Radio Disco Club 65

Old, New, Borrowed & Blue di Antonio Vivaldi

Buonasera a tutti,
Il nuovo programma di Antonio Vivaldi per Radiodiscoclub65 si chiama Old, New, Borrowed & Blue. Nel mondo anglosassone "qualcosa di vecchio, qualcosa di nuovo, qualcosa di prestato e qualcosa di blu" è ciò che una sposa deve indossare recandosi all'altare affinché il suo matrimonio sia destinato alla felicità. Poiché per i silenziosi ma effervescenti speaker di Radio Discoclub65 quello con Discoclub è un matrimonio felice e destinato a continuare, ecco che questo programma è un auspicio per noi spose e sposi balduzziani affinché ci si veda presto all'altare di via S. Vincenzo 20r. Ovviamente la sigla non può che essere Wedding Dress (Abito da sposa) dei Pentangle

PENTANGLE – WEDDING DRESS

MAGNA CARTA – ELIZABETHAN
Cominciamo allora con il "vecchio". Il caro leader Balduzzi mi ha fatto notare che nel programma "Mini Mono" di due domeniche orsono dedicato al folk-rock britannico sono stati trascurati i Magna Carta, Provvedo a rimediare alla mancanza con un brano assai preraffaellita del gruppo guidato da Chris Simpson, tratto dal loro album più noto, Seasons (1970)

BOB DYLAN – FALSE PROPHET
Proseguiamo con un artista che possiamo definire "vecchio" per età ma che ci introduce alla categoria "nuovo", visto che farà uscire il 19 giugno Rough And Rowdy Ways, suo primo album di canzoni da lui composte a otto anni di distanza dal precedente (in mezzo c'erano state le tre raccolte di evergreens). False Prophet è aspra, tonica e molto roots. Chissà come sarà l'album...


LUCINDA WILLIAMS – BAD NEWS BLUES
Se ancora non sappiamo come sarà il prossimo disco di Bob Dylan, possiamo invece dire più che bene di Good Souls Better Angels di Lucinda Willams. Anche qui suoni roots e molta asprezza, a volte con un tocco di rabbia.

 THE DREAM SYNDICATE – THE LONGING
The Universe Inside è il terzo disco dei Dream Syndicate dopo una pausa trentennale ed è il più psych e acido della loro produzione. C'è persino un pezzo da 20 minuti che per ragioni di tempo non possiamo proporre, anche se questa intensa The Longing non è proprio brevissima. Comunicato pubblicitario: Sia The Universe Inside sia l'album di Lucinda Williams di cui si è detto poco fa sono disponibili sapete bene dove.

 VALENTINA HASAN – KEN LEE
Terzo elemento dell'abito per una sposa felice è il "qualcosa di prestato". Ovviamente in musica il prestito è da intendersi come "cover". Quella che vi propongo avrebbe fatto un figurone in un programma di Radio Discoclub65 che Dario Gaggero ha messo in archivio, L'ora del deficiente. Non anticipo nulla, ascoltate...

HARRY NILSSON – WITHOUT YOU
Ovviamente Ken Lee è Without You ed è (sarebbe) una cover di una cover, quella di Mariah Carey. Il pezzo fu scritto molto anni fa da Pete Ham e Tom Evans degli inglesi Badfinger e pubblicato nel 1970. La versione più bella è indiscutibilmente questa e serve a recuperare fiato dopo a sciagura di pochi istanti fa:

 NICK DRAKE – WAY TO BLUE
Ed ecco il "blue" del vestito da sposa, che qui interpreteremo nel senso del blues, non tanto e non solo come genere musicale, ma come stato d'animo malinconico, trasognato. Uno stato d'animo che ha il suo manifesto in questo brano di Nick Drake, dal suo primo album Five Leaves Left (1970)

KRAFTWERK – TRANS-EUROPE EXPRESS
E concludiamo in blue con un saluto a Florian Schneider scomparso alcuni giorni fa. Con i Kraftwerk Schneider ha cambiato la storia della musica rock rendendo accessibile l'elettronica e coinvolgente la robotica, mica un'impresa da poco. Trans-Europe Express è uno dei classici del gruppo tedesco che oggi ci fa anche pensare al sogno di poter viaggiare di nuovo in Europa e anche del mondo. Lo strano viso dall'espressione ineffabile (o da assicuratore matto) di Schneider è ben visibile a 1:46. Un ciao e un buon fine settimana da Antonio Vivaldi e da Radio Discoclub65.

