Nel primo disco dei bristoliani Ilya scorrono, sapientemente citati, 40 anni di musica sofisticata e intelligente, da John Barry al “Jazz a Montmartre”, da Sade ai concittadini Portishead. C’è il doveroso tocco di bossa nova (“All For Melody”), c’è il pezzo cantato in francese perché il french touch fa tendenza (“Happy And Weak”) e c’è quello con il titolo esotico, come piace ai creativi della pubblicità (“Bellissimo”). E si potrebbe andare avanti a lungo, individuando un referente per ogni nota, per ogni melodia, per ogni arrangiamento.
Così attraente e artefatto, così elegante e calcolato, “They Died For Beauty” si candida a imbattibile sottofondo sonoro per l’approccio sentimentale di classe. Gli ultimi minuti prendono una piega triste. Che gli Ilya abbiano previsto anche il possibile fallimento della serata? (Antonio Vivaldi)





