Artisti italiani
Il testo che intitola il disco e dà nome e gruppo va subito riportato: “Lungo l'Arno silenzioso /sedevano amari/due pescatori solitari/Tra bottiglie ed immondizie/ tacevano ignari/ godendo/ piaceri proletari”. Se siete ancora orfani per la mancanza di Piero Ciampi, se i “disperati intellettuali e ubriaconi “ di Rondelli fanno parte del vostro Dna, non perdetevi i Piaceri Proletari. Che poi sarebbero quei due spiritacci di Giulio Bracaloni e Matteo Torretti, peraltro anche ottimi frequentatori di corde grandi e piccole, qui in compagnia di sette musicisti eccellenti con fiati, ritmica e fisarmonica che fanno del loro meglio per fare del loro peggio, ovvero cercare di suonare come se fossero a un incrocio trafficato. Canzoni oblique e sbilenche, lampi d'umanità stranita trovati scavando nella raccolta indifferenziata, poesia di strada e strade di poesia. Per di più il disco è stato realizzato, parole loro, con “elemosine on line”, la fase sottoproletaria del crowdfunding, in pratica. Uno spasso, insomma. (Guido Festinese)
Ci sono musicisti che proprio non hanno bisogno di petizioni di principio o di difensori d'ufficio. Depone a favore la loro stessa vita di lavoro con le note, magari incanalatasi in rivoli e derive non previste, tutte degne di attenzione, comunque. E attenzione Pivio ne ha meritata parecchia, grazie anche al sodalizio ormai “storico” con Aldo De Scalzi, premiata ditta colonne sonore di innegabile fascino, e qualche sortita laterale al mondo dei pentagrammi costruiti per scorrere assieme alle immagini, e creare emozioni e racconto. Dunque Pivio può rivendicare una carriera solista ed affidabile, una competenza tecnica decisiva, una fantasia sbrigliata e attenta assieme. Però, quando scrive per sé, soprattutto, Pivio torna ad essere il ragazzo magro e un po' dark che in una Genova assai più livida di trent'anni fa e oltre sincronizzava i battiti cardiaci con quelli di Berlino, nel momento in cui anche il Duca Bianco s'era fatto una bella scorpacciata di suoni sintetici, elettronica applicata alle canzoni e “eroi per un giorno” attorno al Muro che divideva la città non ancora capitale della tendenza. Erano ribelli anche loro, quelli che maneggiavano sintetizzatori e vocoder, primordiali VCS3 floydiani e mellotron sempre ai limiti della stonatura e, naturalmente, chitarre elettriche. Avevano in uggia certo gigantismo malato che intorbidava le acque stagnanti del prog rock, erano punk con uno stile superiore. Vedi alla voce Sylvian o Joy Division. Prendere o lasciare. Tutto questo Pivio l'ha rimesso in circolo per costruire il suo disco d'epoca che invece esce qui e ora, con l'aiuto di Andrea Maddalone, Giampiero LoBello, un assortito ensemble di esperti archi liguri, il vecchio amico Marco Odino. Ogni brano avrà il suo videoclip, la somma del tutto sarà anche un film. Bella scommessa. “Prospettive zero/ passo la vita sottoterra./ Le generazioni ti passano accanto /e il sipario è sempre troppo corto per le mie storie”, canta in I'm Not Gloing Anywhere. (Guido Festinese)
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