – Ungheria, l'ingresso dei bersaglieri a Trieste e, l'anno dopo, le "curve" di Abbe Lane, almeno fino a quando Don Pertica non entrava nella sala e staccava la spina, e il tutto in diretta.
Quarto giro. "Mi hanno detto che sul computer si trova", "Può darsi, prova su Amazon", "Proprio questo nome mi hanno fatto, ma io non ho il computer (m'immagino bene che se a San Martino di Paravanico i programmi del 1984 si vedono adesso, per il computer c'è ancora un po' d'aspettare), poi si deve pagare con la carta di credito e io non ce l'ho (figuriamoci). A proposito mi hanno detto che su questo Amazon si trova tutto. Io cerco un porta carta igienica, ma non di quelli di adesso, di quelli di una volta, di trent'anni fa (e ti pareva), non si trovano da nessuna parte, Amazon li avrà?", sono abbastanza provato, ma è un quasi compaesano, "Non credo proprio". "Ah, a proposito (di nuovo!), ha mica un bagno?". Questo è troppo, compaesano o no, "No, noi andiamo nel bar vicino", bugiardo, va bene, ma magari questo è abituato ai bagni fuori casa di tanti anni fa. "Mi tiene questo foglietto?", mi lascia un pezzo di carta sul quale ha scritto This Island e Essential ed esce.
Quinto e ultimo giro. Ritorna, ma sapete dopo quanto? Venti minuti, ho fatto bene a non lasciargli libero accesso al nostro pulitissimo bagno. La seduta però gli ha portato consiglio, "Guardi, lasciamo perdere quell'Amazon, mi ordini la raccolta", "Bene" è fatta, "Però", non è fatta, "Prima mi faccia vedere i titoli, si può?", "Te li ho già fatti vedere", ma è un quasi compaesano, glieli faccio di nuovo vedere. "Va bene, mi ordini questo" e vai!! Mi lascia per avvisarlo il numero del telefonino, belin questa iattura è arrivata anche a San Martino di Paravanico!
Diario del 26 febbraio
E' anziana, più o meno come me, guardandola bene direi più. Non saluta, io, educatamente, "Buon giorno", lei risponde con un ghigno/sorriso. Non guarda i dischi ma verso l'alto. Il suo sguardo s'imbatte nella radio pre-guerra mondiale, che fa bella mostra di sé in cima a un mobile, finalmente sento la sua voce, con un tono sognante "Me la ricordo la radio". Va oltre arriva in fondo al negozio e si accorge che ci sono anch'io (pur non guardandomi), mi indica un quadro, "Questo è in vendita?"; non capisco a cosa si riferisca, la raggiungo, è una foto, "No, l'ha scattata mia figlia in un suo viaggio a Montreal". Non da segno di aver capito e torna ad ignorarmi. Finisce il giro e si avvia verso l'uscita, sempre senza salutarmi. Si blocca sulla porta e guarda le foto esposte sul retro della vetrina (queste scattate da me negli anni sessanta). Alla fine mi guarda e chiede, "Questo grattacielo nella foto dove si trova?", io "E' questo", indicando il palazzo prima del nostro, lei si innervosisce "Mi sembrava un altro", io, ancora gentile, "No, vede è in via San Vincenzo", lei "Mi sembrava quello di Pammatone", io "Pammatone? Piazza Dante", lei, sempre più irritata, "Ma no, quello di Pammatone", io, ancora paziente, "A Pammatone non ci sono grattacieli", lei, sull'orlo di una crisi di nervi "Cosa dice? C'è, eccome", io "Intende quello dove c'era l'Italimpianti?", "Certo, è 15 piani!", io "Questo è 21 ed è un grattacielino", mi sembra particolarmente sensibile all'argomento e, siccome mi sono stufato di essere gentile, affondo il coltello, "Quello è un palazzone", infatti non apprezza, s'imbestialisce, "E' un grattacielo, è il grattacielo G., lo ha fatto costruire mio padre!!!". Peccato, se ne va borbottando (sicuramente insulti nei miei confronti), peccato perché volevo aggiungere "Alla fin fine il palazzo dove abito è di 12 piani, un mezzo grattacielo. Se si considerano anche questi, Genova è una piccola Manhattan".
p.s. In realtà il grattacielo G. è 19 piani, meno male che la signora non lo sapeva....
sotto, foto di Montreal e del "grattacielo" in costruzione, scattata da me dalla cucina di casa (abitavo in stazione, ma non... nella sala d'attesa).
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