
Dev’essere triste vedersi celebrati per le ristampe di dischi incisi vent’anni prima e ignorati per le cose fatte ora. Questo è anche il destino degli Stranglers del ventunesimo secolo: vivacchiare nella luce riflessa dei classici di fine anni ’70 come “Rattus Norvegicus” e “No More Heroes”. In quel convulso periodo gli Stranglers erano davvero unici nella loro capacità di unire punk e ricordi doorsiani, teppismo e attitudine intellettuale.
Ormai da tempo orfano di Hugh Cornwell, il gruppo di Jean Jacques Burnel resta fedele al proprio marchio epico e noir, a volte applicandolo con efficacia (la title track) a volte appesantendolo di troppe tastiere (“I Don’t Agree”). Il momento migliore è quello in cui Burnel, ricordando il suo formidabile passato, canta “I’ve been wild”, “sono stato un selvaggio”. (Antonio Vivaldi)