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Bambi per sempre Bambi per sempre Hot

bambifossatiE cosi se n'è andato anche Bambi Fossati. Brutto anno il 2014, per chi ha ancora radici, reali o immaginarie che siano, negli anni Settanta della musica, anni, per dirla con Erri De Luca, e senza alcuna nostalgia, "di rame, non di piombo". Anni che producevano idee e conduzione di idee. Il prog immaginifico (che allora tutti chiamavano "pop music"!), la psichedelia che molti facevano senza sapere che esistesse un nome per definirla, i suoni duri e schietti. Se n'è andato Francesco Di Giacomo, di colpo, se n'è andato Bambi Fossati. Un po' per volta. Non era un mistero, che stesse male: chi lo aveva amato e frequentato sapeva che era stato assalito da un male subdolo, che aveva quasi perso la vista. Ma aveva ancora la forza di battere le mani come un bambino quando Maurizio Cassinelli, che lo andava a trovare, gli faceva sentire qualche accordo sulla chitarra. Due i ricordi, le istantanee fra le mille per chi scrive queste note. Fine anni Settanta, il centro storico ancora incrostato di macerie e di muri sbreccati, il grigio come colore dominante, l'arcobaleno, invece, nelle musiche. Piazza Sarzano, S. Agostino: che erano ancora quattro muri fino al cielo sventrati dalle bombe. A ridosso di quei muri, ogni tanto si ascoltavano concerti. Il ricordo va a Bambi con il suo Acustico Mediterraneo, un gruppo che non ha lasciato traccia in sala d'incisione: con le percussioni indiane,e un flusso incantante di note dalle corde di Bambi che arrivava tanti, tanti anni prima delle prodezze di McLaughin con Shakti e della world music. E poi un salto temporale, inizio Duemila, in quel passato prossimo di Bambi che era fatto di miriadi di piccoli concerti, ovunque lo chiamassero. Perché Bambi aveva avuto molti onori, dalla vita, ma pochi quattrini. Ca du Dria, il locale incistato nel cuore del Centro storico dove, appena il termometro segnava qualche grado in più, sotto gli ombrelloni c'era musica. Bambi con la Fender in mano, una Chesterfield tra le dita, un boccale di birra. "Hey man, senti un po' questo blues.....", al giornalista amico adocchiato tra la gente. E giù le cascate di note accese di un'elettricità fremente che pagavano un pegno gioioso ed eterno a Jimi Hendrix. Ora ci sei anche tu dall'altra parte, in quella terra piena di animali e farfalle e verde che Guido Crepax ti aveva disegnato per Nuda, esordio dei tuoi Garybaldi. Chissà che musica. (Guido Festinese)

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