Radio Disco Club 65

Free Fall di Danilo Di Termini

Buona festa della Liberazione a tutti. Anche Free Fall, la trasmissione che si occupa di jazz condotta da me, cioè Danilo Di Termini, vuole festeggiare il 25 aprile e lo farà a modo suo ovviamente.
In questa puntata saremo insieme a Paolo Fresu, Glenn Miller, Jan Garbarek, Ornette Coleman, Charlie Haden, Hank Jones, Robert Wyatt, Marc Ribot, Meshell Ndegeocello e tanti, tanti jazzisti italiani.

A costo di essere banali iniziamo con una reinterpretazione della canzone che è il simbolo del 25 aprile, Nel 2018 il chitarrista Marc Ribot ha curato un progetto per l'etichetta Anti- Songs Of Resistance 1942-2018 in cui insieme a vari artisti ha reinterpretato canzoni di protesta di vari paesi. Tra questi c'era Tom Waits con una rilettura di Bella Ciao. Per la versione di Tom vi rimandiamo al disco, noi vi rimandiamo a quella che proprio Marc Ribot ha eseguito a Propaganda Live

Nell'immaginario collettivo, almeno di una certa generazione, la fine della guerra musicalmente coincide con questa canzone. In effetti l'arrangiamento originale di Joe Garland era stato fatto su una melodia preesistente. Nel febbraio del 1944 la versione di In the Mood, che Glenn Miller aveva registrato negli studi della RCA Bluebird nel 1939, viene pubblicata come V-Disc, una di una serie di registrazioni inviate gratuitamente dal Dipartimento di Guerra degli Stati Uniti al personale militare d'oltremare durante la Seconda Guerra Mondiale. Ed è grazie alle truppe Alleate che arriva nelle nostre strade diventando sinonimo di libertà:

Andiamo in Norvegia dove il percorso musicale di Jan Garbarek si incrocia – un po' a sorpresa – con la musica delle rivoluzione cubana. Carlos Puebla scrive Hasta Siempre nel 1965 come una risposta alla lettera di addio a Cuba scritta da Che Guevara. La struggente musica, che si basa sulle note del tradizionale son cubano, viene qui reinterpretata dal gruppo di Jan Garbarek che comprende in quel 2004 Rainer Bruninghaus al piano, Eberhard Weber al basso a cinque corde, Marilyn Mazur alla batteria. Hasta Siempre:

Il 22 marzo 1969 Ornette Coleman si esibisce alla New York University con il suo gruppo composto dal figlio Denardo alla batteria, da Don Cherry alla cornetta, da Dewey Redman al sax tenore e da Charlie Haden contrabbasso. Proprio di Haden è l'unica composizione non scritta dal sassofonista presente nel disco - Crisis – che verrà tratta da quell'esibizione. Si tratta di Song for Che che verrà successivamente pubblicata nell'aprile successivo primo disco solista di Charlie Haden, il celeberrimo esordio della Liberation Music orchestra. La canzone è ovviamente dedicata a Ernesto Che Guevara e noi la ascoltiamo nella versione di Ornette Coleman

Abbiamo parlato del disco della Liberation Music Orchestra, un album jazz dai forti connotati politici che creerà non pochi problemi a Haden, anche con una certa critica restia a sentir parlare di politica lungo i solchi di un vinile jazz. Nel 1995 Haden incide con il pianista Hank Jones, uno dei pianisti che ha incrociato spesso nel corso della sua carriera, un disco che si intitola Steal Away - Spirituals, Hymns And Folk Songs. Tra i titoli scelti ce n'è uno che era apparso anche in quello storico disco di trent'anni prima e cioè
We Shall Overcome, una canzone di protesta pacifista che divenne un inno del movimento per i diritti civili negli Stati Uniti d'America.

