Radio Disco Club 65

Oh Girls! di Ida Tiberio

Bad girls...e non solo
Ragazze votate alla trasgressione e, qualche volta, alla sobrietà.

Bella, di grande presenza scenica, vorace di musica e cultura, Chrissie Hynde abbandona il nativo Ohio al termine degli studi presso la (tristemente) celebre Kent State University. Nei primi anni settanta si trasferisce a Londra, la città ideale per la sua indole irrequieta e curiosa. Trova lavoro nella redazione di una delle più prestigiose riviste musicali del mondo, Il New Musical Express, ma il giornalismo non è nelle sue corde. L'incontro fatale è quello con futuro il deus ex-machina del fenomeno punk, Malcom McLaren che la assume nello stravagante negozio d'abbigliamento gestito da lui e Vivian Westwood. Di lì a poco, l'onda punk dilaga. Christie entra in contatto con Sid Vicious e Mick Jones ed è pienamente coinvolta dalla verve trasgressiva e anarcoide della loro musica. Ne farà tesoro quando diventerà la straordinaria front-woman dei Pretenders, una band tra le più celebri dei tardi anni settanta. E anche oltre.


Nina Hagen. Da Berlino Est a Londra. Dal rigore intellettuale austero e solenne della sua famiglia alla carica trasgressiva che farà di lei una delle artiste più stravaganti e innovative dell'epopea punk. Nina Hagen è una ribelle eclettica e geniale, e inevitabilmente trova terreno fertile nella rutilante Londra dei tardi anni settanta. Ha una voce ruvida e graffiante, canta in tedesco e in inglese e l'energia del punk le offre un veicolo espressivo ideale. Quando torna a Berlino (Ovest, questa volta) contatta i componenti del suo gruppo giovanile, costituisce la Nina Hagen Band e pubblica due album ben accolti dalla critica specializzata. Ma la vera svolta arriva col trasferimento a New York, dove incide il suo primo lavoro in qualità di solista: Nunsex Monk Rock: un incandescente, distorto e trasgressivo delirio sonoro che consoliderà la sua fama.


Lene Lovich. A proposito di ragazze trasgressive: è impossibile non inserire, in questo "wild bunch" stravagante e vivace, il nome di Lene Lovich. Nata Detroit da madre inglese e padre serbo, Lene non fa in tempo a godere i fasti sonori della Motown perché la famiglia si trasferisce in Russia. La permanenza dura pochi anni e la madre di Lene, stanca delle intemperanze del marito, porta i figli a Londra. L'incontro col chitarrista Les Chapell e con i fermenti musicali della capitale inglese sono decisivi per l'eccentrica ragazza americana. Lene è attratta dal punk, dalla libertà espressiva che offre e dal look eccentrico e colorato dei suoi protagonisti. Questi elementi sono ideali per la sua personalità inquieta e marchiano a fuoco la sua carriera di punk-rocker irriverente.


Questa volta niente velleità trasgressive. Tanita Tikaram, eccellente cantautrice inglese d'origini indiane e malesi, ha altre frecce al suo arco. Quali? Una voce sofisticata e suadente, un'ottima preparazione musicale (è una brava chitarrista nonché una pianista di buon livello) e una precocissima vocazione al songwriting. Già durante l'adolescenza si esibisce nei club di Londra e quando pubblica il suo primo album, Ancient Heart ha soli 18 anni. In seguito, la sua attività musicale prosegue e si consolida. All'insegna della sobrietà.



Ann "Annie" Erin Clark, in arte St. Vincent, è una delle figure più interessanti del panorama indie rock. La ragazza è una valida polistrumentista, ha una solida preparazione musicale che le deriva da alcuni anni di frequenza del prestigioso Berklee College of Music ed è attratta dalle sonorità elettroniche e, palesemente, da quelle indie. Dopo aver collaborato con Sufjan Steven e David Byrne (due nomi di tutto rispetto), ha avviato una carriera discografica di grande spessore artistico che procurerà anche un Grammy Award

Free Fall di Danilo Di Termini

Ciao a tutti, nuova settimana per Free Fall, la trasmissione dedicata al jazz di Danilo Di Termini. Poche ciance, tanta musica: in questa puntata ascolteremo brani di Charles Pillow, Stan Getz, Brad Mehldau, Mark Guiliana, Nos_It Marianne Faithfull.

