E quattro: comincia ad avere spessore la discografia di questo trio multikulti con base a New York, ma radici sparse e raccolte ovunque, soprattutto da zone calde del Pianeta: i Balcani e il Medio oriente, ad esempio. Tom Yosef, Tamir Muskat e Ori Kaplan non sono solo giramanopole accorti: sono anche e soprattutto ottimi strumentisti. Come hanno dimostrato anche in concerto a Genova. Che poi vi piaccia (vi interessi?) o meno questa miscela torrida ed in alcuni punti invece algida di beats elettonici, voci campionate, fiati e chitarre morriconiane, echi di brass band e groove profondi dal basso è problema riferibile solo ed esclusivamente ai vostri gusti personali: sta di fatto che la miscela è creata con grande intelligenze ed architettura costruttiva sapiente, e funziona. Tutt'altro che innocui e danzerecci i testi: si parla di Occupy Wall Street, delle proteste sociali in Israele, della Primavera araba, di finanza paranoica, e via citando. (Guido Festinese)