Nonostante Robert Wyatt sia un nome legato comunque ad un pubblico rock, il suo nome è conosciuto anche al pubblico jazz, per un percorso musicale che fin dagli inizi con i Wilde Flowers prima e con i Soft Machine poi, ha incrociato i sentieri di questa musica.
Negli anni Ottanta il musicista inglese pubblica, in formato 45 giri, varie reinterpretazioni di vecchie canzoni politiche che poi raccoglierà nell'album "Nothing Can Stop Us". Tra i brani, c'è Arauco, canzone folk della songwriter cilena Violeta Parra, e c'è anche "Caimanera" una versione di "Guantanamera", dedicata ai cubani che hanno deciso di restare a Cuba in contrapposizione ai politici inglesi e americani che elogiavano chi espatriava negli Stati Uniti.
In originale si tratta di un bolero ad una "guajira guantanamera" ("contadina della città di Guantánamo") e il ritornello fa riferimento molto esplicitamente al territorio cubano di Guantánamo, che dal 1898 è incredibilmente assoggettato agli Stati Uniti d'America, che vi hanno una insediato una famigerata base militare e una prigione che Amnesty International non ha esitato a definire un campo di concentramento.
Ascoltiamo la versione Robert Wyatt:

Ancora da Songs Of Resistance 1942-2018 di Marc Ribot una reinterpretazione della più autentica canzone dei partigiani. Fischi il Vento basato su una antica melodia russa prende nuova vita con il testo che scrive Felice Cascione, giovane poeta e medico ligure. Ascoltiamo The Militant Ecologist (based on Fischia II Vento con la voce di Meshell Ndegeocello.

Finiamo un po' prima oggi perché alle 15 anche radio DiscoClub65 aderisce alla proposta dell'ANPI: alle ore 15 facciamo sentire, in musica, dai balconi, dalle finestre, la forza della Liberazione, della Costituzione, dell'unità. In particolare, per questo tempo.
Noi partiamo qualche minuto prima con una versione che hanno realizzato un po' di jazzisti italiani. Trovate i nomi nel post. A martedì con il jazz. Hasta la Victoria!

La (mezz)ora dell'Ignoranza di Diego Curcio

Visto che l'ultima Ora dell'ignoranza di martedì l'ho dedicata al punk canadese, anche questa nuova puntata sarà a carattere geografico e prenderà in esame un'altra scena che amo molto: quella australiana. Di band pazzesche, sia del passato sia del presente, ce ne sono a pacchi. Ma non si può non partire con LA BAND per eccellenza, i Saints, che suonavano punk prima dell'esplosione del punk. E che ci hanno regalato dischi memorabili (i primi due, in particolare). Sarà una scelta banale, ma iniziamo con "I'm stranded" tratto dal disco omonimo. Una delle canzoni più belle del punk.

Altro nome caldo della pattuglia australiana è senza dubbio quello Radio Birdman. Innamorati degli Stooges e del garage anni Sessanta, hanno forgiato uno stile unico che mescola surf, punk abrasivo e rock'n'roll. I "ragazzi" sono ancora in pista e dal vivo restano una bomba, nonostante gli anni che passano (li ho visti due volte ed è stato pazzesco). Dai Radio Birdman sono nate anche parecchie altre band niente male e progetti solisti di tutto rispetto. Questa è una delle mie canzoni preferite del gruppo:

E a proposito di "emanazioni" dai Radio Birdman, a formare gli eccellenti New Christ è stato il cantante della band, Rob Younger già nel 1980. Il loro capolavoro "Distemper", però arriva solo nel 1989 dopo una serie di singoli stupendi. Qui il suono è più duro e meno rock'n'roll rispetto ai Birdman, ci sono anche influenze wave, ma la pasta resta sempre la stessa. Ottimo punk o forse sarebbe meglio dire post-punk. Da "Distemper" ecco "Coming apart".

Sempre nei primi anni Ottanta, a Sidney, si sono formati gli Hoodoo Gurus (alcuni loro componenti poi suoneranno nei New Christ). Altra band magnifica dedita a un garage-wave, con forti influenze melodiche. Ebbero anche un po' di successo fuori dal classico giro underground, ma oggi in pochi se li ricordano. Questa è "Tojo" dal primo album "Stoneage Romeos" del 1984.

