È giovanissimo, e non si direbbe, il capitano dei Beirut, formazione anomala e per questo particolarmente coinvolgente e fresca. Sostanzialmente quello che troviamo in Gulag Orkestar è un incrocio tra l’attitudine del rock indipendente anglosassone (il versante malinconico, giù fino agli Smiths) e la strumentazione gioiosa e tradizionale di un’orchestrina balcanica, di quelle che possiamo veder scorrazzare per il set di un film di Kusturica.
Fin dallo scatto di copertina, sfuocato e a suo modo romantico, ci ritroviamo calati in un’atmosfera veramente fuori dal tempo: ibridazione riuscitissima di visione moderna e patrimonio musicale antico. Più si ascolta la mezz’ora abbondante del disco, più si è convinti di avere di fronte un disco speciale, perché diverso dai lavori cui siamo abituati in questi anni. (Marco Sideri)
Tracklist





