Come si chiama questa tradizione? E non sarebbe più appropriato definirla rituale? In effetti Il cosiddetto Girodisco fa ormai parte delle consuetudini di Discoclub, ma ha caratteristiche che riempirebbero di felicità un antropologo. L'idea venne, una dozzina d'anni fa, a Marco Sideri (autorevole firma di questo sito) e Giacomo Calamari: un gruppo di amici e appassionati di musica si riunisce in un negozio di dischi (in origine era l'ormai scomparso Pink Moon, oggi è, inutile a dirsi, Discoclub) rigorosamente alle 18,30 del 24 dicembre. A turno uno dei partecipanti esce dal negozio e gli altri decidono quale cd regalargli. (vedi foto a destra: in attesa davanti alla vetrina)giro
A fine giro ognuno avrà pagato un cd ricevendone in dono un altro. E' importante conoscere i gusti del regalando, ma non nel senso che ci si potrebbe immaginare e cioè scegliere qualcosa in sintonia con i suoi ascolti. Lo scopo è invece proporgli qualcosa che lui/lei non avrebbe mai acquistato di propria iniziativa, ma che è oggettivamente valido e significativo. Insomma, una gioiosa espansione della conoscenza in un cenacolo di anime belle che avrebbe suscitato l'ammirazione di Lorenzo il Magnifico.
Una volta terminata questa prima fase, tutti i presenti si riuniscono fuori dal negozio, formano un cerchio e uno dopo l'altro aprono coram populo il pacchettino-regalo contenente il cd ricevuto. Le reazioni spaziano dal "ma sai che volevo comprarlo?" al "non lo conosco però lo sento" al "ma siete proprio stronzi", fino all'ormai classico "questa è una gag!". Sì, perché nel tempo si è consolidata una tradizione-nella-tradizione in base alla quale a qualcuno viene fatto un falso regalo prima della consegna di quello vero. Ovviamente in alcuni casi non si tratta di una gag ma del vero regalo (la cosa può essere imbarazzante) e in altri il disco-gag risulta persino desiderabile (un paio d'anni fa si ricorda un Sideri non del tutto dispiaciuto di fronte a un greatest hits di Raffaella Carrà finemente intitolato "Raffica").
L'edizione 2010 ha detto che il Girodisco sta diventando un autentico evento in cui sono coinvolte sempre più persone. E' ormai abbastanza complesso coordinare la fase del "tu stai fuori" e del "cosa prendiamo a...", anche perché il contemporaneo giro di aperitivi all'adiacente Bar Verdi rende la situazione caotica. Tuttavia, intorno alla 19,30 una trentina di girodischisti si è sistemata in cerchio (magica figura che evoca antichi rituali precristiani, nientemeno) di fronte al negozio per aprire i propri pacchetti: sono comparsi, fra gli altri, Sadies, Edwyn Collins, Bryan Ferry, Arcade Fire e Dream Syndicate e un "De André canta De André vol. 2" subito smascherato come gag: "Riprendetevelo e datemi il regalo vero!".
Rituali precristiani, nuovo Rinascimento, messa in cortocircuito della dialettica individuale-collettivo... Si era già detto nella scorsa puntata, quella dedicata ai file di Wikileaks, che Discoclub è qualcosa più che un negozio di dischi. Ora, dagli intrighi della politica internazionale siamo passati a qualcosa di più potente, ancestrale e pervasivo. Roba spessa, insomma.
Intanto, alle 19,40, con un ritardo insolito e senza neppure dover spingere via l'ultimo cliente (non perché a Natale persino lui sia più buono ma perché "tanto siete già tutti fuori"), Giancarlo Balduzzi abbassa la saracinesca concedendosi due incredibili giorni consecutivi di riposo: "A volte possono essere tre se il 27 dicembre cade di domenica, ma più di quello no. Al quarto giorno senza Discoclub alcuni clienti, soprattutto quelli della futura casa di riposo, potrebbero impazzire". (Antonio Vivaldi)

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