Radio Disco Club 65

That's Folk! di Fausto Meirana

Buonasera da Fausto Meirana. Benvenuti alla nuova collocazione serale di That's Folk!, sempre su Radio Discoclub65. Tema della serata è il colore, anzi i colori. Molte folksong hanno nel titolo un riferimento cromatico, quindi stasera ne ascolteremo qualcuna. Cominciamo con Donovan e la sua Colours del 1965.

Donovan cominciava così, parlando della capigliatura dell'amata: " Yellow is the colour of my true love's hair"... Non traduco, perchè capelli gialli in italiano non funziona granchè, comunque il brano più conosciuto che affronta l'argomento è certamente Black Is The Color , un traditional d'origine americana eseguito da molti artisti. La versione di seguito è del folksinger irlandese Christy Moore.

Restiamo in Irlanda, e nei colori delle donne. La ragazza dagli occhi marroni deve aver incantato il giovane Van Morrison, che agli inizi di una lunga carriera le ha dedicato Brown-Eyed Girl. Ascoltiamo il brano in una versione folkeggiante dei gallesi Stereophonics.

Rovesciamo il mappamondo e caschiamo negli Stati Uniti. Dall'altra parte del cielo, la folkdsinger Kate Wolf dedica questa bellissima ballata ad un uomo, e ai suoi occhi verdi. La Wolf è morta giovane, per una leucemia, una grande perdita per il folk americano e la musica in generale; il brano è Green Eyes.

Sono occhi pieni di lacrime gli occhi azzurri che canta Willie Nelson in una delle sue canzoni più apprezzate. Il gigante del country (87 anni compiuti pochi giorni fa) ha inciso la canzone Blue Eyes Crying In The Rain in uno dei suoi migliori dischi, Red Headed Stranger, uscito nel 1975.

I prossimi due brani parlano di un'amicizia tra due cantautori americani scomparsi; uno da molti anni, Steve Goodman, e uno da pochissimo, John Prine. I due collaborarono a lungo nei rispettivi album e furono veri amici. La canzone di Goodman in tema di colori è Yellow Coat, ovvero il cappotto giallo.

Dopo il cappotto giallo cantato da Steve Goodman, passiamo ad un altro accessorio, che immaginiamo addosso ad una donna. L'ombrello blu di John Prine potrebbe persino essere un omaggio alla canzone del collega. Non ci sono testimonianze, ma io vedo una ragazza in giallo, con l'ombrello blu e due amici che ne parlano... Blue Umbrella.

In questa lunga serie di That's Folk! forse ho dimenticato un grande artista inglese, anche lui scomparso da decenni, Nick Drake. Il tema "colorato" di oggi mi consente di riparare, pubblicando uno dei suoi brani più apprezzati, nonostante il testo drammatico e inquietante. Pink Moon. La luna ros(s)a che ci prenderà tutti...

La prima trasmissione serale di That's Folk! si conclude qui, tornando al colore più usato, in ambito folk, l'azzurro (o blu, visto che non è mai chiarissimo a quale colore si riferisca il termine blue). Il canadese Bruce Cockburn, con un accostamento che è quasi un ossimoro, ha battezzato un suo brano Incandescent Blue. Buon ascolto con Radio Discoclub65. Domani solo al pomeriggio con Dario e Cin Cin Con Gli Occhiali. A presto da Fausto Meirana.

Cin Cin con gli Occhiali di Dario Gaggero

Buongiorno a tutti e benvenuti ad un appuntamento vecchio ma con un nome nuovo!
Ho deciso di abbandonare la vecchia nomenclatura ('L'ora del deficiente') per segnalare l'avvento della tanto attesa 'Fase 2' e anche per evitare che quello che doveva essere un riferimento corale alle pause pranzo in assenza di Giancarlo e alle scoperte musicali ad esse collegate rimanesse un'etichetta infamante collegata in esclusiva alla mia umile persona (visto che alla fine le mille trasmissioni della 'Fase 1' me le sono sciroppate da solo). Ho scelto 'Cin Cin con gli Occhiali' perché simboleggia in maniera egregia la nostra ricerca archeomusicale: un pezzo deliziosamente scemo di un artista che la critica non si è mai cagato e che ora innalza senza mezze misure tra i grandi della musica. Fu vera gloria? Ai posteri l'ardua sentenza.
E mentre queste altisonanti parole rimbombano ancora nelle vostre orecchie e nei vostri cuori partiamo con la sigla!



