Forse “Nocturama” non diventerà uno dei titoli di riferimento nella discografia di Nick Cave, ma è innegabile che il nuovo lavoro di uno dei grandi maestri della scena contemporanea resta di molto superiore alla media del rock contemporaneo (un po’ come è accaduto per “Ten New Songs” di Leonard Cohen).
Rispetto ai cupissimi album di fine anni ’80, la notte descritta da Cave ha sovente i contorni del momento dedicato alla meditazione metafisica (“Bring It On”) e anche quando il buio dà forma agli antichi incubi gotici, il tono è surreale piuttosto che macabro (“Dead Man In My Bed”). Si potrebbe parlare di album che sancisce il definitivo ammorbidimento del musicista australiano, non fosse per i 15 torrenziali, visionari e, al tempo stesso, ironici minuti della conclusiva “Babe, I’m On Fire”. La si può già immaginare come uno dei pezzi forti dei prossimi concerti. (Antonio Vivaldi)





