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Rock Recensioni STEVE EARLE & THE DUKES – J.T.
 

STEVE EARLE & THE DUKES – J.T. STEVE EARLE & THE DUKES – J.T.

earlePrima di scrivere di questo disco, mi sono ripromesso solennemente di non cedere alla commozione.
Steve Earle, sessantasei anni e uno dei giganti della nostra musica, non ha più raggiunto le vette delle opere sfornate a cavallo del nuovo millennio (almeno El Corazon e Trascendental Blues sono fondamentali), ma ha continuato a pubblicare album sempre buoni, talvolta ottimi (compreso l'ultimo The Ghosts of West Virginia, 2020). Autentico outlaw, ha attraversato un'esistenza pericolosa e sofferta, contrassegnata anche da arresti, tossicodipendenze e faticose riabilitazioni, e sette travagliati matrimoni. Ma la vita gli ha riservato l'affronto peggiore l'estate scorsa, quando è mancato suo figlio, Justin Townes: anche lui musicista e anche lui contrassegnato da una vita di abusi e dipendenze, tuttavia evidentemente non provvisto della pellaccia del papà.
Così, per elaborare il tutto ("è l'unico modo che conosco per dirgli addio"), Steve ha riunito in fretta e furia i suoi fidati Dukes, ed ha inciso dieci pezzi scelti dal catalogo di J.T., a coprire l'intero arco temporale della sua parabola artistica ed i cui proventi sono interamente destinati alla fondazione istituita in favore della figlia di Justin Townes, tre anni.

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Nelle mani della band, i brani di J.T. non vengono stravolti ma nemmeno fotocopiati: i risultati più brillanti nel talking blues di The Saint of Lost Causes (che titolo meraviglioso, ed insieme terribilmente profetico ....) e più in generale quando la tavolozza originaria dei colori si impreziosisce di nuove sfumature ed i toni si fanno più mossi, soprattutto in They Killed John Henry, nell'acceso folk-rock di Maria ed in una Harlem River Blues virata bluegrass ( guardate sul web la sentita versione eseguita nello show di Jimmy Kimmel).
Poi però Steve fa un'ultima cosa: si accomiata da J.T. componendo e collocando a suggello dell'album Last Words, una sommessa ballata acustica – timbro vocale più sofferto del solito, chitarra acustica ed un malinconico violino – struggente ai limiti dell'insostenibile: " now I don't know what I'll do until the day I follow you / through the darkness to the light 'cause I loved you for all your life ".
Maledizione Steve, si era detto niente lacrime. (Gabriele Sclafani)

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