Può darsi che il nome Charles Pillow non vi dica niente; cinque dischi all'attivo, l'ultimo Electric Miles del 2018, un omaggio alla fase elettrica di Davis in compagnia di gente come Tim Hagans, Clay Jenkins e David Liebman. Se siete appassionati di jazz magari vi ricorderete il suo nome tra i fiati dell'orchestra di Maria Schneider o nell'ultimo Brad Mehldau. Molto probabilmente, lo avrete ascoltato, forse senza saperlo, in So Beautiful Or So What di Paul Simon o in Western Stars di Bruce Springsteen. Insomma il sassofonista di Baton Rouge vanta un credito di tutto rispetto che prova a esigere con questo nuovo progetto di jazz da camera che stupisce all'ascolto per chiarezza e musicalità: sentiamo un breve estratto dal disco, dal brano Charlotte ed Evan, composizione dedicata ai suoi due figli

Purtroppo on line si trovano solo brani parziali: questo che abbiamo ascoltato dura oltre 9 minuti in originale e anche il prossimo, una bellissima versione di Don't Explain di Billie Holiday in originale ne conta quasi 8. Ma la splendida chitarra di Vic Juris – scomparso purtroppo nel frattempo il 31 dicembre dello scorso anno – ci regala comunque attimi di grande emotività

Chiudiamo con Pee Wee, un brano scritto dallo straordinario batterista Tony Williams e immortalato dal quintetto di Miles Davis in Sorcerer

Ascoltare questo disco mi ha fatto tornare alla mente uno dei tanti capolavori che ci ha regalato Stan Getz e cioè Focus, disco del 1961 frutto della collaborazione con Eddie Sauter. La Penguin Guide to Jazz ha selezionato questo album tra quelli da avere assolutamente (e siamo d'accordo), suggerendo che nessuno ha mai organizzato una sessione per Getz come questa, le cui partiture luminose e scintillanti continuano a incantare. Insieme a The Sound, l'orchestra condotta da Sauter e un quintetto d'archi ci sono anche Steve Kuhn, piano, John Neves al contrabbasso e Roy Haynes alla batteria. Il brano scelto è Her

Facciamo un passo indietro e torniamo a Charles Pillow. Vi abbiamo detto che ha suonato con Brad Mehldau; in particolare lo si può ascoltare in Finding Gabriel, disco del 2019 che ha dimostrato, se ancora ce ne fosse bisogno, l'inesauribile voglia di sperimentare del pianista ormai cinquantenne. Insieme a lui ci sono Ambrose Akinmusire, tromba, Michael Thomas, flauto e alto sax, Charles Pillow appunto, sax soprano Joel Frahm, sax tenore, Chris Cheek, sax baritono e Mark Guiliana, batteria. The Prophet Is a Fool

Rimaniamo ancora con Brad Mehldau e la sua voglia di sperimentare: dal disco del 2013 Taming the Dragon in duo con Mark Guiliana ascoltiamo questa lunga e trascinante performance dal vivo di Just Call Me Nige

Per finire una cantante che volevo mettere da tempo, ma che per una sorta di insensata scaramanzia ho sempre rimandato fino a oggi. Dopo tre settimane di cure in un ospedale di Londra Marianne Faithfull è finalmente tornata a casa. L'artista, 73 anni, era stata ricoverata tre settimane fa dopo essere stata trovata positiva al Corona virus. Si tratta di un'artista che amo molto, una voce da sempre accostata al rock, ma che in realtà ha molti punti di contatto con il jazz. Ne volete una prova? Guardate e ascoltate come interpreta questo blues accompagnata da un gruppo che prevede Barry Reynolds alla chitarra, Fernando Saunders al basso, Courtney Williams alla batteria, Daniel Mintseris alle tastiere e il grande Lew Soloff (già con i Blood Sweat and Tears) alla tromba.

Prima di lasciarvi vi diamo l'appuntamento a giovedì con Free Fall e Danilo Di Termini, ricordandovi che potrete ritrovare tutta la trasmissione sul sito di Disco club,

Marianne Faithfull, dal vivo a Los Angeles nel 2005: Trouble In Mind seguita da Falling From Grace. Ciao

 

Blue Morning di Dario Gaggero

Buongiorno a tutti!
Bentornati a una nuova puntata di Blue Monday, viaggio di andata e ritorno nel cuore pulsante
della musica afroamericana e delle sue mille varianti in compagnia del vostro ospite, Dario Gaggero.

