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Rock Recensioni OBITS - Moody, Standard And Poor
 

OBITS - Moody, Standard And Poor OBITS - Moody, Standard And Poor Hot

Quando Gian mi ha appioppato "Moody, standard and poor" degli Obits non avevo la benché minima idea di trovarmi di fronte a un supergruppo formato da ex componenti di Pitchfork, Drive Like Jehu e Hot Snakes (come mi informa Wikipedia). E se ci mettete anche il fatto che, a causa della mia infinita incompetenza musicale, ignori persino chi fossero queste illustri band precedenti, potrete capire facilmente lo stato d'animo con cui mi sono messo ad ascoltare questo disco. Un approccio totalmente neutro. Come se si trattasse di un vero e proprio esordio (e invece no, i nostri hanno pure pubblicato un primo album nel 2009, che pare abbia fatto fuoco e fiamme)._Obits_1301429300 Comunque: fatte le dovute premesse, questo nuovo lavoro della band (superband, pardon) newyorkese altro non è che l'ennesima variazione sul tema garage moderno, spruzzato con un pizzico di indie-rock che sembra davvero duro a morire di questi tempi. Per carità, il cd, nell'insieme, viaggia abbastanza bene: belle chitarre, voce stridula ma ruvida e ritmi pulsanti (l'opener "You gotta lose" sa il fatto suo). Ma quello che manca, secondo me, è l'acuto (non vocale, per carità) che divide i dischi carini da quelli sensazionali. Ecco, "Moody, standard and poor" – un titolo davvero al passo con i tempi – forse difetta proprio di questo. Ed è un vero e peccato, perché gli spunti interessanti ci sono tutti. Ma proprio quando sembra che le cose girino per il verso giusto, l'album stenta a decollare. Diciamo che fra le dodici tracce del disco, più o meno la metà producono quella vibrazione giusta che ti porta ad alzare il culo dalla sedia e nell'imbarazzo generale ti costringe a ballare come un cretino in salotto (vedi "Shift operator" e "New August"), mentre l'altra metà puzza un po' di riempitivo e ti tiene saldamente incollato al divano. A chi interessasse, poi, in "Spot the Pikey" gli Obits duettano persino con gli Unnatural Helpers (ok, mi avete beccato non conosco neppure loro). Mentre l'intero album è dedicato alla memoria di Andy Kotowicz, direttore marketing della Sub Pop Records (la gloriosa casa discografica di Seattle che li ha presi sotto la propria ala), figura chiave della scena grunge anni Novanta e vittima di un incidente stradale lo scorso 24 ottobre. Tornando alla musica, in buona sostanza: quando i nostri suonano garage senza troppe menate per la testa il risultato è ben sopra la media (da Sub Pop, insomma), quando invece indulgano sul loro lato indie-rock le cose prendono una piega più monotona e stanca. Magari prima di compralo chiedete a Gian di farvelo ascoltare per qualche minuto. E poi se vi piace, mandatemi pure a quel paese. (Diego Curcio)

opinioni autore

 
OBITS - Moody, Standard And Poor 2011-04-07 11:11:27 Matteo|disorderdrama.org
Giudizio complessivo 
 
81
Matteo|disorderdrama.org Opinione inserita da Matteo|disorderdrama.org    07 Aprile, 2011
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oh secondo me non è male. loro sono una bomba. dal vivo, fatti l'anno scorso al milk, fecero veramente fuoco e fiamme. ragazzoni cresciuti che san bene quel che fanno.

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