A tre anni di distanza dal piacevole e dylaniano "There's No Leaving Now", sospeso tra il folk meditato e qualcosa di più commerciale, lo svedese Kristian Matsson, in arte The Tallest Man On Earth, torna sulla scena con un nuovo album. Pur non cambiando di molto la sostanza, il sound si è improvvisamente arricchito (in modo discreto, ci mancherebbe) di qualche fiato, coro, tastiere, sintetizzatori e pianoforte. Insomma, non più solo voce e chitarra o giù di lì (si ascoltino anche qui la parte iniziale di "Fields Of Our Home", e poi "Singers" e soprattutto "Beginners", scampoli del vecchio Tallest Man), ma il piacere di distendere qualche quinta sonora o di rafforzare l'impianto armonico e timbrico. Il risultato, però, sembra produrre alcuni riverberi di troppo, e anche sul piano compositivo, della scintilla melodica, la sensazione è che manchino le interessanti intuizioni dell'album precedente. Tutto appare, quindi, un po' più scontato, pur rimanendo la capacità di intrattenere con sapiente e immediata semplicità, raccontando di amori spensierati o di storie romantiche in precario equilibrio tra gioia e disperazione. Da rivedere. (Marco Maiocco)
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THE TALLEST MAN ON EARTH - Dark Bird Is Home
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