Ultima fatica in studio per questo leggendario rocker canadese dalla vicenda artistica infinita, che negli ultimi anni ci ha abituato all'uscita di nuovi lavori alternata alla preziosa pubblicazione di inediti documenti sonori d'archivio. Otto brani in solo, voce e chitarra, registrati a Los Angeles presso la casa studio di Daniel Lanois, mitico produttore del suono, che tra i suoi meriti annovera senz'altro quello di aver resuscitato Bob Dylan sul finire degli anni '80, quando a New Orleans produsse quel capolavoro indimenticabile che rimane "Oh Mercy". Questa la novità: l'incontro tra il campione di una ruvida immediatezza elettrica, anticipatore del punk (prima) e del grunge (poi), con l'alchimista del suono, il raffinato calcolatore di equilibri sonici, vera eminenza grigia celata dietro al più che indicativo titolo di "Le Noise".
Quello che ne risulta è un Neil Young scabro, ancor più essenziale del solito, seppur poderoso nel suono, per lo più avvolto in una nuvola di echi, riverberi e distorsioni, sapientemente allestita dall'abile Lanois, come se l'energia elettrica di "Rust Never Sleeps" o successivi lavori sublimasse in una sorta di baluginosa dimensione metafisica. Qualcuno potrebbe parlare di minestra riscaldata, ma la verità è che lo scapicollato cantautore di Toronto si dimostra ancora una volta vivo, sempre affamato di sperimentazione e capace di gestire come pochi la categoria valoriale del sound nella musica popular. La sua chitarra, infatti, in questo ultimo album è proprio l'esempio paradigmatico di come un'attenta costruzione del suono sia il fondamentale punto di partenza di ogni linguaggio rock che si rispetti. In "Le Noise", poi, l'appassionato troverà molti roboanti riffs che certo non potrà trascurare e una splendida ballata acustica "Hitchhiker", già proposta da qualche anno dal vivo, che si presenta all'altezza delle migliori composizioni di Neil Young. L'emozionante chorus che la compone, diviso in tre susseguenti sezioni, ha davvero la statura di un classico destinato a sfidare il passare del tempo. Inarrestabile. (Marco Maiocco)






