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Concerti Concerti MARK OLSON - In concerto a 'Il Banco' di Zoagli 19 luglio 2008
 

MARK OLSON - In concerto a 'Il Banco' di Zoagli 19 luglio 2008 Hot

Image I due pensionati, appena usciti dal circolo, si guardano un po' contrariati: “Da u Bancu gh'è n'americanu cu u beretin e a chitara...” sentenzia uno dei due mentre si allontanano... Lui, l'americano, è Mark Olson, già co-leader dei Jayhawks assieme a Gary Louris, mentre “Il Banco” è il locale di Zoagli che propone un'interessante calendario di concerti nella cittadina del levante ligure; in programma anche i Gang, il 17 agosto con Andrea Parodi, e molti altri, tra i quali il “Traditional Man” nostrano Andrea Marti. Il tour europeo di Olson promuove la recente uscita di “Salvation Blues”, di conseguenza la gran parte dei brani proviene da quel disco lasciando agli eventuali tifosi dei Jayhawks solo le briciole di due brani. Con la separazione dalla compagna, la cantautrice Victoria Williams, sembra che nella vita del cantautore sia finito un ciclo e sul suo volto, un po' sofferente, se ne vedono i segni, però nella serata di Zoagli c'è la voglia di ricominciare, dalla strada, con la custodia della chitarra per le monetine. Con Olson c'è il fiammeggiante violino di Michele Gazich, già accompagnatore di Massimo Bubola e collaboratore di artisti d'oltreoceano come Tom Russell ed Eric Andersen. La voce di Ingunn Ringvold, che suona anche il piano elettrico e le percussioni, completa il trio ma rispetto al disco si sente la mancanza di steel guitar e batteria mentre il djembé della percussionista rischia talvolta l'effetto “falò sulla spiaggia”. Le canzoni di “Salvation Blues” sono tutte di buona qualità ma alcune risaltano tra le altre, come “Sandy Denny”, sia per il delizioso fingerpicking che, fatalmente, per l'argomento; anche “The National Express” si distingue e con l'accattivante ritornello fa canticchiare il pubblico delle prime file, mentre è immancabile (ma bella!) la ballatona stile Jayhawks che qui si chiama “Tears From Above”. Non manca neppure una delle invettive anti-Bush per cui Olson è famoso, un aggressivo country-blues tutto grinta e impegno civile, prima della fine del concerto e un paio di bis. Tra la gente i due pensionati ripassano lanciando un'occhiata, ma l'americano non c'è più: “Anemmu a dormî, Giuan”. (Fausto Meirana)

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