Radio Disco Club 65

Mainstream Rock di Ida Tiberio

American mainstream, Dalla Gran Bretagna agli Stati Uniti. La nostra effervescente cascata di "classici" prosegue senza sosta.

Creedence Clearwater Revival
John e Tom Fogerty sono due studenti liceali di Berkley affascinati dal blues e dal rock'n'roll. Amano Howling Wolf, Screamin Jay Hawkins ma anche il soul. Insieme agli "schoolmate" Stue Cook e Doug Clifford si esibiscono nei club della loro città e in breve danno una forma compiuta al loro progetto musicale. La band prende il nome di Creedence Clearwater Revival ed è destinata a raggiungere un successo planetario. I Creedence sfoderano una serie di cover straordinarie e scrivono ottimo materiale originale. Merito del talento istintivo, passionale e genuino di John Fogerty e della sua voce così efficacemente rude. Senza sottovalutare un buon lavoro di squadra che ha permesso alla band di attingere dalle sonorità bayou e dalla musica delle radici con intelligenza e creatività

Buffalo Springfield
Restiamo in California, una sorta di terra promessa per tutti i giovani colti dall'inquieta, dilagante ribellione che negli anni sessanta diventava il tratto distintivo dell'America "alternativa". Si sviluppa qui, nella mitica Costa Ovest, la storia breve ma significativa dei Buffalo Springfield. Steven Stills è texano, Neil Young è canadese, Richie Furey viene dall'Ohio ma è la città di Los Angeles il perno attorno al quale ruota loro attività musicale. La line-up della band non è stabile ma i brani più celebri fanno capo a Steven Stills e Neil Young. I Buffalo Springfield verranno ricordati soprattutto per il maestoso e tagliente inno di rivolta che stiamo per ascoltare. Il brano porta la prestigiosa firma di Steven Stills

Steppenwolf
Dal Canada a New York e infine , anche per loro, l'approdo in California. Questa è la classica linea-guida dei giovani rocker degli anni sessanta: andare là dove le cose importanti accadono e lasciarsi coinvolgere dalla marea montante del cambiamenti. Gli Steppenwolf (il nome pare abbia un riferimento diretto al libro di Herman Hesse, "Il lupo della steppa") non fanno eccezione. La band attraversa la cultura hippy con la forza dirompente della musica e con numerose prese di posizioni pubbliche contro la guerra del Vietnam. Il loro è un mix di fascinazione "flower power" e ribellismo che, anche sul piano artistico, risulta vincente. Chi non ricorda il film Easy Rider e la fuga senza speranza di Peter Fonda e Dennis Hopper lungo le strade d'America? Inutile specificare che la canzone-simbolo del film (e di un'epoca remota avvolta nel mito) porta la firma degli Steppenwolf

Byrds
Lo sapete, di tanto in tanto mi concedo toni enfatici ma in questo caso non credo eccedere in benevolenza, Pochi gruppi possono vantare un ruolo paragonabile a quello dei Byrds nell'evoluzione della musica americana, negli anni sessanta e nei decenni successivi. Gene Clark, Jim/Roger Mc Guinn e David Crosby si incontrano nel '63 al Troubador di Los Angeles. In meno di due anni, il progetto si concretizza. L'ingresso nella band di Gene Parsons e Chris Hillman, il contratto discografico con la Columbia, la cover "dylaniana" di Mr. Tambourine Ma (seguita da altre) e la messa a punto di un sound eterogeneo e affascinante, sospeso tra il country-rock e psichedelia danno impulso alla notorietà dei Byrds. Nella band transita anche un musicista geniale e tormentato come Gram Parsons. Il suo contributo nell'album Sweetheart of Rodeo è determinante ma resta un episodio isolato. In seguito Gram Parsons e Chris Hillman costituiranno Flying Burrito Brothers, un'altra pietra miliare del country rock

Flying Burrito Brothers
Chris Hillman decide, probabilmente senza troppi indugi, di seguire Gram Parsons in una nuova avventura musicale. Entrambi abbandonano i Byrds e si dedicano ad un nuovo progetto artistico, i Flying Burrito Brothers. Nel sessantanove pubblicano il loro primo, acclamatissimo album,The Gilded Place of Sin. Il lavoro è un autentico trionfo delle sonorità country-rock più innovative ed è il banco di prova dell'immenso talento compositivo e vocale del giovanissimo Gram Parsons. Ma la personalità dell'artista americano è fragile e inquieta: al termine della registrazione del secondo album recide di lasciare la band. Infine si dedica ad una carriera solistica potenzialmente straordinaria. Farà in tempo a realizzare due album che, a detta di molti (certamente di chi scrive), sono autentici capolavori. Gram non farà in tempo a vedere l'uscita del meraviglioso Grievous Angel. Morirà nei pressi di Joshua Tree, in circostanze mai chiarite.

