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Rock Recensioni JORMA KAUKONEN - Ain't In No Hurry
 

JORMA KAUKONEN - Ain't In No Hurry JORMA KAUKONEN - Ain't In No Hurry Hot

kaukonenDi origini finlandesi (da parte di padre), ebraico russe (da parte di madre), ulteriore esempio dell'incredibile (certo spesso difficile e doloroso, ma in molti casi fruttuoso e fecondo) melting pot americano, Jorma Kaukonen (nato a Washington, eppure figura fondamentale del sound psichedelico californiano della seconda metà degli anni '60), il solista che accompagnava le voci delle divine e scatenate Janis Joplin e Grace Slick, tra i fondatori dei Jefferson Airplane, è sempre stato in primis un grande appassionato di folk, blues, country blues e bluegrass, di quel modo di porgere e condurre il suono, del realismo quotidiano delle sue liriche. Un raffinato chitarrista acustico (oltre che coraggioso rocker sperimentale), che forse avrebbe dovuto provenire direttamente da qualche zona del Tennessee o del Kentucky (ma meglio che sia andata così, ovviamente). Cresciuto con il finger picking (country blues) del Reverendo Blind Gary Davis, è con il bassista Jack Cassady e gli Hot Tuna (ma non solo) che Kaukonen ha potuto dare sfogo alla sua predilezione per la musica americana più popolare, e per la "stesura" di ariose e intricate armonie tutte corde, degne del miglior bluegrass, ma anche di certe "sviolinate" (diciamo) all'italiana, con il suono di scintillanti mandolini spesso in primo piano (in questo frangente è il talentuoso Barry Mitterhoff il solista di turno). Oggi, a distanza di sei anni dall'ultimo album in studio a proprio nome (il meno convincente "River of Time"), e a quasi cinque da "Steady As She Goes" (splendido progetto elettrico degli Hot Tuna dall'andamento a tratti neilyounghiano), con l'aiuto di vecchi amici come Jack Cassady al basso e Larry Campbell alla pedal steel, a settantacinque anni suonati (parlando di lui è proprio il caso di dirlo) Kaukonen torna all'antica passione per la musica acustica o prevalentemente tale, firmando forse il suo disco più convincente, ispirato, fresco, fluente e suonato, da qualche tempo a questa parte. Un'equilibrata e piacevole raccolta, composta di classici del canzoniere americano (una versione di "Brother, Can You Spare a Dime", per esempio, ballata anticapitalista, scritta nel corso della grande depressione, e derivata giusto da una ninnananna ebraico russa, o un sornione cavallo di battaglia degli Hot Tuna come "The Terrible Operation" del Rev. Thomas A. Dorsey, oppure ancora un leggendario blues come "Nobody Knows You When You're Down And Out") alternati a nuove brillanti o intense composizioni originali ("The Other Side Of The Mountain", "In My Dreams", "Bar Room Crystal Ball", "Seasons In The Field", o l'evangelica "Suffer Little Children To Come Unto Me", con le "antiche" parole di Woody Guhtrie rivitalizzate da nuova musica). La consueta mescolanza di blues e folk dal carattere ribelle, profonda e scanzonata mistura di abbandonata "irriverenza" da Bay Area e tintinnante (rassicurante, ma non troppo) finger picking alla piedmont style: inappuntabile. (Marco Maiocco)

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