Radio Disco Club 65

Mainstream rock di Ida Tiberio


La fase 2 avanza decisa verso il mainstream. Saranno incursioni mirate e pacifiche verso i classici del rock. Ecco la prima.

Let England Shake

Spencer Davis Group


Birmingham, primi anni sessanta. Mentre il beat si faceva strada in tutta la Gran Bretagna, il chitarrista Spencer Davis ci tiene a ribadire il suo interesse per il soul e il rhythm'n'blues. Per rendere più incisiva questa passione "arruola" nella sua band un adolescente che canta come un soul man di lungo corso, suona le tastiere in modo a dir poco strabiliante e scrive canzoni d'una tale intensità emotiva (e sensualità) che sembrano appartenere al percorso esistenziale d'un adulto. Il nome del ragazzo è Stevie Winwood che nel volgere di pochi anni diventerà una delle figura più rappresentative della musica inglese. Questa canzone porta la sua firma e nel 1980 Jake e Elwood l'interpreteranno da par loro.
PS: Nella band era presente anche il fratello di Steve, Muff, ma non si può dire che abbia avuto la stessa fortuna.

John Mayall and the Bluesbreakers
Parte da Manchester la via britannica al blues, per poi approdare nella rutilante Londra degli anni sessanta grazie all'impegno e alla dedizione di John Mayall, chitarrista di grande talento, appassionato dei classici del blues e grande estimatore della musica jazz. La sua carriera musicale inizia intorno ai trent'anni, decisamente tardi secondo gli standards dell'epoca, ma presto acquisirà un'importanza decisiva. I suoi Bluesbreakers sono il punto di partenza, o di consolidamento, di alcuni tra i più celebri musicisti britannici dell'epoca. Tutti giovanissimi e destinati a un futuro di grande successo. Qualche nome? Eric Clapton, Peter Green, Steve McVie, Mick Taylor. In altre parole, alcuni tra i musicisti più influenti nella storia del rock britannico.

Cream
Ed ecco un vero, accreditato e celeberrimo "supergruppo" Eric Clapton, (chitarra), Jack Bruce (basso) e Peter "Ginger" Baker (batteria) ovvero i Cream. Quando decidono di dare vita a questa nuova esperienza musicale, ciascuno dei tre giovani musicisti ha già una solida esperienza artistica e l'intuizione di amalgamare il blues alle sonorità elettriche tipiche del rock, risulta vincente, anche Eric fatica ad accettare questa deviazione che lo allontana dal blues "classico". Dal vivo, i Cream sono straordinari e i loro concerti ottengono un enorme successo soprattutto negli stati Uniti. Il loro secondo, famosissimo album, Disraeli Gears (splendida anche la copertina, realizzata dall'artista grafico e musicista Martin Sharp) contiene uno dei brani più acclamati della loro breve carriera, interrotta nel momento di massimo fulgore con un celebre concerto alla Royal Albert Hall. Facile intuirne il titolo.

Blind Faith
Copertina controversa e portata artistica immensa, l'unico album dei Blind Faith celebra la creatività dei due immensi personaggi intorno ai quali ruota la puntata di oggi: Eric Clapton e Steve Winwood. Eric, consapevole del suo talento, ha ormai preso l'abitudine di portare al successo le band e di abbandonarle al primo cenno di dissenso artistico. Steve è giovanissimo ma vanta già un curriculum musicale di tutto rispetto. La loro collaborazione si concretizza nella realizzazione di un album che viene pubblicato nel 1969 e vede la partecipazione di Ginger Baker e Rich Grech dei Family. Come dicevamo, questo lavoro affascinate rimarrà un'esperienza senza alcun seguito. Resta la bellezza indimenticabile di canzoni come Can't Find my Way Home e di un altro capolavoro intimistico e spirituale, scritto da Eric Clapton ma affidato alla vocalità sublime di Steve Winwood.

Traffic
Prima dei Blind Faith e dopo lo Spencer Davis Group, la verve creativa di Steve Winwood dà il via ad una delle esperienze musicali più interessanti dei tardi anni sessanta: i Traffic. Accompagnato dal fratello Chris, dal batterista Jim Capaldi e Dave Manson, Winwood organizza una sorta di "ritiro" (più artistico che spirituale, suppongo) in una fattoria del Berkshire. La band compone, studia e discute per alcuni mesi. E i risultati non si fanno attendere: i Traffic danno origine a un mirabile connubio di psichedelia, folk e rock sperimentale che, sotto la guida di Steve Winwood, diventerà un modello di intelligenza creativa destinato a lasciare il segno anche nel decennio successivo. Il primo album dei Traffic, Mr. Fantasy, viene registrato nel 1967 e la (quasi) title track è uno scintillante capolavoro.