Profumo di colla bianca di Mauro Costa

Ben trovati da Mauro (Stellameringa) Costa tra una domenica che sta per finire e un lunedì che sta per principiare.
Nuova rubrica per Radio Discoclub65 di prog rock, o pop come più propriamente si diceva negli anni settanta, tempi di creatività e di buona musica, e che si chiama 'Profumo di colla bianca'. I più attenti "proggers"avranno già capito da dove derivi: è comunque un titolo che richiama la 'Coccoina' e quel suo profumo di mandorle che si spargeva nell'aria quando si apriva il contenitore perché dovevamo appiccicare qualcosa.
Era la "colla di stato", con il suo pennellino in un foro al centro del barattolo di latta e con quella, oggi, proviamo a non separarci dai nostri ricordi.
Nella mia oretta che conclude il palinsesto settimanale, vorrei presentarvi degli artisti sicuramente validi che però, per svariati motivi, non hanno mai raggiunto vette di popolarità. Sono rimasti artisti di nicchia, con delle piccole gemme ben prodotte e mal vendute; sono album da ritrovare per tutti noi che abbiamo vissuto quei tempi e da scoprire per qualcuno, tra le nuove generazioni, che abbia voglia di gettare lo sguardo oltre l'orizzonte.
A volte magari proporrò anche artisti più popolari, ma con dei brani di importante valenza che meritano di essere condivisi.

Bando alle ciance e cominciamo con la prima band, anzi con il primo complesso, come dicevamo allora senza la minima vergogna.
Correva l'anno 1972 e a St. Luois nel Missouri si erano costituiti i Pavlov's Dog, nonostante gli USA non fossero certo terreno fertile per il prog, ed originariamente comprendevano David Surkamp (voce e chitarra), Steve Scorfina (chitarra solista), Mike Safron (batteria), Rick Stockton (basso), David Hamilton (tastiera), Doug Rayburn (mellotron e flauto), e Siegfried Carver (vari strumenti a corda compreso il raro vitar, un incrocio fra una chitarra ed un violino).
Incisero una demo del loro primo album, 'Pampered Menial', e furono scritturati a suon di dollari dalla ABC che poi li mollò inspiegabilmente non appena dato alle stampe il loro lp; furono subito reclutati dalla Columbia che ristampò e ridistribuì il loro lavoro a tempo di record. La voce di Surkamp, incredibilmente bella ma totalmente devota al falsetto, un po' come quella di Geddy Lee dei Rush, spiazzò i fruitori di genere, che non tributarono al lavoro il giusto merito.
Un secondo album, quasi altrettanto valido come il disco d'esordio, passò ancor più inosservato, così la Columbia decise di non pubblicare il loro terzo album ormai già inciso e il gruppo si sciolse. Dagli anni novanta in poi con vari cambi di formazione Surkamp ha più volte resuscitato i Pavlov's Dog mantenendo incredibilmente intatta la sua particolarissima voce.
'Pampered Menial' contiene moltissimi brani micidiali, come 'Julia', che apre l'album, 'Late November', 'Theme from Subway Sue', ma l'elenco potrebbe comprenderli quasi tutti. L'estratto che vi propongo s'intitola 'Song dance' ed è forse quello che preferisco, anche se la scelta è quantomai ardua. Buon ascolto.

Nell'introduzione dicevo che avrei messo anche artisti più noti, quindi non mi smentisco ed introduco il gruppo italiano che insieme a P.F.M, Orme e New Trolls ha maggiormente esportato gli stilemi del nostro pop dell'epoca. Ovviamente parlo del Banco del Mutuo Soccorso, il gruppo dei castelli romani e precisamente di Marino, ad un passo da Cinecittà.
Amo particolarmente le sinergie culturali dove, ad esempio, letteratura e musica si abbracciano come sorelle ritrovate.

"Questa volta fin da principio avevo messo in testa ad ogni pagina il titolo di una serie: 'Le città e la memoria', 'Le città e il desiderio', 'Le città e i segni'; una quarta serie l'avevo chiamata 'La città e la forma', titolo che poi si rivelò generico e finì per essere spartito tra altre categorie. Per un certo tempo, andando avanti a scrivere di città, ero incerto tra il moltiplicare le serie, o restringerle a pochissime (le prime due erano fondamentali) o farle sparire tutte. Tanti pezzi non sapevo classificarli e allora cercavo delle definizioni nuove.
Potevo fare un gruppo di città un po' astratte, aeree, che finii per chiamare 'Le città sottili'..."
(dalla prefazione dell'autore de 'Le città invisibili' di Italo Calvino, Enaudi 1972)

Il brano che ho scelto del Banco è 'La città sottile' da un'idea di Gianni Nocenzi, molto probabilmente ispirato dal capolavoro di Calvino e tratto da 'Io sono nato libero' del Banco del Mutuo Soccorso del 1973

