Capitava un sacco negli anni 60, ma anche dopo. Capitava che gli interpreti pop, quelli da classifica e da singoli onnipresenti e da, qualche volta, fan club, si mettessero, a un certo punto, a fare sul serio. Le definizioni sono imperfette: ci sono dischi pop serissimi e dischi seri superficiali; ma il punto resta. L’esempio più clamoroso: Scott Walker. Comunque, Nina Persson potrebbe appartenere alla categoria. Dall’euforia pastello dei Cardigans (anni 90, pezzo forte: Lovefool) Nina ha avuto vita solista laterale, collaborando con eminenze della canzone alternativa (altra definizione discutibile) quali Mark Linkous/Sparklehorse. Dopo anni di silenzio, Animal Heart pare una sintesi delle due anime: pop nei suoni (garbati e elettronici), malinconico nell’essenza (ballate). In definitiva: un piccolo disco riuscito; molto piccolo, molto riuscito. (Marco Sideri)







