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Rock Recensioni FOTHERINGAY - Fotheringay 2 (Fledg’ling 1970/2008)
 

FOTHERINGAY - Fotheringay 2 (Fledg’ling 1970/2008) Hot

ImageIl “disco finito 38 anni dopo” resta ancora un disco non finito, però è bello poterlo ascoltare. I Fotheringay durarono poco e si sciolsero per un misto di sfortuna, ambizioni malriposte e stile di vita caotico. Si lasciarono alle spalle un primo album pregevole ma alterno (Fotheringay) e questo seguito che, ora lo sappiamo, ne avrebbe ripercorso le tracce. Le session di 2 iniziarono a fine 1970, furono interrotte per le vacanze natalizie con l’obbiettivo di riprenderle a inizio 1971. Peccato che a quel punto la cantante e principale compositrice del gruppo, Sandy Denny, avesse deciso di dedicarsi alla carriera solista Come una casa abbandonata e poi razziata alla rinfusa, Fotheringay 2 avrebbe fornito materiale per diversi dischi successivi: quelli di Sandy, ovviamente, ma anche quelli dei Fairport Convention, in cui sarebbe entrato un paio d’anni dopo Trevor Lucas, l’altro cantante e compositore dei Fotheringay. Un paio d’anni orsono, il chitarrista del gruppo Jerry Donahue ha deciso di recuperare tutti i nastri esistenti del disco fantasma, ha sovrinciso qualche parte strumentale agli altri due componenti superstiti, Pat Donaldosn (basso) e Gerry Conway (batteria), e alla fine ha messo insieme un lavoro credibile e piacevole, anche se incompleto (manca il tradizionale Lowlands Of Holland che – come dimostrano le BBC Sessions – Sandy cantava magnificamente).

E’ noto come il produttore Joe Boyd adorasse Sandy e avesse invece qualche dubbio riguardo al talento di Trevor Lucas. Non gli si può dar torto: la prima mette in campo qui la potente, vibrante e subito memorabile John The Gun (in questa stesura peraltro penalizzata da un improbabile assolo di sax) e la meno immediata ma altrettanto struggente Late November. A tanta bellezza l’australiano contrappone due ballate che vorrebbero essere da strada e sono soprattutto da pub (nel senso più simpatico del termine, comunque), Knights Of The Road e Restless. Anche nelle cover il confronto è impari, una riesce a essere originale e partecipe persino in uno standard country risaputo come Silver Threads And Golden Needless, l’altro banalizza la dylaniana I Don’t Believe You. Dove Trevor Lucas si riscatta, dando il giusto risalto al bel timbro vocale profondo, è nei brani tradizionali, come le due lunghe ed epiche ballate Eppie Moray e Bold Jack Donahue (la prima in particolare è all’altezza dei migliori Fairport Convention, grazie alla bella idea di sostituire il violino di Swarbrick con efficaci tocchi di piano e alle due strofe cantate da Sandy alla fine). Chi da tempo viaggia nell’ampio mondo Fairport Convention e dintorni apprezzerà per default questo disco che è, comunque, qualcosa di più di una nota a piè di pagina di quella storia affascinante e caotica o di un lumino alla memoria di Sandy Denny Denny e Trevor Lucas. (Antonio Vivaldi)

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