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Concerti Concerti RED WINE - 10° Bluegrass Party
 

RED WINE - 10° Bluegrass Party RED WINE - 10° Bluegrass Party

RED WINE - 10° Bluegrass Party

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Artista
Titolo
10° Bluegrass Party
Anno
Casa discografica

Teatro della Tosse 17 novembre , Red Wine, 10° Bluegrass Party
Partiamo dalla coda (del concerto), che secondo il proverbio latino dovrebbe portare il veleno, e invece, trattandosi di galantuomini della musica dotati di superiore e calviniana leggerezza ha portato parecchia commozione e un surplus di emozione per una serata già di per sé carica di emozioni. E' successo che, in chiusura, la Red Wine ha cominciato a intonare una ballata dolente che sembrava uscita dalla penna pensosa di Luigi Tenco. Però non poteva essere, materialmente, di Tenco. L'ha scritta invece il cantautore Silvano Chidda, la Red Wine l'ha saputa raccogliere, ed ecco il miracolo laico di un pugno di parole asciutte, dirette, senza alcuna concessione al sentimentalismo, e che arrivano diritte come mazzate, come i blocchi di cemento che cadevano dal Morandi, all'improvviso, quella mattina il 14 agosto. Bella scelta. E poi una Stand By Me corale, quindici persone sul palco. In più ( ed era uno dei fatti caratterizzanti della serata) su un grande schermo alle spalle dei musicisti apparivano, in tempo reale , i disegni a commento dei brani dai pennelli scaltriti dello scenografo – artista Roberto Zizzo, uno spettacolo nel solito (grande) spettacolo che ogni anno propone il gruppo veterano. A proposito di veterani delle note e celebrazioni : il numero Dieci del Bluegrass Party era ovviamente un bel traguardo, ma in più c'era da festeggiare anche il quarantennale della band, traguardo già difficile per chi molto concede al mercato delle note leggere, figurarsi per chi suona bluegrass in Italia: una cosa facile e probabile come essere maestri quarantennali della pizzica tarantata all'Università di Tuva dove studiano canto difonico.

Un terzo motivo di festa potrebbe essere il nuovo cd che dovrebbe già essere in circolazione, Carolina Red / Vintage 1978, registrazione del febbraio scorso in North Carolina a cura dei fratelli Krüger , studio in legno tra i boschi. La perfezione, insomma, come incidere sea shanties in un locale alle Ebridi. Molti dei brani di Carolina Red sono comparsi qua e là nella scaletta, ed ancora una volta si ammira l'equilibrio della Red Wine nel saper ripescare e debitamente "bluegrassizzare" brani che nascono in contigue ma altre famiglie musicali (American Girl di Tom Petty, ad esempio), o la Canzone dell'amore perduto di Faber che si appoggia, notoriamente, su un maestoso panneggio melodico barocco di Telemann. Sennò, se è farina del sacco ( meglio, della botte) Red Wine, si incappa in gemme preziose costruite in un solco che è tradizionale, ma senza essere stucchevolmente passatista: ad esempio Mc Caleb dalla penna di Silvio Ferretti, che incorpora struggenti profumi gaelici. Quest'anno erano molti gli ospiti per una festa da decennale, una citazione non si può negare: Paolo Bonfantie, Pierette Berentzen , Carlotta Risso, Francesco Bellia, Roberto Bongianino ,Paolo Ercoli, Fabio Consano all'armonica, Stefano Peo Cavallo al basso. E speriamo di non aver dimenticato nessuno. Ognuno ha regalato il suo tocco speciale a una scaletta che, al solito, spaziava un po' ovunque, da People Get Ready di Curtis Mayfield a Two Steps Away poi entrata nel repertorio dello stesso Bonfa, da American Girl di Tom Petty alla conclusiva Stand By Me. La sorpresa più bella? Portare sul palco Michele Maisano, leggendaria voce rock dei ruggenti anni anni Sessanta genovesi, che incredibilmente con Martino Coppo e gli altri ebbe modo di collaborare. Dieci minuti di puro furor musicale spassosi, complice la formidabile verve del nostro, voce alla Elvis intatta, fisico ancora "nel ruolo": e via con Susan dei marinai ( sapevate che il testo lo scrisse Fabrizio De André?) e un medley di rock'n'roll a mille all'ora con That's Alright Mama, una Fetta di limone, Shake Rattle and Roll: alla fine, letteralmente, "tutti giù per terra". Si ridiventa giovani, a frequentare vecchi ragazzacci. (Guido Festinese)

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