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Concerti Concerti EGSCHIGLEN al Suq
 

EGSCHIGLEN al Suq EGSCHIGLEN al Suq Hot

EGSCHIGLEN al Suq

Dettagli

Titolo
al Suq
Anno
Casa discografica

Suq - XIV° Festival delle Culture
13 - 24 giugno
Genova - Porto antico
 

Alla manifestazione dedicata all'incontro tra le molteplici culture del mondo, che da quattordici anni l'Associazione Culturale Chance Eventi organizza nel Salone delle Feste del Porto Antico di Genova, venerdì 22 giugno è stata la volta degli Egschiglen, formazione mongola specialista nel canto armonico, quella particolare, immaginifica tecnica vocale, sulla quale studiava anche il grande Demetrio Stratos, che consente di produrre con la voce più suoni contemporaneamente (difonie, diplofonie, multifonie). Musica di tradizione raffinatissima quella degli Egschiglen, che nei loro canti e nelle loro ballate (anche di nuova composizione), così simili a certo blue grass americano, ma anche all'intreccio di corde e consonanze armoniche che può ascoltarsi in un concerto brandeburghese, riflettono un'intera filosfia di vita, a partire dalla conduzione nomadica e comunitaria delle loro esistenze. E in effetti, le immagini di una carovana in movimento, o di cavalcate nella steppa siberiana, o del raccoglimento intorno a un fuoco dopo una faticosa giornata di marcia, sono costantemente evocate dal titinnante 2/4 in mid tempo che per lo più caratterizza le note di questo gruppo e di questo popolo. Una musica misteriosamente (ma forse no) sospesa a metà tra una concezione occidentale dell'organizzazione dei suoni e della ricerca sull'intonazione ed una orientale più melismatica, puntillistica, armonicamente indeterminata. Gli esperti perdoneranno questi nostri goffi tentativi di descrivere un mondo che davvero non conosciamo a sufficienza; e d'altronde la musicologia è scienza che ci è ancora troppo lontana. Due strumenti tradizionali ad arco, dal suono ora più cavernoso ora più melodiosamente acuto, una sorta di violoncello, utilizzato soprattutto in pizzicato a segnare l'accompagnamento ritimico, un salterio (o così ci viene da identificarlo), con le sue corde e i suoi marteletti, alternato ad una sorta di altra piccola arpa salterio, molto simile nelle sonorità ad un clavincembalo, con in più tutte le sfumature timbriche consentite dal solletticamento delle corde liberamente pizzicate - eccezionale la musicista addetta a questi due particolari strumenti, il cui pregevolissimo sostegno armonico funge da fulcro dell'intera esposizione musicale -, qualche percussione (un paio di gong, uno in pelle, l'altro in metallo), costumi tradizionali e alcuni momenti dedicati alla danza, a coreutici movimenti rituali. E poi il canto a condurre la complessa materia sonora, ora più rauco e "baritonale", ora più galleggiante su magici sovracuti mobili, individuale o collettivo, spesso antifonale, con queste "mille" voci che si diffondono nell'aria come per incanto, a disegnare una fiabesca, iridescente, aurora sonica che tutto avvolge e sublima. Spettacolare. (Marco Maiocco)

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