Yardbirds
Ed eccoci negli accattivanti territori del beat. Gli Yardbirds sono attivi già dai primi anni sessanta. Si esibiscono in locale di Richmond che ha ospitato anche i giovanissimi Rolling Stones e anche loro pagano un doveroso tributo d'affetto al blues. Del resto, l'ingresso di Eric Clapton nella band non può che aver stimolato questa antica passione. Tra i "contattati" figura anche Jimi Page (che declinò l'offerta, momentaneamente) e Jeff Beck che, al contrario accetta di buon grado. Gli Yarbirds faticano a trovare credito presso le major dell'industria discografica. Tuttavia, il successo arriva, travolgente anche per loro. Il merito va a un brano per il quale la definizione "epocale" ha una sua ragion d'essere. Composto da Graham Gouldman e impreziosita dalle tastiere di Brian Auger, For your Love diventerà un hit planetario. Solo Eric Clapton ne resta insoddisfatto, al punto da abbandonare la band. Per coerenza e caparbietà.

Derek and the Dominos
Ancora una meteora musicale dal percorso abbagliante e rapido a firma Eric Clapton. L'inquieto chitarrista vola a New York per registrare un album destinato a restare l'unico ma apprezzatissimo album del gruppo Derek and the Dominos. Il titolo è Layla and Other Assorted Love Songs e riflette con la necessaria intensità la complessa situazione sentimentale che il celebre chitarrista sta vivendo in quel periodo. La storia è nota: Clapton si innamora perdutamente di Patty Boyd, la moglie di George Harrison che, detto per inciso, è uno dei suoi migliori amici. Affascinato dalla lettura di Majun e Leyla, un romanzo in versi in cui lo scrittore persiano Nizami narra le pene d'amore della bella principessa Leyla. Clapton ne resta affascinato e coinvolto, tanto da scrivere la celeberrima canzone che segue. Altra curiosità: all'album collabora anche un altro chitarrista di alto rango: Duane Allman.

Blue Monday di Dario Gaggero

Buonasera a tutti e benvenuti alla prima puntata di 'Blue Monday', trasmissione serale di blues e musica afroamericana (di ogni tipo e varietà) presentata da Dario Gaggero, che sono io.
Cominciamo a dire che inizialmente il 'format' della trasmissione sarà molto simile a quello della sua antenata 'Blue Morning' - e cioè un saltabeccare compulsivo tra le varie espressioni sonore di un centinaio di anni di storia della musica nera (e non solo).
Mi piacerebbe nel prossimo futuro curare una serie di monografie ispirate al percorso musicale di singoli artisti - o magari alla storia di certe etichette discografiche - o all'evoluzione di un dato strumento nell'evoluzione della musica blues.
Cosa ne pensate? C'è qualcosa che vi piacerebbe sentire?
Un periodo che vorreste approfondire?
Fatemi sapere e cercherò di accontentarvi.
Non potevamo non partire con il brano che da il titolo alla nostra trasmissione - l'immortale 'Blue Monday' di Fats Domino!

Apriamo le danze con la minuscola ma adrenalinica Sugar Pie De Santo!
Compagna di riformatorio di Etta James (!), con la quale si ritroverà a duettare nel 1965, venne scoperta da Johnny Otis e fece parte della James Brown Review per un paio d'anni prima di approdare alla Chess Records per la fase più 'soul' della sua carriera. Qui la vediamo intonare la classica 'Rock Me Baby' accompagnata da un
dream team comprendente Clifton James alla batteria, Willie Dixon al contrabbasso, Hubert Sumlin alla chitarra e Sunnyland Slim al pianoforte durante una data dell'American Folk Blues Festival del 1964.

Pochi musicisti sono stati influenti per la chitarra blues quanto il texano T-Bone Walker, assurto a modello per tutta una serie di epigoni tanto numerosi quanto diversi nella loro espressione artistica (da B.B. King a Chuck Berry, per citare due nomi tra i più noti). Dotato di un suono limpido dalla chiara influenza jazzistica e protagonista di performance mozzafiato anche dal punto di vista atletico/spettacolare ebbe una carriera lunga (incise dalla fine degli anni '20 alla metà degli anni '70) e discograficamente interessante.
Questa sua 'Little Girl, Don't You Know' è tratta dal suo album 'Stormy Monday Blues', pubblicato dalla Bluesway nel 1967.

Dopo aver suonato con luminari della scena di Chicago come Little Walter e Howlin' Wolf e aver dato un fondamentale contributo alla Paul Butterfield Blues Band, Sam Lay intraprese una carriera solista nell'inusuale veste di batterista e cantante della sua Sam Lay Blues Band. Ho scelto per voi un brano dal suo album di debutto ('Sam Lay in Bluesland') pubblicato dalla Blue Thumb nel 1969 e prodotto da Nick Gravenites.
Dal repertorio di Chester 'Howlin' Wolf' Burnett eccovi 'Asked Her For Water' - con tanto di scintillante assolo di chitarra di Mike Bloomfield!

Bukka White (al secolo Booker T. Washington White) è stato uno degli artisti più drammatici ed intensi del Mississippi Blues prebellico, con una voce ferrosa e aspra arricchita da un personalissimo vibrato e un approccio decisamente percussivo all'uso del bottleneck.
Riscoperto dal musicista (e appassionato cultore) John Fahey nel 1963 riuscì a trasportare senza apparente sforzo un'immutata proposta artistica anche sui palchi della vecchia Europa.
Rinchiuso per due anni (dal 1937 al 1939) nel tristemente famigerato carcere di massima sicurezza noto come Parchman Farm per aver sparato ad un uomo in una rissa, raccontò la sua esperienza nell'omonima 'Parchman Farm Blues' (1940).

