
E’ la fine del mondo: lo dicono perentori i Muse di “Absolution”, una carrellata fra le macerie umane e morali contemporanee accompagnata da una musica, come di consueto, barocca, romantica e tesa fino al limite, esasperata. Fra una voce in eterno e orgasmico falsetto, pianoforti a tastiera e orchestrazioni al limite del wagneriano, la band dimostra la consueta grandeur e la sua estraneità a una sensibilità davvero pop-rock: qui c’è più prog e classica di quanto vorremmo credere, solo che il tutto è nascosto fra impennate elettriche e qualche ammiccamento tecnologico. E allora, dirà giustamente chi sta leggendo, questo disco vale o no? Vale per la sua capacità di essere kitsch senza far ridere a crepapelle, per un senso drammatico che, miracolosamente, non diviene farsesco. Vale perché i Muse soffrono davvero, quando suonano, e non è cosa da poco.
(John Vignola)