Stampa
PDF
 
Rock Recensioni NICK CAVE & THE BAD SEEDS - Skeleton Tree
 

NICK CAVE & THE BAD SEEDS - Skeleton Tree NICK CAVE & THE BAD SEEDS - Skeleton Tree Hot

caveSale lenta come una marea oscura la musica di "Skeleton Tree" (Il calviniano signor Palomar avrebbe abbondante materia per il suo sguardo indagatore). D'altronde è con "le cattive maree" australi che abbiamo come al solito a che fare. E dire che lì per lì il minimalismo tastieristico prevalente (una vera e propria essenziale ossatura sonica) lascerebbe quasi indifferenti oppure straniti per l'apparente mancanza di punti di riferimento, salvo poi finire per avvolgere come un'onda nera, liquida e densa, capace di trascinare al fondo, senza scatti o repentini cambi di passo, verso una specie di rassegnata, attonita e al contempo confortevole desolazione. Cave piange la morte del figlio adolescente, caduto tragicamente da una scogliera la scorsa estate.

L'uscita del disco è accompagnata nel mondo dalla prima di un film che ne racconta la genesi, una specie di documentario intimo su Cave e la sua cerchia di familiari e collaboratori, compresa la loro elaborazione del lutto. In Italia "One More Time with Feeling" sarà proiettato proprio in questi giorni nelle sale cinematografiche; la regia è di Andrew Dominik, con cui Cave ha già lavorato, insieme allo storico collaboratore (almeno dalle famose "Murder Ballads") Warren Ellis, per la realizzazione della colonna sonora del film "L'assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford". Ma come al solito, vicende biografiche e creazione artistica non collimano perfettamente (non devono), parte del materiale era già stato preparato in precedenza. Nel disco i rimandi alle vicende esistenziali, per quanto riconoscibili, sanno sempre aprire ad altre letture, interpretazioni, scenari e visioni. il Cave di "Skeleton Tree" è quello più intimo, sfumato, dolente, sintetico e minimale, meno irruento, teatrale ed iperbolico. Non ci sono hit, c'è invece un malinconico mood, la cui quieta e matura disperazione, sa placidamente accompagnare fino ad una sorta di liberatoria catarsi finale. A prevalere sono i tempi lenti, i giri armonici avvolgenti, i tappeti ondulati di sintetizzatori, che Ellis (autore, insieme a Cave, di tutte le musiche) utilizza davvero in abbondanza. Persino un soprano fa la sua comparsa nella toccante "Distant Sky": l'emozionante cantante danese di compiuta estrazione accademica Else Torp. Un piccolo capolavoro, sorta di urna funeraria sonora per un'anima anzi tempo perduta, ma già ritrovata. (Marco Maiocco)

Recensione Utenti

Nessuna opinione inserita ancora. Scrivi tu la prima!

Voti (il piu' alto e' il migliore)
Giudizio complessivo*
Commenti
    Per favore inserisci il codice di sicurezza.
 
 
Powered by JReviews

Login