Una copertina anonima, con le generalità di un trio dal nome bizzarro; sul retro un collage di istantanee e una grafica che vi precipiteranno indietro nel tempo. E l’ascolto confermerà la prima impressione: batteria (Steve White, ex Stye Council e James Taylor Quartet), organo Hammond (Seamus Beaghen, ex Madness) e basso (Damon Minchella, Ocean Color Scene), per un gruppo che sembra uscito da una vecchia puntata di Simon Templar: funky (“Soul power” di James Brown), rock (“Pinturas negras”, cioè “Paint it black” e “Fuoco”, cioè “Fire” di Hendrix), jazz (“All about my girl di Jimmy McGriff) e rhythm and blues (“Hip hug-her” della premiata ditta Cropper, Dunn, Jackson). E senza prender fiato, c’è anche spazio per una cover di ‘Rehab’ di Amy Winehouse. Nel suo genere, insuperabile. (Danilo Di Termini)
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