Radio Disco Club 65

La musica di Antonio tra Acqua Santa e Demonio di Antonio Vivaldi

Un caro saluto a tutti i virtuali e virtuosi ascoltatori di Radio Discoclub65 da Antonio Vivaldi che, dopo l'esordio domenica scorsa di "Mini Mono", ritorna alla "Musica di Antonio fra Acqua Santa e Demonio".
Al solito cinque brani da dischi uscita recente o imminente (inclusa una ristampa) e, a chiudere, il pezzo fuori sincrono. Al solito la sigla è All I Want di Joni Mitchell nella versione strumentale di Keith Jarrett.


MATTHEWS SOUTHERN COMFORT – FEED IT
La limpida voce di dischi indimenticabili come If You Saw Thru My Eyes e Valley Hi è stata irruvidita dal tempo, ma resta perfetta nei veicolare le parole delle canzoni. In The New Mine Iain Matthews rispolvera la vecchia sigla Matthews Souther Comfort e la musica scorre fluida e rincuorante come sempre.

MARIA McKEE – RIGHT DOWN TO THE HEART OF LONDON
Quelli attuali sono anni diversi rispetto agli Eighties, quando Maria McKee era la front-woman dei roots-rockers alla moda (ma non troppo) Lone Justice. Diversa è anche l'idea musicale di McKee in questo La Vita Nuova, che esce dopo 13 anni di silenzio discografico: piano, orchestra, arrangiamenti epici, voce quasi alla Sandy Denny. Una vera signora del rock (alternativo).

JOHN ANDERSON – YEARS
John Anderson ha 65 anni, ma sulla copertina di Years (titolo emblematico) ne dimostra parecchi di più. Pochissimo noto in Italia, questo "hardcore country singer" ha avuto in tempi recenti seri problemi di salute che hanno in parte ispirato questo nuovo disco. I dieci pezzi sono scritti insieme a Dan Auerbach dei Black Keys che funge anche da produttore.


 MOSES SUMNEY – CUT ME
Dopo tanti veterani un quasi giovanotto: Moses SumneyIl 15 maggio esce grae: Part 2, secondo volume di un ottimo lavoro del ventinovenne californiano, bravissimo a fondere soul, jazz e indie in una musica difficile da definire ma sinuosa, intrigante.

MODENA CITY RAMBLERS – OLTRE IL PONTE
Il 15 maggio uscirà in cd e doppio vinilela ristampa di Appunti Partigiani dei Modena City Ramblers, raccolta di canzoni dedicate alla Resistenza e alla lotta anti-nazista. Oltre il Ponte ha un testo scritto da Italo Calvino e musica ripresa dal tradizionale delle isole britanniche The Blacksmith.

THE BAND – THE NIGHT THEY DROVE OLD DIXIE DOWN
Il pezzo fuori sincrono ci porta, anzi mi porta, sulla porta di Discoclub in Via S. Vincenzo 20r, Genova. Non oggi, ovviamente, ma il più presto possibile. Ho appena chiesto al Caro Leader (Balduzzi, non quello cicciotto e male in arnese) di mettermi da parte Rock Of Ages della Band in bella ristampa in vinile. In attesa di andarlo a ritirare, ecco la superclassica The Night They Drove Old Dixie Down in poderosa versione live con sezione fiati condotta da Allen Toussaint. Un saluto da Antonio e dalla sempre più pimpante Radio Discoclub65.

That's Folk! di Fausto Meirana

Buon pomeriggio da Fausto Meirana e That's Folk! Radio Discoclub65 è una radio che si legge, si ascolta, e si guarda come un film. Per questo i brani di oggi seguiranno un filo conduttore. La musica nei film dei fratelli Coen. Come si sa, i due sono dei grandi appassionati e il loro film cult, The Big Lebowski ne conteneva parecchia. Ascoltiamo subito la versione dei Gipsy Kings di Hotel California.

Rimaniamo su questo film, sottolineando l'abilità dei fratelli Coen nel scegliere le musiche per i loro film. In questo contesto l'utilizzo di una canzone decisamente minore di Bob Dylan come The Man In Me ( da un disco altrettanto minore come New Morning) è un discreto colpo da maestri.

Ultimo brano tratto da The Big Lebowski: Dead Flowers, la canzone dei Rolling Stones, scorre sui titoli di coda del film, in una lugubre versione del cantautore texano Townes Van Zandt. Sembra che il possessore dei diritti della canzone, il controverso Allen Klein, li abbia concessi dopo aver sentito, nel film, la famosa frase del Drugo: "Odio i fottuti Eagles"...

That's Folk! continua nell'indagine sulle colonne sonore dei Coen passando a O Brother Where Art Thou? (Fratello, dove sei?) il film del 2000 liberamente ispirato all'Odissea di Omero, ma ambientato nell'America della Grande Depressione. Nel film si vede George Clooney cantare con passione una bella versione del classico Man Of Constant Sorrow. La risentiamo qui con la voce che doppiava Clooney, Dan Tyminski ( Alison Krauss and Union Station).

Nel film che stiamo analizzando sia George Clooney che John Turturro vennero doppiati da cantanti professionisti; al contrario il buffo Tim Blake Nelson cantò le sue parti con competenza e confidenza. In un video ambientato in un carcere ascoltiamo In The Jailhouse Now, il brano del repertorio di Johnny Cash presente nel film.

Nel loro film del 2013, Inside Llewyn Davis (A Proposito Di Davis) i Coen raccontarono la scena folk newyorchese degli anni '60, ispirandosi anche alla vita di Dave Van Ronk. In questo film gli attori sono anche gli interpreti dei brani musicali. Oscar Isaac, il giovane attore protagonista, non sfigura in questa versione del traditional Queen Jane (o The Death Of Queen Jane) tratto dalla raccolta di Francis James Child.

