Radio Disco Club 65

Mainstream Rock di Ida Tiberio

Mainstrem songwriters

La canzone ha i suoi maestri. Stasera ne ascolteremo alcuni: celebri, celeberrimi....indispensabili

Phils Ochs
Cantautore, giornalista, intellettuale e attivista politico, Phil Ochs è stato anche (forse soprattutto) un uomo di grande intelligenza e sensibilità, quel tipo di sensibilità che a volte trascina verso un'inquietudine devastante. Figura di punta dei club del Greenwich Village newyorkese, il musicista diventa popolare con i suoi talking blues acuti e graffianti e ottiene il primo contratto discografico con la Electra. L'album è All The News That Fits to Sing, mutuato dal celebre slogan del New York Times "All The News That Fits to Print" e dà una grande visibilità al suo autore. Poi, l'impegno civile, l'adesione coraggiosa alla lotta contro la guerra del Viet Nam, la pubblicazione del celebre I Ain't no Marching Anymore. Alla fine degli anni sessanta, Phil si trasferisce a Los Angeles e pubblica due album prodotti da Van Dyke Parks che non ottengono il successo sperato. Infine, la crescente e implacabile inquietudine, i viaggi in giro per il mondo e il ritorno nella casa della sua adolescenza a Far Rockway, nello stato di New York. Proprio qui, in una mattina d'aprile del '76, la storia di quest'artista straordinario e tormentato termina per sempre. E in modo drammatico.


Bob Dylan
Ha 19 anni, il piccolo, magrissimo e caparbio Robert Zimmerman quando lascia il Minnesota, l'università e gli agi della piccola borghesia ebraica a cui la sua famiglia appartiene per raggiungere New York. Ha una missione da compiere: incontrare il suo mito Woody Guthrie, ricoverato in un ospedale del New Jersey. Ci riesce, decide che New York è il posto in cui vivere e nel giro di un paio d'anni diventa definitivamente e stabilmente Bob Dylan. La storia, leggendaria, di questo straordinario personaggio con cui chiunque si sia accostato alla canzone ha dovuto fare i conti, pagando un consistente pegno d'ispirazione e gratitudine, è ancora in evoluzione.

Leonard Cohen
Poeta, scrittore, artista poliedrico, inquieto viaggiatore, Leonard Cohen trova la sua dimensione espressiva ideale nella musica. E' probabile che le ambizioni del giovane canadese, approdato nell'isola greca di Hydra in cerca di quiete e ispirazione fossero di natura letteraria. Eppure, il suo futuro ha preso forma e consistenza artistica grazie alla musica. A lui si devono canzoni memorabili, piene di riferimenti colti e di frammenti autobiografici narrati con impareggiabile sensibilità poetica. Leonard Cohen, un autentico gigante della canzone d'autore, ha rappresentato un punto di riferimento essenziale anche per Fabrizio De Andrè. Le sue magnifiche cover di Suzanne e Nancy lo testimoniano con chiarezza. E a proposito di canzoni a forte connotazione autobiografica....

Joni Mitchell
Lo ammetto, lei è un mio personalissimo e imprescindibile mito e so bene che ne abbiamo già parlato quando la trasmissione ruotava esclusivamente intorno alle "Girls". Tuttavia, non credo di fare cosa sgradita (o impropria) riproponendo la magnifica signora di Laurel Canyon anche in un contesto che travalica la distinzione di genere. Del resto, Joni Michell ha tutti i requisiti artistici, compositivi e vocali per rientrare a pieno titolo nel "mainstream" della canzone d'autore. Maschile o femminile che sia. La sua voce suadente e la sua capacità di creare poesia e passione attraverso lo strumento al contempo semplice e potentissimo della canzone sono una certezza. E la canzone che segue (tratta dall'album Blue) è un memorabile concentrato di bellezza.


Neil Young
Percorriamo ancora, insieme ad un altro artista imprescindibile, il lungo, affascinante e proficuo tragitto Canada-California. Narra la leggenda che Neil Young, giovane musicista di Toronto si sia spostato in California insieme all'amico Bruce Palmer con mezzi di fortuna. E' invece storia (non leggenda) che a Los Angeles, la carriera di Neil Young sia partita con una rapida e inarrestabile progressione. I Buffalo Springfield, il più celebre e venerato "super gruppo" della Costa Ovest (devo specificare che si tratta di CSN&Y? Certamente no!) e poi una carriera solistica tra le più brillanti della storia del songwriting d'oltre oceano. Sono certa che pochi dischi abbiano segnato la mia adolescenza con la stessa intensità di Harvest o After the Gold Rush. E allora, celebriamone l'incanto anche qui.



David Crosby
Figura imprescindibile nel vasto territorio creativo della West Coast, David Crosby è un artista colmo di genialità e contraddizioni. La sua creatività ha dato certamente un impulso decisivo alla carriera dei Byrds e a quella del celebre e già citato super-gruppo CSN&Y. Nel 1971, David Crosby dà il via a una strepitosa carriera solistica che neppure i numerosi (e gravi) problemi personali e di salute hanno ostacolato. Il primo album a firma David Crosby si intitola If I Could Only Remember my Name ed è considerato (dopo le prime, tiepide accoglienze da parte della critica specializzata) uno dei più grandi capolavori della West Coast. All'album collabora il gotha della musica californiana, da Jerry Garcia (con la sua magica steel guitar) a Neil Young, da Graham Nash a Joni Michell, da Paul Kantner a Grace Slick. Il risultato è un'indimenticabile successione di brani visionari e suggestivi. Eccone uno.