Personalmente non ho mai troppo amato il neo prog, quello che negli anni ottanta ha imperversato con pochissima ispirazione e con movenze da reale dinosauro o, peggio, da maldestro "copycat". Tuttavia ci sono delle eccezioni importanti e una di queste è costituita dall'unico album dei francesi 'Step Ahead' da non confonderli con il quasi omonimo gruppo di fusion americano.
Il loro concept album del 1982 è basato sul fantastico lavoro alla chitarra di Christian Robin che all'inizio degli anni settanta si era trasferito in Inghilterra per cercare gloria in una terra che ai francesi ne ha concesso ben poca. Infatti fu totalmente ignorato.
Tuttavia affinò la sua tecnica e si immerse nelle atmosfere che poi si ritrovano, ad esempio, nei solo di Steve Hackett. Tornato in Francia forma il gruppo 'Step Ahead' ed incide un album che definire un capolavoro è sicuramente azzardato, ma rimane un po' il trade union tra il vetusto pop anni settanta ed il neo prog che parallelamente sarebbe esploso oltremanica.
Vendono più in Giappone che in Europa e si dissolvono in un battito d'ali al tiepido sole parigino.
Da questo album vi propongo 'Right or Wrong'

La parte centrale della mini suite (così si chiamavano allora le lunghe composizioni formate dal sottoinsieme di brani che ne costituivano la struttura) presente nell'album 'Eileen' dei tedeschi 'Streetmark' s'intitola semplicemente 'I like you'.
Si percepiscono echi di dichiarazione d'amore particolarmente riuscita ai Pink Floyd ed invece risulta essere un brano un poco anomalo in un album che resta, nel suo insieme ,decisamente più minimalista.
Un lavoro, questo loro secondo lp sicuramente il migliore, che unisce il rigore teutonico della sezione sezione ritmica allo space rock delle chitarre fino agli inserti new age/ambient delle tastiere.
A mio parere un'opera datata 1977 particolarmente riuscita e meritevole dell'ascolto di questa breve porzione.
Vi suggerisco eventualmente anche la ricerca della lunga 'Dreams' appartenente allo stesso LP che potrete facilmente trovare su You Tube.

Torniamo in Francia perchè il prog transalpino è stato spesso sottovalutato come in questo caso. Gli Atoll, provenienti da Metz in Lorena, sono un gruppo abbastanza debitore agli Ange (e chi non lo è in Francia?) con una spiccatissima tendenza al prog sinfonico.
Il loro album che preferisco è il secondo del 1975 che s'intitola 'L'Araignée-Mal' e da cui vi propongo il brano centrale dallo stesso titolo che insieme ad altri tre è parte della suite omonima.
Il magnifico cantato francese di André Balzer è molto evocativo, mentre musicalmente si rifanno agli Yes e ai Genesis.
La stampa francese lo promuoverà nel 1975 miglior album transalpino dell'anno.

Ultimo suggerimento per questa mia prima puntata che spero abbiate apprezzato, in caso negativo fate comunque finta di sì che ai debuttanti su Radio Discoclub65 fa sempre piacere. Il complesso è italiano, originario di Asti, e si chiamano la 'Locanda delle Fate'. Sono tremendamente fuori tempo ed infatti, nel pieno periodo punk/new wave, danno alle stampe, per l'etichetta Polydor, uno dei migliori esempi prog nostrano dal magnifico titolo 'Forse le lucciole non si amano più'.
Probabilmente forti del potere contrattuale della loro casa discografica, passano in RAI con uno speciale di oltre trenta minuti suonando quasi tutto il loro lavoro dal vivo, ma nonostante sia un album davvero sontuoso il suo destino è quello di restare inevitabilmente sotto traccia.
Avessero fatto quest'album nel 1973 avrebbero probabilmente spopolato.
Spariti velocemente come sono arrivati, il gruppo si riforma alla fine degli anni novanta incidendo, senza il cantante Leonardo Sasso e il tastierista Michele Conta, un album davvero deludente dal titolo 'Homo Homini Lupus'.
D'altronde provate un po' ad immaginare (sic!) di togliere Francesco Di Giacomo e Vittorio Nocenzi al Banco e avrete idea di come il nuovo lavoro della Locanda delle Fate difficilmente avrebbe ripercorso la freschezza degli esordi.
Da un meraviglioso prog sinfonico ad un pop raffinato senz'anima.
Tuttavia questa reunion darà vita ad un nuovo percorso live a cui si aggiungerà, fortunatamente e per tanti anni ancora fino al loro canto del cigno, il cantante Leonardo Sasso.
Nel 2017 il Farewell tour, conclusosi con l'ultimo concerto nella natia Asti, sancisce il definitivo ritiro dalle scene del complesso per sopraggiunti limiti di età.
Da questo magnifico album, non smetterò mai di dirlo, vi trasmetto il brano che da il titolo alla mia trasmissione, 'Profumo di colla bianca' per un'ipotetica, quanto auspicata, chiusura del cerchio.

Ci si sente, bontà vostra, domenica prossima. Prog on!

 Ascolta "Un Altro Aprile" su Spreaker.

Login