Jefferson Airplane

I Jefferson Airplane, insieme ai Grateful Dead (che ascolteremo tra poco) rappresentano la quintessenza della controcultura americana degli anni sessanta. Dalla "Summer of Love" del '67 alla ribellione esplicita al sistema, dalla cultura lisergica di Timothy Leary al radicalismo politico di Jerry Rubin, dall'utopia della "comune" all'incontenibile libertà espressiva della loro musica. Chissà se Marty Balin, Jorma Kaukonen, Paul Kantner, Jack Casady e la meravigliosa Grace Slick erano consapevoli che la loro musica avrebbe inciso così profondamente nel costume dei giovani americani di quegli anni. In ogni caso, i suoni acidi, distorti, suadenti e accattivanti della loro musica restano impressi nella memoria (e nel cuore) di molte generazioni.

Grateful Dead
Da un po' di tempo non vi tediavo con il ricordo personale, vero? Rimedio subito. C'è un edificio, all'incrocio tra Asbury Street e Haight Street, contrassegnato dal numero 710 che rappresenta uno dei motivi principali della mia lontana vacanza a San Francisco. Tra il '66 e il '67, proprio in quell'appartamento, i Grateful Dead creano uno straordinario laboratorio di controcultura. Vita co-munitaria (tra gli ospiti, anche Janis Joplin), esperimenti lisergici e musica. Jerry Garcia, leader del gruppo, è un chitarrista di grande talento, ha una voce inconfondibile e sotto la sua guida, la band dà il via a un'esperienza musicale di inestimabile valore. Album come Anthem, Aoxomoxoa, Working-man's death e, a mio parere, American Beauty, trovano legittimamente spazio nell'Olimpo musicale della West Coast.

Quicksilver Messenger Service E concludiamo, almeno per questa sera, la nostra tracimante ondata psichedelica, con più anarchici, colorati e irriverenti della compagnia: I Quicksilver Messenger Service. Sotto l'egida creativa di John Cipollina, chitarrista irruento e geniale, la band si fa strada nei fitti territori della West Coast. Merito delle loro sonorità distorte e lancinanti, del magnifico lavoro dei due chitarristi (l''irruento John Cipollina e il più "morbido" Gary Duncan) e di un album che, a detta di molti, rappresenta un vero e proprio gioiello della musica psichedelica: Happy Trails. Qui troviamo anche un omaggio al blues di Bo Diddley. Ovviamente, interpretato secondo i canoni lisergici dei Quicksilver Messenger Service

La Mezz'ora dell'Ignoranza di Diego Curcio

Per tanti della mia generazione – i nati tra la fine degli anni Settanta e la metà degli anni Ottanta – il revival punk di metà anni Novanta è stata la molla che li ha fatti appassionare a questa controcultura. Per qualcun altro, invece, quel momento ha coinciso con la svendita del punk. Io appartengo, senza dubbio, al primo caso e credo che l'esplosione planetaria di Green Day, Offspring ecc sia stata un toccasana, per la musica, per i ragazzini dell'epoca (e dei 5 lustri a venire), ma anche per il punk. L'anno emblematico è stato il 1994. E quindi la puntata della (Mezz)ora dell'ignoranza di oggi si concentrerà sui dischi revival punk (e non solo) usciti in quell'annata magica. Per farlo non potevo che partire da "Dookie" dei Green Day, il DISCO punk anni Novanta per eccellenza e uno dei miei album preferiti di tutti i tempi. Questa è la "ballad" Pulling teeth.

"Dookie" era uscito per una major ed era il manifesto del pop-punk. Ma anche nell'underground c'era chi era pronto a fare il botto. I NOFX di Fat Mike dopo dieci anni di gavetta si erano fatti un nome abbastanza solido nella comunità hc e nel 1994 diedero alle stampe, su Epitaph, il loro capolavoro indiscusso: "Punk in drublic", un album incredibile, velocissimo e melodico, con pezzi memorabili e testi maturi e ironici. Questo è il loro "tentativo" oi! "The Brews".

