2020 parole
| 07 Aprile 2020
Il jazz (e la musica) che ci pare e piace
8.4.20 Dove si parla di come riorganizzare la collezione di dischi. E anche il sito dell'INPS..
In questi giorni, in cui si rimette mano a parti della casa abbandonate da decenni, ha ripreso a girare un vecchio articolo apparso su magazine.vinylmeplease.com, dal titolo The Definitive Guide To Organizing Your Record Collection. Il contenuto è molto più morbido e si parla semplicemente di consigli, dieci metodi tra i quali ognuno è libero di scegliere quello che più gli aggrada. Ovviamente si può anche decidere di non organizzare la propria collezione di dischi; in molti lo fanno, ma non li farei rientrare tra gli appassionati di musica, così come coloro che si limitano a inserirli per ultimo acquisto o ultimo ascolto (è evidente che il sistema alla lunga non funziona). Tra le varie possibilità ci sono l'organizzazione per genere (anche qui, balza subito agli occhi, non è sufficiente: immaginate i dubbi al momento di decidere dove sistemare un disco dei Lounge Lizards o degli Area?), per titolo dell'album (ma chi se li ricorda?), per colore (roba da interior design). C'è una celebre scena di Alta Fedeltà in cui Joan Cusack organizza i suoi dischi secondo la sua autobiografia, il momento cioè in cui sono entrati nella sua vita. Affascinante! Peccato che fuori dalla finzione scenica non funzioni: a parte qualche circostanza storica (il disco dei Cockney Rebel che mi regalò mio zio insieme al mio primo impianto, lo Stereorama 2000 de luxe; o quel Duke Ellington che avevo acquistato per il mio amore e che non riuscì a regalarle perché fui lasciato il giorno prima) sfido chiunque sia in possesso di più di trenta LP, a ricordarsi precisamente in quale momento (e a volte anche il perché!) sono stati acquistati. Pur ribadendo che ognuno può fare come gli pare, esiste un (1) unico modo ed è l'ordine alfabetico. Se all'INPS ci fosse stato qualche collezionista di dischi avremmo risparmiato tutti un sacco di tempo: ogni giorno tre lettere (iniziali del cognome, meglio specificare) e avremmo già tutti i nostri 600 euro sul conto. Ma si sa, alla Pubblica Amministrazione la musica non piace...
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Son tempi strani, inediti, in cui improvvisamente dobbiamo riempire il tempo che un bizzarro virus ci ha regalato. E allora proviamoci con la scrittura, lettura per voi e per tutti con l'ascolto. I media hanno dato un discreto rilievo alla scomparsa di McCoy Tyner, soprattutto per la sua militanza nel quartetto di John Coltrane. Ma negli anni '70 i suoi dischi furono per molti – e io tra loro – un eccellente lasciapassare per avvicinarsi al misterioso mondo del jazz. Per celebrarlo in questi giorni ho rimesso sul giradischi Sahara con Sonny Fortune al sax, Calvin Hill al basso e Alphonse Mouzon alla batteria; lo acquistai nel 1975 da Disco club (ma chi l'avrebbe detto), nella benemerita serie Jazz è bello, cioè a prezzo ridotto. Probabilmente mi aveva convinto una recensione su Musica jazz ed il fatto che l'altro disco di McCoy Tyner, in quel momento in cima alle classifiche di vendita, Atlantis, (che tenerezza, c'erano le classifiche di vendita dei dischi jazz), era doppio e quindi molto più costoso. Sono rimasto davvero stupito nel constatare quanto entrambi siano attuali (il che aprirebbe il doloroso capitolo della contemporaneità del jazz, ma ne parleremo più avanti). McCoy Tyner era nato a Philadelfia l'11 dicembre 1938. Il 9 giugno 1943 vi è nato anche Kenny Barron, pianista per cui nutro un debole, soprattutto per essere stato il partner di Stan Getz in due dischi assolutamente straordinari come Anniversary e Serenity; oltre che in un doppio dal vivo in duo, People time, che non esito a inserire nei cento dischi di jazz da possedere assolutamente (se poi vi piacesse molto, ne esiste anche una versione in sette cd, ma qui andiamo nell'ossessivo. Ovvio, ce l'ho). Intanto è uscito il suo ultimo lavoro, Without Deception, in trio con Dave Holland e Jonathan Blake. Grande mainstream-jazz, quasi tutte composizioni originali e una versione di Warm Valley di Ellington e di un misconosciuto brano di Monk - Worry Later – che meritano l'ascolto. Anche e soprattutto in questi tempi strani.