Il prossimo brano proviene ancora dalla colonna sonora di A Proposito Di Davis, ma è colto da un successivo concerto, organizzato per celebrare la musica del film in maniera più ampia; è ancora Isaac, con l'aiuto di Marcus Mumford (Mumford And Sons) e dei Punch Brothers, a cantare Dink's Song. La canzone era un classico del repertorio live di Dave Van Ronk e di molti altri folksinger dell'epoca.

Anche nel recente La Ballata Di Buster Scruggs (2018), la musica ha un peso non indifferente. La parte del leone la fa però un certo tipo di country, come quello di Marty Robbins. Nella scena del saloon Tim Blake Nelson canta un frammento di Little Joe The Wrangler. Di seguito ascoltiamo la pimpante versione di Robbins.

The Ballad Of Buster Scruggs si apre con il solito Tim Blake Nelson che mostra le sue abilità canore, cantando e suonando la chitarra in groppa ad un cavallo! Rivediamo l'inizio del film, una scena di due minuti scarsi. Il brano è Cool Water e proviene dal repertorio "per cowboy" di Marty Robbins. Ci si rivede il primo maggio (su, coraggio!); Restate qui con il consueto palinsesto di Radio Discoclub65, un saluto da Fausto Meirana. That's (all) Folk(s)!

La (mezz)ora dell'ignoranza di Diego Curcio

Bentornati a una nuova Ora dell'ignoranza, così ignorante che dura mezzora. Per questa puntata ho deciso di parlare di quelle band o di quei musicisti che, partendo dal punk e dall'hc, sono approdati al rap, con alterne fortune. Casi sporadici o vere e proprie nuove carriere, non fa differenze. Perché tra il punk e il rap, secondo me (ma direi che lo pensano in tanti), ci sono parecchi assonanze. Soprattutto attitudinali. Partiamo da un nome di peso come quello del compianto Dee Dee Ramone che nell'89 mollò i Ramones per incidere un disco solista rap col nome di Dee Dee King. L'album si chiama "Standing in the spotlight" e questa è "Emergency", coverizzata una ventina di anni dopo dai Manges.

Anche in Italia, all'inizio degli anni Novanta, un pezzo di scena punk-hc si spostò sul rap, travolta dal movimento delle posse che aveva soppiantato il punk e l'hc nei centri sociali. Fra i migliori "transfughi" c'è senza dubbio Neffa, che con il nome di Jeff Pellino aveva suonato la batteria nell'ultimo periodo di vita dei Negazione. Neffa ha iniziato negli Isola Posse alla Star partecipando al seminale "Stop al panico", poi ha fondato con alcuni di loro i Sangue Misto, la band più importante del rap italiano, e in seguito è passato a una fortunata carriera solista. Questi sono i Sangue Misto e questa è "La porra", 1994.

Parlare di hc e rap senza citare i Beastie Boys è come mettere la panna nella carbonara (o nel pesto). I ragazzini terribili di New York, dopo aver mosso i primi passi nella scena hc della Grande Mele, restano letteralmente flashati dalla cultura hip hop e dalla serie di concerti newyorkesi dei Clash al Grip Casino, che vedono alternarsi sul palco, prima della band inglese, il meglio del rap cittadino. Il resto è storia, visto che i BB sono una delle band più influenti degli ultimi 35 anni. Questo è un classicone: "No sleep till to Brooklyn" da "Licensed to ill" del 1986.

Tornando all'Italia uno dei rapper che amo di più è senza dubbio Chef Ragoo, che sin da ragazzino ha sempre "militato" nella scena punk hardcore della Capitale (ha suonato negli Anti-You e oggi è il batterista degli ottimi Greve). Lo Chef però (vero nome : Paolo Martinelli) è anche un grande rapper e sin dagli anni Novanta ci ha deliziati con ottimi lavori (anche se i dischi pubblicati sono pochi, purtroppo). Da più di un anno deve uscire il suo nuovo album, "Novecento", di cui si trovano alcune tracce su Youtube. Questa è "La mia scena", con il feat. di Kento. Speriamo che il disco arrivi presto!

Andando alle radici dell'hardcore italiano degli anni Ottanta, una scena particolarmente florida ed eclettica era quella toscana, ribattezzata Granducato Hc. Da lì vennero fuori moltissime band incredibili, tra cui gli I Refuse It!, una sorta di hardcore progressivo ed evoluto, che rappresentava un unicum in tutta la scena italiana (e non solo). Degli I Refuse it! faceva parte Stefano Bettini che dai primi Novanta, facendosi chiamare Generale, ha sfornato alcune perle di rap e ragamuffin. Questa è l'epica "Non ci vengo (a pisciare)".

Un punk che si è convertito, seppur brevemente e direi per un unico pezzo al rap, è Adam Ant. Partito con un dark punk davvero intenso e poi sempre più spostato verso il pop (ma di classe), il buon Adam, otto anni prima di Dee Dee, ha pubblicato un brano folle e divertente dal titolo un po' didascalico, "Ant Rap", contenuto nell'album dell'81 "Prince Charming".

Chiude l'Ora dell'ignoranza una perla del primo hip hop italiano: l'unico disco di Dee Mo', artista poliedrico e molto attivo nella scena hc italiana degli anni Ottanta (sono sue alcune splendide illustrazioni per volantini e copertine di dischi, tipo Upset Noise). Dopo aver partecipato all'Isola Posse All Star, insieme a Gruff incide un 12" spettacolare con questa "Sfida al buio" del 1992. A venerdì!

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