Come i NOFX anche gli Offspring facevano parte della scuderia Epitaph e nel 1994, con "Smash", diventarono la band indipendente a vendere più copie nella storia della musica rock. I suoni sono in bilico tra il pop-punk e l'hc melodico (con qualche incursione "metallica"). "Bad habit" è un pezzo cattivo e al tempo stesso irresistibile.

Il poker classico del punk targato 1994 si chiude con un'altra band californiana che quell'anno sfornò un best seller: i Rancid. Dodici mesi prima di sbancare tutto con "...And out come the wolves", Tim, Lars, Matt e Brett hanno pubblicato per Epitaph "Let's go", disco ruvido e melodico, che per loro è stato una vera svolta. Questa è "Salvation".

Nel 1994 succede anche l'impensabile: i Bad Religion, campioni dell'hc melodico californiano abbandonano casa Epitah e firmano per la major Atlantic. Per molti è un sacrilegio, secondo me è un'opportunità. Anche perché se ascoltate i loro album major (qualche anno dopo sono tornati su Epitaph) capite che il suono, l'attitudine e i testi non sono cambiati di una virgola. Nel 1994 esce l'ottimo "Stranger than fiction" e questa è "Hooray for me".

Tornando al pop-punk nel 1994 gli Screeching Weasel pubblicano il disco prima di uno dei loro innumerevoli scioglimenti: "How to make enemies and irritate people", uno degli ultimi album stellari della band e l'ultimo su Lookout. Al basso c'è Mike dei Green Day. Qui siamo all'apice del loro suono melodico e super veloce. Questa è "Planet of the apes".

Dici Screeching Weasel e non puoi non dire anche Queers, l'altra metà della mela pop-punk anni Novanta della scuderia Lookout. Nel 1994 la band di Joe King se n'è uscita con un disco epocale, per il genere, "Beat Off". Dopo quell'album le altre prove dei nostri non saranno mai così a fuoco, anche se non mancheranno i dischi interessanti e divertenti. Questa è la ballad "Mirage".

Il 1994 è stato un anno incredibile. I Jawbreaker - siamo ancora California - pubblicano uno dei loro capolavori (forse il loro capolavoro assoluto) "24 hours revenge therapy", che contiene il PEZZO per eccellenza della band di San Francisco: "Boxcar". Dopo quel disco capitale i nostri firmeranno per una major e daranno alle stampe un altro album stupendo "Dear you", che però fu inspiegabilmente un flop e portò al loro scioglimento durato fino a un paio di anni fa.

In un 1994 affollato di così tanti album stellari in pochi si saranno accorti di "File under: easy listening" degli Sugar, la band post-Husker Du di Bob Mould, che due anni prima aveva sorpreso tutti con l'eccellente "Copper blue". Questo secondo album non è ai livelli del primo, ma è comunque un gran bel lavoro. Senza contare che la maggior parte delle band esplose nel 1994 deve moltissimo agli Husker Du. Questa è "Believe what your saiyng".

Chiudo la puntata con una band speciale come i Dinosaur Jr, che hanno iniziato a muovere i passi nel giro indie e post-hc di metà anni Ottanta (SST records), per approdare nel decennio successivo su major. Il loro suono non è propriamente punk, ma ha sicuramente radici in quella scena. Nel 1994 i nostri hanno pubblicato un bell'album dal titolo "Without a sound", il cui primo pezzo è l'epocale "Feel the pain". A martedì.

Blue Monday di Dario Gaggero

Buonasera a tutti e bentornati all'appuntamento serale di 'Blue Monday'!
Lunedì scorso vi avevo chiesto se avevate idee per future monografie ma recenti fatti di cronaca hanno preceduto le vostre richieste: in occasione della sua scomparsa dedicherò non una ma addirittura DUE puntate della nostra rubrica a Little Richard, la Pesca della Georgia!