Oggi partiamo con una stranezza: lo zydeco 'rivisitato' di Beau Jocque. Ovviamente nativo della Louisiana rivitalizzò
il genere negli anni '90 modernizzandolo con l'inserimento di ritmi funky, sample e batterie rock.
Pronti a ballare?
Questo è il 'Beau Jocque Boogie'!

Parliamo ora di uno dei bluesman più eclettici del periodo prebellico, Lonnie Johnson. Dotato di uno stile fluido
e preciso che lo portò ad accompagnare con la stessa efficacia artisti molto diversi come Texas Alexander e Duke Ellington, Johnson è stato insieme a Eddie Lang uno dei pionieri della chitarra jazz e un valido e fortunato interprete di blues. Qui lo vediamo esibirsi in una data dell'American Folk Blues Festival, di ritorno sulle scene dopo un decennio di pausa o quasi.

Come abbiamo avuto modo di vedere nelle puntate precedenti Muddy Waters è considerato la quintessenza del Chicago Blues, campione indiscusso di un'ortodossia che lui stesso ha reso popolare.
Alla fine degli anni '60 però ha inciso un paio di album abbastanza bizzarri, nei quali la sua caratteristica voce si univa ad arrangiamenti mutuati dal rock bianco che era nel frattempo esploso commercialmente.
Il risultato? Giudicate voi: questa è una 'nuova' versione di 'I just wanna make love to you' tratta dall'album 'Electric Mud'

Nel nostro viaggio abbiamo già incontrato Albert King, uno dei veri giganti (anche in senso letterale) del blues.
E' bene fare un piccolo ripasso: qui è dal vivo in Svezia nel 1980 in una emozionante versione di 'The Sky Is crying', presa
dal repertorio di Elmore James.

Blind Blake è stato senza dubbio uno dei bluesman più popolari degli anni '20, arrivando a incidere una ottantina di brani in poco meno di sei anni. Virtuoso della chitarra e pioniere dello stile ragtime applicato allo strumento, della sua biografia ignoriamo quasi tutto (nativo della Florida o forse della Virginia, presumibilmente si chiamava Arthur Blake...) ma la sua musica basta e avanza.
Oggi sentiamo una delle sue prime incisioni, 'West Coast Blues' del 1926.

Assunto come corista alla Motown agli albori degli anni '60 per diventarne col tempo artista di punta, produttore, arrangiatore e - infine - vicepresidente. Parliamo ovviamente di Smokey Robinson! Dotato di una vocalità suadente e raffinata (parzialmente debitrice del suo 'modello' Clyde McPhatter) lo sentiamo oggi accompagnato dai fidi Miracles in uno dei suoi primi successi, 'I second that emotion'.

Emerso sulle scene del blues internazionale nel 1979 come 'rimpiazzo' di Carey Bell nella band di Willie Dixon, Billy Branch
ha guidato diverse versioni dei Sons of Blues in una carriera tutta votata al rispetto della tradizione di Chicago.
Questa sua 'Last Night' è tratta dal suo ultimo 'Roots and Branches', un tributo al genio di Little Walter.

Johnny Dollar è un veterano di mille battaglie: partito come accompagnatore di Magic Sam nei tardi anni '60 ha 'congelato' la sua carriera musicale sino ai primi anni '80, collezionando ferite di varia natura - pistola, coltello... - nel frattempo (cause: guerra del Vietnam, risse nei bar, una breve carriera come agente di polizia).
Qui lo sentiamo in un curioso ibrido blues/funky/disco, appropriatamente chiamato J.D.'s Blues.

Per lo spazio dedicato al blues italiano vi parlerò oggi di Umberto Porcaro. Chitarrista palermitano titolare di una carriera di tutto rispetto nonostate la giovane età (numerose collaborazioni con grandi nomi nazionali e internazionali blues e diverse tournée in Europa e negli States). E' passato recentemente anche da Genova!

Lo sentiamo nella sua 'Poppa Blue', tratta dall'album 'Burn the day away'

Nell'ultima puntata abbiamo tributato un giusto omaggio alla regina del soul, Aretha Franklin.
Oggi buttiamo un occhio sulla concorrenza: sentiamo 'I'd rather go blind' di Etta James (dal vivo al festival di Montreux nel 1975)

Chiudiamo la puntata con un brano del 'solito' Mississippi John Hurt, segnalatomi dal sempre vigile Stefano Espinoza.
Alla prossima!
Dario.

 

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