E’ giusto elogiare questo lavoro ricco di immagini polverose e anticate, magari non vissute in presa diretta, però raccontate con bella penna visionaria. Il punto è che La Grande inizia sin troppo bene, con l’omonima ballatona di frontiera e il solenne sentimentalismo di Milk-Heavy, Pollen-Eyed per poi ritrarsi in una sorta di contemplazione della propria malinconia. Quando però Laura decide di lasciar perdere le atmosfere e ritornare alle canzoni (Crow/Swallow, The Fire), dimostra in questo ambito un talento indiscutibile, soprattutto per la capacità di dare una cadenza coinvolgente anche ai momenti lenti come Time Is Not. L’ultimo brano, Feather Lungs, sembra riportare alla stasi interiore di cui si diceva, però popolata di voci remote, fantasmi gentili e stranamente rassicuranti. (Antonio Vivaldi)






