I Madness? Quelli che trent’anni fa cantavano One Step Beyond (anche in italiano: “un passo avanteeee”)? Sì, loro. Quasi dimenticati dalle nostre parti, in Gran Bretagna i ‘nutty boys’ hanno continuato a fare dischi e a spedire singoli nelle patrie classifiche. L’ultimo paio di album non era gran cosa, mentre The Liberty Of Norton Folgate è, in tutto e per tutto, un capolavoro, una raccolta di canzoni caleidoscopiche e travolgenti, capaci di attingere alle antiche origini ska (Bingo, Forever Young – non quella di Dylan) e di creare, tra tastiere, fiati e orchestra, un pop ad ampio respiro in cui si fondono Ivor Novello, i Move, Ian Dury e il miglior Joe Jackson (Rainbows, Dust Devil, That Close, NW5). E quando, alla fine, arriva la title-track, la resa è totale: dieci minuti di canzone roboante ma per nulla pretenziosa (quasi un piccolo musical) con un testo che è un inno all’accoglienza e alla tolleranza (tema delicato questo, anche e soprattutto dalle nostre parti). Ciò detto, occorre ancora spiegare che The Liberty Of Norton Folgate è un album a tema dedicato a un quartiere di Londra che ebbe a lungo uno statuto semi-autonomo ospitando e inglobando nel corso del tempo diverse ondate migratorie, dagli ugonotti francesi ai pakistani. E se poi si aggiunge che l’interesse creato dal disco ha fatto sì che il quartiere non sia stato scempiato da un grattacielo di cinquanta piani, non resta che togliersi tanto di cappello (e occhiali scuri) di fronte ai Madness. (Antonio Vivaldi)
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