La musica di Antonio fra Acqua Santa e Demonio di Antonio Vivaldi
Puntata numero 17 per "La musica di Antonio fra Acqua Santa e Demonio" dai microfoni virtuali di Radio Discoclub65. Proseguiamo nella nostra indefessa opera di servizio novità a favore di Discoclub-il-negozio con la consueta formula: quattro album di recente o prossima uscita e una ristampa anch'essa recente. In chiusura il solito pezzo fuori sincrono. Intanto il consueto Keith Jarrett che suadentemente interpreta Joni Mitchell.
FIONA APPLE – UNDER THE TABLE Personaggio affascinante e complicato, Fiona Apple ritorna al disco dopo otto anni di silenzio. Fetch The Bolt Cutters non è un album facile: voce, piano percussioni, rumori e melodie frammentate, nervose. Eppure si sta guadagnando recensioni unanimemente entusiaste. In ogni caso un disco importante.
BAXTER DURY – I'M NOT YOUR DOG Ma a proposito di cani da compagnia gli Stooges non dicevano il contrario? Quesiti stupidi a parte, The Night Chancers, di cui avevamo già parlato qualche puntata fa, è il miglior disco di Baxter Dury. Fino a oggi, il figlio di Ian era parso un musicista di buon livello e nulla più. Qui fonde Gainsbourg, papà Dury, Cohen, i Balthazar e altro con un risultato scuro e suggestivo.
JAMES ELKINGTON – EVER-ROVING EYE Si era già parlato anche di James Elkington, chitarrista dai modi sonori molto british che da qualche tempo vive a Chicago. Ever-Roving Eye fa pensare a Davey Graham e Bert Jansch aggiungendo un po' di foschia psych.
PIGS PIGS PIGS PIGS PIGS PIGS PIGS – REDUCER L'hard&heavy non è genere amato dal Caro Leader Balduzzi, tuttavia negli ambienti di Via San Vincenzo 20r i cultori del genere non mancano. A loro non dovrebbe dispiacere il suono corposo e potente dei Pigs Pigs Pigs Pigs Pigs Pigs Pigs del nuovo album Viscerals. Evvvai che magari il rock non è morto.
THE HANDSOME FAMILY – LAKE GENEVA Brett and Rennie Sparks sono una strana coppia. Rennie scrive testi gotici e bellissimi e Brett li mette in musica sotto forma di canzoni finto-soavi. Di recente sono stati ristampati i loro primi due album, Odessa (1994) e Milk And Scissors (1996). Dal secondo dei due è tratta questa Lake Geneva dove la melodia sembra ogni tanto andare dalle parti della Suzanne coheniana, salvo allontanarsi un attimo dopo.
GANG OF FOUR – DAMAGES GOODS Il pezzo fuori sincrono vuole ricordare Andy Gill, scomparso il primo febbraio di quest'anno. Era il leader dei Gang Of Four, band post-punk di Leeds dai suoni aspri e dalle parole che erano lanci di pietre come il capitalismo e il thatcherismo. Damaged Goods - qui in versione live - proviene dal primo album Entertainment! (1979). Antonio Vivaldi vi saluta, vi augura buon fine settimana domestico e vida appuntamento a domenica, sempre alle 16, con la nuova rubrica dal misterioso titolo Mini Mono. Ma intanto rimanete all'ascolto di Radio Discoclub65.
Buongiorno da Fausto Meirana e That's Folk! Bentornati a Radio Discoclub65, la radio che si legge e si guarda, ma si ascolta lo stesso... Oggi dedicherò la puntata ai folksingers del Canada, cominciando dal decano, Gordon Lightfoot, prima vera star canadese e orgoglio nazionale. Dall'album Sit Down Young Stranger (1970) ascoltiamo If You Could Read My Mind.
Willie P. Bennett è stato un bravo cantautore, tenuto in grande rispetto da colleghi ed amici della scena canadese. David Essig gli ha dedicato una canzone, Willie P, mentre David Wiffen ha portato al successo la sua White Lines. Ancora adesso le sue canzoni vengono eseguite con regolarità come dimostra la versione di Lace And Pretty Flowers eseguita dal cantautore e chitarrista Stephen Fearing.
