Radio Disco Club 65
| 05 Maggio 2020
Mainstream rock di Ida Tiberio
La fase 2 avanza decisa verso il mainstream. Saranno incursioni mirate e pacifiche verso i classici del rock. Ecco la prima.
Let England Shake
Spencer Davis Group
Birmingham, primi anni sessanta. Mentre il beat si faceva strada in tutta la Gran Bretagna, il chitarrista Spencer Davis ci tiene a ribadire il suo interesse per il soul e il rhythm'n'blues. Per rendere più incisiva questa passione "arruola" nella sua band un adolescente che canta come un soul man di lungo corso, suona le tastiere in modo a dir poco strabiliante e scrive canzoni d'una tale intensità emotiva (e sensualità) che sembrano appartenere al percorso esistenziale d'un adulto. Il nome del ragazzo è Stevie Winwood che nel volgere di pochi anni diventerà una delle figura più rappresentative della musica inglese. Questa canzone porta la sua firma e nel 1980 Jake e Elwood l'interpreteranno da par loro.
PS: Nella band era presente anche il fratello di Steve, Muff, ma non si può dire che abbia avuto la stessa fortuna.
John Mayall and the Bluesbreakers
Parte da Manchester la via britannica al blues, per poi approdare nella rutilante Londra degli anni sessanta grazie all'impegno e alla dedizione di John Mayall, chitarrista di grande talento, appassionato dei classici del blues e grande estimatore della musica jazz. La sua carriera musicale inizia intorno ai trent'anni, decisamente tardi secondo gli standards dell'epoca, ma presto acquisirà un'importanza decisiva. I suoi Bluesbreakers sono il punto di partenza, o di consolidamento, di alcuni tra i più celebri musicisti britannici dell'epoca. Tutti giovanissimi e destinati a un futuro di grande successo. Qualche nome? Eric Clapton, Peter Green, Steve McVie, Mick Taylor. In altre parole, alcuni tra i musicisti più influenti nella storia del rock britannico.
Cream
Ed ecco un vero, accreditato e celeberrimo "supergruppo" Eric Clapton, (chitarra), Jack Bruce (basso) e Peter "Ginger" Baker (batteria) ovvero i Cream. Quando decidono di dare vita a questa nuova esperienza musicale, ciascuno dei tre giovani musicisti ha già una solida esperienza artistica e l'intuizione di amalgamare il blues alle sonorità elettriche tipiche del rock, risulta vincente, anche Eric fatica ad accettare questa deviazione che lo allontana dal blues "classico". Dal vivo, i Cream sono straordinari e i loro concerti ottengono un enorme successo soprattutto negli stati Uniti. Il loro secondo, famosissimo album, Disraeli Gears (splendida anche la copertina, realizzata dall'artista grafico e musicista Martin Sharp) contiene uno dei brani più acclamati della loro breve carriera, interrotta nel momento di massimo fulgore con un celebre concerto alla Royal Albert Hall. Facile intuirne il titolo.
Blind Faith
Copertina controversa e portata artistica immensa, l'unico album dei Blind Faith celebra la creatività dei due immensi personaggi intorno ai quali ruota la puntata di oggi: Eric Clapton e Steve Winwood. Eric, consapevole del suo talento, ha ormai preso l'abitudine di portare al successo le band e di abbandonarle al primo cenno di dissenso artistico. Steve è giovanissimo ma vanta già un curriculum musicale di tutto rispetto. La loro collaborazione si concretizza nella realizzazione di un album che viene pubblicato nel 1969 e vede la partecipazione di Ginger Baker e Rich Grech dei Family. Come dicevamo, questo lavoro affascinate rimarrà un'esperienza senza alcun seguito. Resta la bellezza indimenticabile di canzoni come Can't Find my Way Home e di un altro capolavoro intimistico e spirituale, scritto da Eric Clapton ma affidato alla vocalità sublime di Steve Winwood.
Traffic
Prima dei Blind Faith e dopo lo Spencer Davis Group, la verve creativa di Steve Winwood dà il via ad una delle esperienze musicali più interessanti dei tardi anni sessanta: i Traffic. Accompagnato dal fratello Chris, dal batterista Jim Capaldi e Dave Manson, Winwood organizza una sorta di "ritiro" (più artistico che spirituale, suppongo) in una fattoria del Berkshire. La band compone, studia e discute per alcuni mesi. E i risultati non si fanno attendere: i Traffic danno origine a un mirabile connubio di psichedelia, folk e rock sperimentale che, sotto la guida di Steve Winwood, diventerà un modello di intelligenza creativa destinato a lasciare il segno anche nel decennio successivo. Il primo album dei Traffic, Mr. Fantasy, viene registrato nel 1967 e la (quasi) title track è uno scintillante capolavoro.
Yardbirds
Ed eccoci negli accattivanti territori del beat. Gli Yardbirds sono attivi già dai primi anni sessanta. Si esibiscono in locale di Richmond che ha ospitato anche i giovanissimi Rolling Stones e anche loro pagano un doveroso tributo d'affetto al blues. Del resto, l'ingresso di Eric Clapton nella band non può che aver stimolato questa antica passione. Tra i "contattati" figura anche Jimi Page (che declinò l'offerta, momentaneamente) e Jeff Beck che, al contrario accetta di buon grado. Gli Yarbirds faticano a trovare credito presso le major dell'industria discografica. Tuttavia, il successo arriva, travolgente anche per loro. Il merito va a un brano per il quale la definizione "epocale" ha una sua ragion d'essere. Composto da Graham Gouldman e impreziosita dalle tastiere di Brian Auger, For your Love diventerà un hit planetario. Solo Eric Clapton ne resta insoddisfatto, al punto da abbandonare la band. Per coerenza e caparbietà.
Derek and the Dominos
Ancora una meteora musicale dal percorso abbagliante e rapido a firma Eric Clapton. L'inquieto chitarrista vola a New York per registrare un album destinato a restare l'unico ma apprezzatissimo album del gruppo Derek and the Dominos. Il titolo è Layla and Other Assorted Love Songs e riflette con la necessaria intensità la complessa situazione sentimentale che il celebre chitarrista sta vivendo in quel periodo. La storia è nota: Clapton si innamora perdutamente di Patty Boyd, la moglie di George Harrison che, detto per inciso, è uno dei suoi migliori amici. Affascinato dalla lettura di Majun e Leyla, un romanzo in versi in cui lo scrittore persiano Nizami narra le pene d'amore della bella principessa Leyla. Clapton ne resta affascinato e coinvolto, tanto da scrivere la celeberrima canzone che segue. Altra curiosità: all'album collabora anche un altro chitarrista di alto rango: Duane Allman.
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