Il punto di partenza è una grande voce: ferma, al centro, con addosso tutti i riflettori. Come per altre sirene folk moderne, Alela D si presenta con l’ugola. Una grande voce però rischia di mettere in secondo piano le canzoni. Di non farle notare, sotto la suggestione del canto. Succedeva nel buon esordio di Alela (The Pirate’s Gospel) dove solo un paio di numeri si facevano ricordare veramente (e col tempo) in mezzo a un’atmosfera comunque fascinosa. “To Be Still” cambia rotta, con arrangiamenti più vari e curati e un occhio ad altri folk (quello britannico in primis) rispetto alla tradizione americana. Non sfonda barriere, questo disco, e rimane fedele al suo linguaggio. Ma lo fa con eleganza e passione, fornendo una versione più limata del folk nudo e crudo di tanti dischi odierni. (Marco Sideri)
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