Partiamo subito con un suo classico Specialty, a mo' di sigla:

richard1'Little' Richard Wayne Penniman (nato a Macon, GA, nel 1932) cominciò il suo percorso musicale alla fine degli anni '40, modellando il suo stile vocale sull'esempio di cantanti gospel come Sister Rosetta Tharpe e Mahalia Jackson.
Scappato di casa nel 1949 si aggregò a vari 'medicine show' itineranti come cantante di rhythm and blues abbandonando le radici gospel ed esibendosi anche nei panni (femminili) di un'improbabile Princess LaVonne.
La vera prima svolta della sua carriera arrivò quando ad Atlanta ebbe finalmente modo di conoscere uno dei suoi idoli, Billy Wright.
Oltre a dargli vari consigli 'estetici' (quale fondotinta usare, come acconciarsi i capelli...) lo presentò al DJ Zenas Sears che riuscì
a fargli ottenere un contratto con la RCA nel 1951. Osservando questa foto di Billy Wright potete notare quanto Richard l'abbia preso a modello...

Anche se ci propongono un Little Richard ancora acerbo e non perfettamente a suo agio, queste prime incisioni sono derivative (soprattutto nei confronti di Roy Brown e del già citato Wright) ma non del tutto trascurabili.
Il brano più noto di queste session è probabilmente 'Every Hour' (di sua composizione) dove la band di Roy Mays - una jazz band tradizionale adattatasi senza troppi problemi al jump blues - sembra anticipare quella fusione tra blues orchestrale e ritmi di New Orleans che farà la fortuna di Fats Domino qualche anno dopo.

richards2Visto l'insuccesso dei dischi RCA Richard si unì al quartetto vocale dei Tempo Toppers prendendo parte a vari 'package tour' e firmando nel 1953 per la Peacock Records di Houston (Texas), proprietà del potente imprenditore/faccendiere Don Robey, le cui 'disinvolte' attività discografiche (ed extra discografiche) sono oggetto di leggenda.

(nella foto Don Robey, che nonostante il look alla Howard Cunningham aveva mezzi abbastanza spicci e pare disponesse di amicizie parecchio influenti...)

Nonostante il coinvolgente spettacolo portato in giro dai Tempo Toppers in vari night club del sud degli Stati Uniti e un fugace incontro artistico con Johnny Otis (i cui frutti videro la luce diversi anni dopo) neanche i dischi Peacock ebbero successo.
Sentiamone un esempio, 'Fool at the Wheel'.

richard3Terminato burrascosamente il rapporto con la Peacock (pare che Don Robey abbia fatto pestare a sangue il nostro eroe reo di aver chiesto delucidazioni sulle royalties spettanti) Little Richard tornò nella nativa Macon con le pive nel sacco, costretto a lavare i piatti in una stazione della Greyhound per sbarcare il lunario. Sarebbe avvenuto qui l'incontro con il misterioso Eskew Reeder/Esquerita che avrebbe influenzato il suo modo di suonare il pianoforte negli anni a venire.
La Capitol Records cercò di lanciarlo come 'risposta' a Little Richard qualche anno dopo, nel 1958.

Galvanizzato dall'incontro (o semplicemente stufo di lavare piatti) Richard fondò un nuovo gruppo - gli Upsetters - e nel 1955 firmò il contratto che diede una svolta alla sua carriera: quello con la Specialty di Art Rupe.
Inizialmente indeciso sullo stile da seguire (Rupe pensava di farne un nuovo Ray Charles, Richard propendeva per uno stile più legato a Fats Domino) il produttore Robert 'Bumps'
Blackwell lo fece registrare a New Orleans nei famosi J&M Studios di Cosimo Matassa - accompagnato da session men come Earl Plamer e Lee Allen - e il resto, come si suol dire, è storia.
Nel novembre di quell'anno (accompagnato da un delizioso testo nonsense inizialmente carico di riferimenti risquè molto più comprensibili) usci 'Tutti Frutti': la scalata al successo di Little Richard era finalmente iniziata!

richard4Fu l'inizio di un paio d'anni di successo intenso e di grandi soddisfazioni personali e artistiche. Anche se l'integrazione razziale (specie nel sud degli Stati Uniti) era ancora parecchio
lontana artisti di colore come Little Richard, Chuck Berry e Fats Domino cominciarono a suonare per un pubblico di teenager bianchi e neri - nello stesso locale ma in aree separate (vedi foto).
Oggi l'idea che questo fosse un passo avanti fa ridere ma prima esistevano locali per bianchi e locali per neri. Punto.
E da qualche parte bisognava pur cominciare...

