Gli inglesi Bookhouse Boys prendono il nome da una omonima, immaginaria società segreta che nel serial Twin Peaks combatte contro le tenebre. Esordiscono con un disco che mescola influenze diverse in un amalgama riuscito; Nick Cave è certamente un punto di riferimento costante (sentite I Can't Help Myself), anche se la voce del cantante, multistrumentista e compositore Paul Van Oestren ha toni baritonali più dolci, che richiamano a tratti anche Stuart A. Staples. Ma i Bookhouse Boys sembrano amare molto anche le orchestrazioni mariachi ed Ennio Morricone, cui pure si richiamano: cosa non difficile per una band di nove elementi, nella quale non mancano fiati e accordéon. Diverse canzoni superiori alla media (l'iniziale, esplosiva Dead su tutte) e una personalità già definita fanno sì che i 40 minuti di questo esordio trascorrano senza un attimo di noia. (Marina Montesano)
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