Inizialmente oggi volevo parlarvi della curiosa mania che ha coinvolto la scena musicale di mezzo mondo nel 1968 – e non sto parlando del Flower Power. In seguito all'uscita del fortunato film 'Gangster Story' di Arthur Penn (1967) le copertine dei complessi e dei cantanti di musica 'giovane' si riempirono di gessati, mitragliatori Thompson e macchine d'epoca. La cosa buffa è che già all'inizio degli anni '60 c'era stato un timido 'ritorno ai ruggenti anni Venti' con il tentativo più o meno fallito di far tornare di moda il Charleston (vedi 'Piccola' di Adriano Celentano, ad esempio). Il fenomeno, come detto, non fu certamente esclusiva dell'Italia (esempi esteri contemporanei furono ad esempio 'Bonnie et Clyde' di Serge Gainsbourg e Brigitte Bardot o la capostipite 'Ballad of Bonnie & Clyde' di Georgie Fame) ma infestò curiosamente le classifiche del nostro paese per sei o mesi o più, con una decina di versioni rivali de 'La Ballata di Bonnie e Clyde' a darsi battaglia.
Per voi ho selezionato la versione di 'Mr.Bandiera Gialla', Gianni Pettenati:


 

Continuiamo la nostra carrellata dedicata ai nostrani 'roaring late-60's' con Rinaldo Ebasta (che sospetto essere parente del noto trapper Sfera Ebbasta) e la sua 'Vado Pazzo per Lola', vero inno mancato della moda imperante (e lato B dell'ennesima versione di 'Bonnie & Clyde' con interessante copertina di Guido Crepax):


A proposito di artisti rivalutati dalla critica: non poteva mancare alla nostra rassegna la classica 'Torpedo Blu' di Giorgio Gaber, ovviamente uscita in quel fatidico 1968...

 

Dopo questa inusuale concessione al gusto popolare torniamo subito in carreggiata con un brano che probabilmente solo i più coraggiosi hanno avuto modo di ascoltare: i misconosciuti Slim con la loro cover di 'Brother, Can You Spare A Dime' (scippata clamorosamente dalla versione degli inglesi St.Valentine's Day Massacre – già dal nome perfettamente inseriti nella moda del momento - con un Jon Lord pre-Deep Purple alle tastiere).


Chiudiamo la prima parte della nostra rassegna con il tema portante di un'altra pellicola, decisamente meno influente e fortunata di quella di Penn: sto parlando di 'La Pupa del Gangster' di Giorgio Capitani, con Marcello Mastroianni e Sophia Loren (1975). Voi ve lo ricordavate?



E passiamo senza por tempo in mezzo alla seconda parte della nostra carrellata di successi e insuccessi.
L'argomento è simile – il crimine – ma stavolta ci spostiamo in un'epoca diversa: quella hard boiled degli anni '40 e '50, disseminata di loschi intrighi, pupe dal whisky facile e gangster dal cuore tenero, splendidamente rappresentata nell'opera musicale di Fred Buscaglione.
Cominciamo a mo' di sigla con un estratto dal celebre film 'Noi Duri' di Camilo Mastrocinque, che lo vedeva affiancare Totò e Paolo Panelli:



Quello di Fred Buscaglione è stato un fenomeno con pochi eguali nella musica italiana: innestando le sue irresistibili vignette gangsteristiche su un valido accompagnamento swing riuscì nel miracolo di far tornare di moda un'espressione musicale che nei nostri lidi non aveva mai avuto vita molto facile, proprio mentre il resto del mondo si faceva conquistare dagli ultimi vagiti del rock'n'roll. Visto che 'Noi Duri' era poco più di un jingle continuiamo con un suo classico:



Era solo naturale che un fenomeno di questo tipo desse vita ad una notevole schiera di imitatori che presero Fred a modello in tutto per tutto: dalla voce roca e strafottente al look paglietta e baffetti.
E' a loro, ingiustamente dimenticati dalla storia, che dedichiamo l'ultima parte della nostra rassegna.
Partiamo con quello che forse è il più famoso del lotto, Riz Samaritano, con il suo 'Tango dell'Evaso' (1960)

 

Continuiamo con Roby Guareschi che ebbe il non facile compito di guidare gli Asternovas in seguito alla tragica scomparsa di Buscaglione:



E concludiamo con il surreale videoclip di 'Tritolo Twist' di Fred Bullo. Che tempi!
Ci vediamo giovedì prossimo,
Dario.