Definire i Died Pretty una punk band è probabilmente un errore, ma sicuramente facevano parte della scena alternativa australiana degli anni 80 e molti punk li amano (io ci vado matto). La loro era una sorta di nuova psichedelia, che guardava al post-punk e al pop-rock. Scoperti un po' per caso qualche anno fa, sono diventati un gruppo del cuore. Il loro disco che amo di più è "Free Dirt" del 1986, carico di suoni liquidi e malinconici. Questa è "Blue sky day".

Un nome di primo piano del garage punk australiano anni 80 è sicuramente quello dei Celibate Rifles, band dal suono sporco e vorticoso. Recentemente l'italiana Area Pirata ha ristampato in vinile uno dei loro classici "Roman beach party" del 1987. Questo pezzo è tratto da quel super disco e si intitola "The more things change".

Tra le nuove leve del garage punk australiano, così non parliamo solo di anziani, ci sono i clamorosi Chats, tre giovani disadattati che grazie a un singolo, "Smoko" che trovate qui sotto, hanno mandato fuori di testa migliaia di persone in tutto il mondo, diventando nel giro di poco una delle next big thing del rock mondiale. Imperizia tecnica, suoni ottusi e ignoranza sono le caratteristiche principali della musica dei Chats. Una vera delizia, insomma. E' appena uscito il loro vero primo disco. Io li ho scoperti qualche anno fa grazie al grande Luca Tanzini e alla sua Bubca Records che ha stampato in cdr la raccolta dei primi introvabili singoli dei Chats.

Restando ai giorni nostri ecco un altro gruppo pazzesco (ma purtroppo non quotato quanto i Chats): gli Ausmuteants, che guardano al post-punk, ma anche all'hardcore più dritto e bruciante. Un approccio "alla vecchia", ma con i piedi ben piantati nel presente. Suoni ripetitivi e martellanti, voce indolenti: sembra di ascoltare i Devo che suonano hc. Questa è "Freedom of information" da "Order of operation" del 2014.

Se si parla di punk australiano non possono mancare gli Hard-Ons, gruppo pop-punk di fine 80-primi 90. Il terzetto è un mix incredibile fra Ramones, Beach Boys e thrash metal. Attivi ancora oggi (l'anno scorso è uscito un ottimo disco) hanno avuto una produzione molto prolifica e sempre su buoni livelli (a parte qualche piccola caduta di tono). Il loro disco classico è "Dickcheese" del 1988. Questa è "Something about you" tratta proprio da quel gioiello.

Chiudo questa puntata dell'Ora dell'ignoranza con un'altra super band australiana dei giorni nostri: Amyl and the Sniffers. Dopo aver pubblicato due anni fa una raccolta di singoli davvero pazzesca, sono approdati nel 2019 al loro primo vero disco. Il menù è classico ma gustoso: garage punk maleducato e suonato a tutta velocità. Un'altra perla che dimostra come la scena punk australiana sia più viva che mai. Questa è "Westgate" dalla raccolta dei primi singoli, che vi dicevo prima. A martedì e buon 25 aprile per domani!

Back in stock ! Appuntatevi questo nome, presto saranno grandi. Dopo una seire di autoproduzioni il power trio di Brooklyn licenzia il suo secondo album per Wharf Cat, liberando tutto il suo livore in musica. La provenienza newyorkese non è un caso: i tre imbracciano il malcontento delle aree più periferiche rivisitando il meglio del post-punk e del noise-blues della grande metropoli. Materiale che ferisce e che suona molto più autentiche di alcune compagini provenienti dal Regno Unito. Influenzati dai tardi Cop Shoot Cop quanto da Chrome Cranks o dai Pussy Galore di Historia Della Musica Rock, i nostri trovano anche una mediazione più autoriale, andando a scomodare Nick Cave, Leonard Cohen e le colonne sonore western di Morricone. Una delle più belle sorprese di inizio anno.

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