David Essig, già nominato nel post precedente, è un chitarrista superbo in attività da molti anni. Oltre all'omaggio a Bennett di cui sopra, ha inciso anche un brano dal titolo Bruce Cockburn In Japan; non avendo trovato video soddisfacenti dei due brani celebrativi, godiamoci Essig (estimatore dell'Italia e della sua cucina) in uno splendido e breve strumentale: Berkeley Spring.
That's Folk! continua con l'appena citato Bruce Cockburn. Il cantautore di Ottawa tenne, qui a Genova, due superbi concerti (uno acustico e uno con una band elettrica) tra il 1979 e il 1981. Ambedue al benemerito Teatro Massimo di Sampierdarena, chi c'era li ricorderà con piacere. Il brano che ascoltiamo qui, dal repertorio meno conosciuto, è The Gift.
Il talento di Cockburn ci porta a Murray McLauchlan, con cui Cockburn condivise musicisti e partecipazioni nei rispettivi album. McLauchlan è un intrattenitore perfetto, come dimostrano certe sue lunghe prolusioni prima di eseguire i brani dal vivo. Alcune si trovano nel suo bel live Only The Silence Remains. Il brano che ascoltiamo è la sua canzone più famosa, Child's Song.
Gli ultimi due brani della scaletta a foglia d'acero sono di due illustri espatriati. Il primo è Leonard Cohen. Il poeta e cantautore ha vissuto parecchio al di fuori dal Canada, ma è stato sicuramente perdonato dai connazionali. Come dice l'annunciatrice del video "è un amico, ma dice di essere un estraneo..." The Stranger Song.
Ed ecco, nel finale di questa trasmissione, il nome del secondo expat canadese; non poteva essere che Neil Young. Ascoltiamo una versione acustica della sua sua Don't Be Denied, canzone che apparve su Time Fades Away. Il brano è uno dei pochi che ricorda con nostalgia la terra natale. A presto con Radio Discoclub65, buon 25 aprile. Restate in lettura ed ascolto con Dario (h.15) Antonio (h.16) Diego (h.21).
Ciao a tutti, diciassettesima puntata di Free Fall, la trasmissione dedicata al jazz di Danilo Di Termini. Poche ciance, tanta musica: in questa puntata ascolteremo brani di Bill Laswell, John McLaughlin, Paolo Fresu e Omar Sosa, Giuseppi Logan, Marc Ribot, Duke Ellington, Herbie Hancock, Keith Jarrett.
Iniziamo con un musicista verso il quale nutro sentimenti contrastanti: Bill Laswell, sicuramente uno dei musicisti e produttori statunitensi più importanti, dagli infiniti orizzonti musicali, capace di spaziare dai Material a John Zorn. Proprio con Zorn qualche anno fa è stato protagonista a Milano di un concerto in duo piuttosto deludente ed è forse stato quello il momento in cui ho cominciato a titubare nei suoi confronti. Ma non porto rancore: così devo riconoscere che il suo ultimo album, ad un primo ascolto, sembra davvero interessante. Merito anche della presenza di un parterre di musicisti d'eccezione (Pharoah Sanders, sax,Peter Apfelbaum sax e flauto, Herbie Hancock piano elettrico, Jerry Marotta, Chad Smith, Hideo Yamaki, Satoyasu Shomura, batteria - sì, ci sono quattro batteristi - e Adam Rudolph percussioni). Il nuovo disco si intitola Against Empire ("Contro l'impero delle bugie, contro la mediocrità, la compiacenza ed il compromesso, contro i privilegi spudorati, il razzismo diretto o indiretto. Contro l'impero ") e ascoltiamo il brano che apre, Golden Spiral
Altro disco uscito da poco è il nuovo di John McLaughlin. L'album in cd o lp è regolarmente in vendita, ma se intanto volete ascoltarlo su Bandcamp - un servizio musicale che permette ad artisti indipendenti di promuovere e distribuire la loro musica online – è in download gratuito. Così le note di copertina di Is that So?: Sei anni di preparazione per una delle più profonde collaborazioni musicali di John McLaughlin con il prolifico compositore e cantante indiano Shankar Mahadevan. Ad unirsi al duo c'è il loro amico e fratello musicale Ustad Zakir Hussain alle tabla, che ha collaborato con John da quando hanno fondato Shakti nei primi anni '70, riconosciuto da molti come il primo rivoluzionario gruppo musicale est-ovest. E così scrive McLaughlin: L'idea di questo album mi è venuta in mente all'inizio del 2013. Shankar e io eravamo stati in tournée con Shakti e sono stato costantemente ispirato dalla sua voce superba e dal suo talento gigantesco. Anche se ho studiato la teoria e la pratica della musica indiana per anni, rimango un musicista "occidentale" e un aspetto della musica occidentale è la magia dell'armonia. Vediamo una presentazione video del disco:
