Non a tutti è concessa una seconda giovinezza. Le orde di veterani che si accalcano nel mercato musicale morente spesso si limitano a scimmiottare se stessi, incidendo dischi che ricordano fasti andati senza replicarne la forza. La buona notizia è che non c’è nulla di male. Mica possono essere tutti Johnny Cash. E così il nuovo disco dei Gallon Drunk non stupisce o sconvolge, ma rievoca diligentemente le atmosfere da rock urbano e malato dei primi anni 90. Voce roca, passaggi cinematografici, sassofoni maltrattati, chitarra e organo ululanti. James Johnston (anche Bad Seed accanto a Nick Cave) e compagni continuano dunque per la loro strada. Con un disco solido e centrato ma non memorabile (le recenti prove come Big Sexy Noise accanto a Lydia Lunch lo sono di più). Seguirli o no è questione di affetto e ricordi. Cose certamente importanti. (Marco Sideri)