La mezz'ora dell'Ignoranza di Diego Curcio

Negli interstizi dei generi musicali nascono delle categorie (o dei non generi) per i quali vado letteralmente matto. E così, dopo il power-pop (di cui ho parlato un bel po' di tempo fa) con questa nuova puntata della (Mezz)ora dell'ignoranza affronterà lo spinoso tema del beach punk. A questo punto le domande che sorgono spontanee sono due: esticazzi? Ma soprattutto: cos'è il beach punk? È una sorta di anello mancante tra il punk e l'hardcore. Un suono nato in California tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta, che mescola punk, hc, surf e qualche volta dark e che prende il nome dalla splendida raccolta "Beach Blvd" della Posh Boy del 1979. Da lì arriva il primo pezzo in scaletta: "I have a date" dei Simpletones. (ps: bentornati Gian e Dario!)

Decisamente beach punk era il suono dei primi Black Flag, quelli dei singoli che hanno preceduto l'album "Damaged" e l'arrivo di Rollins alla voce. "Jealous again", brano che dal titolo a uno splendido 7ep del 1980 con Ron Reyes alla voce (ma qui accreditato con il singolare nome di Chavo Pederast).

Sono così abelinato chescegliendo di fare un puntata sul beach punk non mi sono reso conto che i pezzi durano pochissimo e quindi ne dovrò postare un mucchio e a tutta velocità (per fortuna vostra si tratta solo di mezzora...). La prossima band sono i Middle Class che, nel 79, con l'ep "Out of vouge" (di cui qui trovate il pezzo omonimo) diventano, secondo la leggenda, il primo gruppo hc californiano. Il loro punk sparato a mille farà scuola.

Tornando a "Beach Blvd" un'altra band fulminante, ma poco conosciuta sono i Crowd. Il loro punk è molto melodico e ruvido e più avanti si sposteranno verso un power-pop davvero interessante. Questo è un delizioso pezzo beach punk: "Suzy is a surf rocker"

Essendo un non genere il beach punk non è facile dire con certezza quali band facciano parte di questa piccola e insolita famiglia. Io sicuramente ci metto dentro i primi Descendents, con la loro musica furiosa, ma melodica e testi che parlano di tempo libero, cazzeggio, delusioni amorose e divertimento. Da "Milo goes to college" del 1982 ecco "Myage".

Ancora da "Beach Blvd" ecco Rik L Rik, personaggio interessante e oscuro del primo punk californiano e poi cantante degli F-Word!, morto nel 2000 a 39 anni. Con la prima band a suo nome (anche se in realtà lui si chiamava Richard Elerik) suona un beach punk molto oscuro e vicino a un sound che goth, che in California avrà negli anni a seguire molti seguaci e band di riferimento. Questo brano, più lungo del solito, è "Black and red".

E visto che abbiamo parlato di Rik L Rik (cercatevi anche il suo album "perduto") non possiamo non citare, in questa puntata dedicata al beach punk, anche gli F-Word!. Una versione più cruda e dissonante, rispetto alla band precedente. Autori di un solo singolo su Posh Boy, gli F-Word! sono anche titolari di un live uscito postumo. Questo è il primo che dà il titolo a quel 7'' del 1980, "Shut down".

Sempre dalla California dei primi anni Ottanta arrivano i fantastici Channel 3, band che in pochi ricordano, ma che con il loro punk a rotta di collo ha dato alle stampe almeno un super album, l'esordio "Fear of life" del 1982, da cui è tratta questa "Life goes on". Beach punk all'annesima potenza.

Anche gli Adolescents sono stati catalogati spesso come beach punk, soprattutto ai loro esordi. Il primo disco omonimo è un capolavoro hardcore, un album che ha fatto la storia, ma che aveva un suono ancora debitore del punk. Questo brano, che alza il minutaggio della puntata, è il mio preferito della band: "Kids of the black hole", un sorta di cavalcata hc-dark davvero spettacolare.

Molto surfeggiante, ma con una carica punk-hc unica e quei cori evocativi tipici della scena californiana dei primi Ottanta, gli Agent Orange sono un'altra perla troppo spesso nascosta. Il loro primo disco "Living in darkness" ha tutti gli ingredienti per essere una pietra miliare del beach punk. Questa è "The last goodbay".

Chiudo la (Mezz)ora dell'ignoranza con i TSOL e il loro hardcore venato di suoni oscuri. Il loro disco per eccellenza è l'esordio "Dance with me" del 1981, dove punk, ghot e hc si incontrano in un mix letale e stupendo. Beach punk all'ennesima potenza, insomma. Poi la band indurirà il sound e si sposterà verso un hc metallico molto meno interessante. Questa è title track di "Dance with me". A martedì!

 

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