Il disco è composto da sei brani, tutti oltre i i sette minuti; vi facciamo sentire un estratto dal brano che chiude il disco, The Beloved:
Paolo Fresu è sicuramente uno dei musicisti jazz italiani più apprezzati anche all'estero e il suo lavoro, non solo quello musicale, ma anche quello di instancabile agitatore culturale (l'organizzazione del festival di Berchidda, le mille iniziative che lo vedono sempre in prima fila, con una leggerezza tutta calviniana) parlano per lui meglio di come potrebbe fare chiunque. A parte lui, a cui infatti lascio la parola – dopo una breve introduzione di Peter Gabriel - copiano pari pari un suo post di qualche giorno fa sul suo Facebook
"Sometimes on tour I have been playing new songs before they are finished. I think the process can be as interesting as the final product. 'What Lies Ahead' is a song I developed from a melody my son Isaac was playing and I still hadn't finished the words when I performed it at some of the Back to Front shows. I was very surprised when Paolo Fresu sent me a version he had done with some wonderful players he was working with. They had taken it into a different jazzier territory but it was played with such feeling that I gave Paolo the permission to release it. It has real heart." Peter Gabriel
E' nella primavera del 2014 che chiesi a Peter Gabriel di partecipare con un video alla campagna di raccolta fondi a favore degli alluvionati della Sardegna. Peter non solo raccolse immediatamente l'invito ma si scusò di averlo mandato tardivamente in quanto stava diventando nonno : 'Ho perso la testa' mi scrisse allora, come ci conoscessimo da sempre... La dimostrazione di una grande umanità, oltre che di un grande spessore artistico. Il 21 novembre dello stesso anno tenne un concerto all' Unipol Arena di Casalecchio di Reno alle porte di Bologna alla quale assistettero mia moglie Sonia Peana e il mio collaboratore Luca Devito. Lo raccontarono come uno spettacolo magnifico. Sobrio e poetico nel medesimo tempo. Con una ritmica d'eccezione che coinvolgeva Manu Katche e Tony Levin Official Page. Ma per tanto tempo mi raccontarono soprattutto del brano di apertura in cui Peter, con il suo pianoforte e con la sua inconfondibile voce, era accompagnato da una meravigliosa violoncellista oltre che dal contrabbasso. Il racconto era così avvincente che acquistammo il concerto di quella sera e diventò uno dei reiterati ascolti di quel periodo. Il brano iniziale si intitolava "What Lies Ahead", una specie di corale sobrio e profondo che Peter definiva per le portate musicali successive condite con brani come "Don't give up", "Mercy Street", "Daddy Long Legs" e "Biko". Quando nel maggio del 2015 entrai in studio con Omar Sosa Music per il disco "Eros" proposi di registrare "What Lies Ahead" aggiungendo il violoncello di Piero Salvatori. Il brano non era nel programma delle registrazioni ne tantomeno Omar lo conosceva, ma quando glielo feci ascoltare al pianoforte impazzì di gioia. Solo dopo averlo registrato mi posi il problema di chiedere il permesso a Peter scoprendo che il brano, scritto da suo figlio Isaac, era inedito e mai stato registrato ma solo eseguito dal vivo in quel tour. Oggi "What Lies Ahead" è in un disco per noi fortunato dell'etichetta Tǔk Music che coinvolge in veste di ospiti anche Natacha Atlas Official, Jaques Morelenbaum e il Quartetto Alborada. Quale brano più sensuale e voluttuoso? Al tempo del coronavirus ho chiesto ancora a Peter Gabriel il permesso di poterlo registrare ancora una volta. A casa e da solo, utilizzando la base originale di allora e posizionandovi sopra una nuova tromba dopo cinque anni. Ciò che ci aspetta non lo sappiamo ma siamo coscienti del bisogno di vita e di comunione oltre che di sguardi e di carezze. Le mie di oggi sono in questa nuova versione. Quelle che Peter Gabriel ci ha scritto alcuni giorni fa e ad hoc le avete lette qui sopra. Paolo Fresu