 

richard5Mentre si susseguivano senza sosta le incisioni Specialty e cover dei suoi brani cominciavano ad entrare nel repertorio di tutti i grandi nomi del rock'n'roll (da Elvis a Chuck Berry, da Jerry Lee Lewis a Eddie Cochran) lo spettacolo offerto da Richard cominciò a diventare sempre più eccentrico e la sua presenza scenica a dare più spazio ad una sua (presunta?) omosessualità.
Su questo argomento torneremo nella seconda puntata di questo special...

Con tutto questo successo e con una presenza scenica così colorita era inevitabile che il nostro venisse scoperto da Hollywood e prendesse parte ad alcuni dei film sulla nuova mania giovanile
che spuntavano come funghi in quegli anni convulsi.
Qui lo vediamo in un raro Screen Test a colori, impegnato in un altro dei suoi classici.

Se è vero che l'imitazione è la più grande forma di complimento Little Richard doveva sentirsi particolarmente benvoluto tra il 1956 e il 1957: sono infatti numerosissimi i suoi imitatori (tra i quali spiccano un giovane James Brown e Joe Tex con lo pseudonimo di Little Booker) con un grado di credibilità più o meno elevata.
Molti artisti arrivano a registrare negli stessi studi e con gli stessi sidemen nella speranza di ricreare la 'formula magica' che, purtroppo, eluderà praticamente tutti.

Come esempio sentiamo la bizzarra 'Chonnie on Chon' di James Brown (1956):

Tra package tour, incisioni a getto continuo e dissolutezze varie la vita di Little Richard (privata e non) diventa sempre più caotica, ma la sua ascesa sembra inarrestabile.
Il suo trasferimento a Los Angeles rende più agevole la partecipazione alle pellicole cinematograche alle quali abbiamo accennato ('Dont Knock the rock', 'Mr.Rock and Roll'...).
La migliore del lotto è senz'altro 'The Girl Can't Help It' (in italiano 'Gangster Cerca Moglie'), in cima alla mia personale lista delle pellicole musicali di tutti i tempi. Eccone un estratto:

richard6I suoi dischi cominciano a vendere molto anche al di fuori degli Stati Uniti: il suo successo in Inghilterra è grandissimo e il rock'n'roll sta sfondando in tutto il mondo - anche in Australia.
Ed è proprio nell'ottobre del 1957, durante un package tour australiano che lo vede affiancato a stelle di prima grandezza come Gene Vincent e Eddie Cochran che accade l'imponderabile:
in seguito a strane visioni e presentimenti Richard annuncia il suo ritiro dalle scene e l'abbandono del peccaminoso e promiscuo mondo del rock per dedicarsi ad una carriera di Ministro di Culto...

Mossa pubblicitaria?
Purtroppo (per noi e per lui) no.
Little Richard fa un concerto d'addio all'Apollo Theater e si iscrive repentinamente al corso di Teologia dell'Oakwood College di Huntsville, Alabama.
Nel frattempo la Specialty continuerà a sfornare 45 giri con vecchie incisioni sino al 1960, regalando al pubblico orfano perle come questa:

richard7Dopo aver abbondanto l'Oakwood College in circorstanze poco chiare e aver fondato una troupe di predicatori itineranti (il Little Richard Evangelistic Team) il nostro compie altri passi importanti:
si sposa con Ernestine Harvin e torna ad un vecchio amore giovanile - la musica gospel.

 

Terminato il suo rapporto con la Specialty (affronteremo gli strascichi legali di questa rottura nella seconda parte del nostro special) pubblica quindi una serie di album a tema religioso di qualità altalenante, la cui reperibilità non risulta così immediata nemmeno oggi.
Eccovi ad esempio 'Just a closer walk with thee', tratto da 'Pray Along with Little Richard' del 1960.

Diciamo che - nonostante belle parole spese da veri monumenti del genere come Sister Rosetta Tharpe - il 'nuovo' Little Richard ha solo un moderato successo nel circuito gospel...ed è completamente ignorato dal suo vecchio pubblico, come del resto era da prevedersi.
Per saziare definitivamente la vostra curiosità in materia vi regalo anche un estratto dal più promettente 'King of the Gospel Singers', prodotto da Quincy Jones (!) e pubblicato dalla Mercury nel 1961.

Nel più puro spirito cliffhanger questa prima parte del 'Little Richard Special' finisce qui!

Non perdetevi la puntata di lunedì prossimo, che sarà ancora più movimentata...

Vi lascio con un altro super classico Specialty, 'Lucille'!

Ciao, Dario.

 

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