 

La Mezz'ora dell'Ignoranza di Diego Curcio

La Fase 2 dell'Ora dell'ignoranza, anzi della (Mezz)ora dell'Ignoranza, come l'hanno ribattezzata giustamente Gian e Dario, prevede un solo appuntamento settimanale: il martedì alle 21. So che avete tirato un sospiro di sollievo, ma vi avverto: cercherò di essere ancora più ignorante, così la dose di bruttezza durerà più a lungo. Per questa prima puntata del nuovo corso però sarò clemente e metterò musica bellissima (solo per me). E la metterò proponendo alcune nuove uscite degli ultimi mesi (come già ho fatto qualche puntata fa e sperando di non ripetermi, visto che non ricordo esattamente cosa abbia postato). Da qualche settimana è uscito il nuovo splendido album dei Klasse Kriminale, "Vico dei ragazzi". Un disco molto rock'n'roll che contiene questo bellissimo excursus musicale sul punk "Prole rock".

Un'altra novità succosa è il nuovo attesissimo album dei Dalton di Roma, "Papillon". Il disco è uscito da pochi giorni con la produzione di Glezos (una garanzia) e il marchio Hellnation (il meglio che ci sia per chi ama il rock della strada). Non sono ancora riuscito a sentire tutti i pezzi, ma i due estratti appena messi su Youtube sono davvero splendidi. La canzone che ho deciso di postare è "L'appartamento", che si apre con l'attore Marco Giallini, grande fan del punk, che legge un poesia del Belli.

Un po' a sorpresa, una decina di giorni fa, è uscito il nuovo e stupendo album degli X, il primo con la formazione originale dopo circa 35 anni. Un disco davvero eccellente, che ricorda i momenti migliori della band di Los Angeles (città natale e titolo del loro primo clamoroso lp, che nel 2020 compie 40 anni). Il nuovo lavoro si chiama "Alphabetland" e questa è la title track.

Area Pirata e Surfin' Ki hanno appena dato alle stampe "Rock these ancient ruins. Mamma Roma's kids", una raccolta con il meglio della scena romana (di oggi e in parte di ieri). Le 14 tracce del disco sono tutte stupende, non ce n'è una fuori posto. Tra tanta bellezza ho scelto "Third age lobotmy" dei Beats Me, perché è una delle poche band in scaletta che non conoscevo e devo dire che mi ha sorpreso molto piacevolmente.

Uscirà il 15 maggio "Frail bray", il nuovo album dell'hc band americana Western Addiction. Il disco è targato Fat Wreack, ma il sound non è il classico hardcore melodico californiano alla NOFX. Qui ci troviamo in territori old school, fatti di suoni ruvidi e taglienti: diciamo l'altra metà del cielo della label di Fat Mike, che da qualche tempo è tornata a dare spazio a gruppi "alla vecchia" come i Pears. Questo brano si intitola "They burned our paintings".

Anche in casa Flamingo Records sono in arrivo novità interessanti. Nei prossimi mesi dovrebbe uscire l'esordio dei Porno Muori, una misteriosa band dal suono sghembo e velenoso, non certo il classico gruppo punk, ma forse il gruppo più punk che vi capiterà di ascoltare. Per il momento sono usciti solo due brani, assurdi e bellissimi. Questa è "Invisible man".

Ad aprile è uscito il nuovo disco delle Es, una band tutta al femminile proveniente da Londra e dedita a un post-punk letteralmente da capogiro. Il disco (il quarto in carriera) si chiama "Less of everything" e questa è "Chemical". Un disco che merita di essere ascoltato con attenzione. Tra le novità più interessanti dell'anno.

Ho letto sulla pagina di Disco Club che è appena uscita una raccolta con tutto il materiale della storica band garage anni Sessanta The Groupies. Musica fuzzosa e antesignana del punk. Ordinate il disco da Gian e Dario, ma intanto beccatevi questa "I'm a hog for you baby" del 1966.

Ecco il disco di uno dei miei cantautori contemporanei preferiti: Path. Naturalmente non si tratta del solito strimpellatore indie del cazzo o di un emulo di De Gregori, ma di un rocker, anzi di un punk, che ha deciso di dedicarsi a pezzi meno tirati e più raccontati, sull'esempio di Billy Bragg. Path negli ultimi due o tre anni ha pubblicato tre dischi, uno più bello dell'altro. Questa canzone si chiama "Il buio oltre la ferrovia" tratta da "Small town boy".

 Chiudo questa (Mezz)ora dell'ignoranza con un gruppo che non conosco ma che mi piace un sacco (l'ho sentito oggi per la prima volta): Namatay Sa Ingay, una band di origine filippina ma che suona e New York un hc bello trugno e potente. Questa è "Ang Talim ng Galit" dal nuovo disco "Ang Talim ng Galit". A martedì.

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