Paolo Fresu e Omar Sosa Ft. Piero Salvatori, What Lies Ahead
Lo avevamo promesso e adesso è venuto il momento di ricordare un altro artista scomparso a causa del Corona Virus. Sto parlando di Giuseppi Logan, sassofonista che a metà degli anni '60 incide due dischi per la ESP, partecipa al College Tour di Patti Waters e poi scompare apparentemente nel nulla. Lo ritroviamo nel 2008, a New York, dopo un doloroso percorso in istituzioni sanitarie che lo prendono in cura per problemi di droga e forse di disagio mentale. Nel 2009 ritorna a esibirsi dal vivo anche se i video che si trovano in rete lo mostrano più che altro suonare al Tompkins Square Park. In quello stesso anno appare in un documentario che trovate in rete sul sito del regista David Gutiérrez Camps, Water in the Boat, nel quale le sue improvvisazioni musicali sono la colonna sonora del film. Riesce ancora a incidere un paio di dischi, poi sembra che nel 2011 sia coinvolto in una sparatoria. Nel 2012 viveva ancora a New York e si esibiva come musicista di strada. Logan è morto il 17 aprile 2020 in una struttura di cura a Far Rockaway, nel Queens. Ascoltiamo lo in un brano dal suo primo disco del 1965 Giuseppi Logan Quartet con Eddie Gomez al contrabbasso, Milford Graves alla batteria, Don Pullen al piano. Dance of Satan:
La scorsa settimana avevamo ricordato la figura di Henry Grimes, contrabbassista anch'egli scomparso recentemente. Uno dei suoi dischi più interessanti registrati recentemente è stato un live al Village Vanguard con Marc Ribot alla chitarra e Chad Taylor alla batteria.Vi consigliamo di recuperarlo e nel mentre ascoltate la stessa formazione in un'esibizione live a Londra nel 2011 con un'improvvisazione blues:
È venuto il momento delle ristampe Blue note, in uscita l'otto maggio per la serie TONE POET creata nel 2019 in occasione degli 80 anni dell'etichetta. Ne abbiamo presentate due lo scorso martedì, ora è la volta di due dischi assolutamente fondamentali in ogni collezione che si rispetti. Il primo è un disco di piano trio, si intitola Money Jungle e vede – sedetevi se per caso siete in piedi - Duke Ellington, Charles Mingus al contrabbasso e Max Roach alla batteria. Sentiamo il brano che dà titolo all'album e nel caso fatelo ascoltare a chi esprime dubbi sulle capacità pianistiche del Duca!
Un altro pianista per un altro disco eccezionale: lui è Herbie Hancock, siamo nel 1967 e negli studi Van Gelder il pianista riunì un folto gruppo (c'erano fra gli altri Buster Williams, Albert 'Tootie' Heath, Hubert Laws, Joe Henderson e Jerome Richardson) per un album impegnato: un tributo a Martin Luther King. Me lo aveva giustamente segnalato un amico nel corso della puntata dedicata al reverendo che abbiamo fatto in occasione dell'anniversario del suo assassinio, lo recuperiamo oggi: I Have a Dream
Chiudiamo nel segno del pianoforte con Keith Jarrett e con un brano che spesso appare nei bis dei suoi concerti in piano solo. Da molto tempo ormai non abbiamo novità discografiche del pianista di Allentown: la l'ECM pubblica regolarmente nuovi album ma si tratta di concerti live risalenti al passato. Circolano voci su un suo problema di salute, ma nulla di ufficiale. Allora guardiamo al passato, al 1984 e a questo concerto di Tokyo da cui traiamo Over the Rainbow. Prima che parta il video i saluti di rito da Danilo Di Termini e da Free Fall; tra poco ritrovate tutto sul sito di Disco club; l'appuntamento è a sabato prossimo con una puntata speciale, indovinate un po', sul Jazz e la Resistenza! Hasta la Victoria