Abbiamo già incontrato in passato Eric Bibb, artista mai lontano da certe radici folk e gospel e dotato di una vocalità espressiva e duttile che lo porta ad eseguire con la stessa raffinata autorità brani che spaziano da classici del blues a racconti ironici di vita vissuta - passando per gli spiritual e i canti di protesta.
Stasera lo sentiamo impegnato in una sua versione del classico 'Going Down Slow' di St. Louis Jimmy Oden - incisa negli studi della WNCW.

Big Maybelle oggi è quasi dimenticata ma è stata un'importante figura di passaggio tra il canto jazz 'da big band' e il rhythm and blues dei primi anni '50.
Dotata di una voce irruente e briosa, non priva di un certo fervore gospel, la sua carriera ha subito un considerevole numero di alti e bassi, anche a causa di una dipendenza dall'eroina che la perseguiterà per gran parte della sua vita.
Qui la vediamo, in un raro filmato a colori, in uno dei suoi apici: la partecipazione al festival 'Jazz on a Summer Day' del 1958, con 'I ain't mad at you'.

Vi lascio con una piccola curiosità: un brano di Bobby 'Blue' Bland (storico cantante di Beale Street con una carriera che spazia dal più classico blues elettrico a maturi esempi di notevole soul blues) scritto per lui da...David Coverdale, che lo interpretò in seguito con i suoi Whitesnake!

Alla prossima puntata (e aspetto i vostri suggerimenti, mi raccomando!),

Dario.

ll 12 marzo è incominciata la nostra quarantena. In realtà non avrebbe dovuto durare 40 giorni, ma solo 14. Bisognava trovare qualcosa da fare per impegnare noi e per fare in maniera che i nostri clienti non si dimenticassero di noi, anzi di Disco Club. Mi viene in mente di fare una radio di resistenza per il periodo del coronavirus. Una radio vera non potevamo farla, non avevamo i mezzi, e allora mi sono inventato questa radio che della radio non ha proprio niente: non parliamo, ma scriviamo, voi non sentite la nostra voce, e le canzoni, oltre che sentirle, le vedete come alla televisione, quindi in realtà una telerivista musicale. Ma ci piaceva rifarsi alla radio per eccellenza di resistenza, Radio Londra. Ecco così che il 17 marzo alle 11 Dario parte con la prima trasmissione della nostra radio, Blue Morning, dedicata principalmente alla sua passione, il blues, seguito alle 14 da Danilo con Free Fall e il suo jazz. Dal giorno dopo si aggiungono prima Ida, con Hey Girls!, Fausto con That's Folk! e Antonio con La musica di Antonio fra Acqua Santa e Demonio. A seguire Diego Punk con L'ora dell'Ignoranza (tanto ignorante da non sapere che un'ora dura 60 minuti e non 30) e Dario con Heavy Metal Parking Lot. Per il divertimento poi appuntamento quasi quotidiano col le "belinate" dell'Ora del Deficiente, che ha riportato nella nostra radio quello che succede nell'intervallo in negozio quando io vado a mangiare, quando il gatto non c'è, i topi ballano (io nella parte del gatto un po' mi ci vedo, Dario in quella del topo non troppo, in tutti i casi un topone). Insomma una programmazione fin troppo intensa e faticosa, anche per chi ci segue; l'abbiamo fatto perché convinti di farla durare solo per 14 giorni di cui 5 già passati. Così non è stato e tra un prolungamento e l'altro la quarantena ha superato i 40 giorni, con oggi sono 53 giorni di clausura e 48 di Radio Discoclub65.
Da domani il Governo ha annunciato che si passa alla "fase 2". Più libertà di uscita, specialmente nelle ore diurne, e quindi per noi perdita di "audience" (si fa per dire) nelle ore pomeridiane. Siccome ci piace vincere facile spostiamo la nostra programmazione alla sera, sì perché penso che voi siate stufi di vedere la tredicesima replica di Montalbano o addirittura del gioco di Amadeus "I Soliti Ignoti", che avendolo già visto si può ribattezzare "I soliti noti", perché ormai tutti sanno di chi è parente il teorico ignoto, come per Montalbano chi è il colpevole. La "fase 2" di Radio Discoclub65 vi terrà compagnia tutte le sere, meno la domenica, e un solo appuntamento pomeridiano, nell'intervallo di giovedì vi lasciamo in compagnia del vostro programma preferito, per non offendere nessuno, né il conduttore (sé stesso), né gli ascoltatori, Dario ha cambiato nome alla trasmissione: "Cin cin con gli occhiali". Speriamo di farlo il 18 maggio cin cin con tutti voi (però senza occhiali, perché con le mascherine si appannano...) e di mettere anche la nostra Radio nel baule dei ricordi (oppure no?).


Gian


Eccovi il nuovo palinsesto (che parolone, sembriamo una radio seria...).

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