Nonostante la copertina e il nome del gruppo questi tre ragazzotti palesemente americani (biondi, camicie scozzesi, aspetto sano) hanno prodotto il loro primo disco in Inghilterra, dove risiedevano i genitori, militari in forza all’esercito statunitense. Dopo la gavetta nei fumosi pub britannici, finalmente l’enorme successo con il singolo “A Horse With No Name”. In questo LP venne dunque aggiunto, in fretta e furia, il brano-sigla che tutti ricordiamo, ribadendone la popolarità. I tre leader si occupano da soli di quasi tutte le chitarre, ma quando c’è bisogno del tocco magico appare la mano fatata di David Lindley all’elettrica o alla steel guitar, le percussioni, invece, sono fornite da Ray Cooper, il fantasioso e bizzarro session-man inglese che ha accompagnato tra gli altri Elton John, George Harrison e gli Wings di Paul McCartney.
Gli America sono ovviamente influenzati dallo stile del supergrupppo formato da Crosby, Stills, Nash & Young , ma la freschezza degli arrangiamenti e le splendide armonie vocali, unite all’accompagnamento principalmente acustico con continui intrecci di chitarre, fanno di “America” un disco tuttora gradevole, tolto che la languida “I Need You”, pur se ci ricorda qualche passata storia d’amore, suona al nostro disincantato orecchio un po’ troppo melensa. Purtroppo fin dal disco successivo, il buono ma discontinuo “Homecoming”, la carriera della band è scivolata verso un asfittico easy listening che ha garantito loro un fruttuoso incremento nelle vendite inversamente proporzionale, però, alla qualità della musica. (Fausto Meirana)
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