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Diario del 9 dicembre

Diario del 9 dicembre
Tre telefonate che stanno a dimostrare la quasi assenza del sesso femminile nel vecchio Disco Club, quello degli anni '60/'70.
Tutte e tre anziane, quindi giovani a quell'epoca. La prima cerca il cd di Mina-Celentano, "Oh bene lo avete, allora vengo a prenderlo, non si trovano più negozi di dischi. Per fortuna avete aperto voi. Da poco vero?", "Solo dal 1965", "Ah sì? Beh, io non vengo in via S.Vincenzo da quando è diventata pedonale", "Effettivamente l'altro ieri".
La seconda, "Vorrei fare la copia di un cd", "Non si può", "Come non si può? Basta avere l'apparecchio, allora dica che voi non lo avete", "No, dico che proprio non si può, è proibito. Buongiorno".
Terza, "Scusi, vendete cd?", "Qualcuno", "Cercavo l'ultimo di Celentano, quello con Mina", "Lo abbiamo" (è di gran lunga in testa alla classifica tra gli over 70, io per ancora sette mesi non rientro nella categoria), "Allora passo, sa io sono una cliente (infatti mi ha chiesto se vendo cd), tanti anni fa venivo, ma abito lontano, sono di Ütri". Eccolo qui un classico telefonico del negozio: quelli di Voltri dicono tutti di abitare lontano (sono 18 chilometri) e tutti pronunciano il nome in genovese, Ütri.
Tredici sono invece i chilometri che fa quasi tutte le sere il Maratoneta (più 13 al ritorno), ma verso l'altra riviera, il ponente proprio non gli piace e nemmeno le ragazze di quei posti, anzi già Principe non va bene. Oggi avevo due cd di diversa edizione di Innuendo dei Queen, lui mi indica quella nuova rimasterizzata e mi dice, tutto orgoglioso, "Questa è del levante", e l'altra, quella ancora con la scatoletta nera, "Questa è di Principe", accompagnando il tutto con gesto sprezzante della mano. Oggi poi decide di comprare A Night at the Opera, sempre dei Queen, abbinandolo, come sua consuetudine, a una ragazza nata nello stesso anno, in questo caso 1975. Esce, ma rientra dopo pochi minuti tutto eccitato, blaterando un qualcosa che suona come un'espressione un po' volgare. Ci sembra strano, io e il Pluriespulso (ormai ribattezzato il Pluripresente) ci guardiamo interdetti, gli chiedo "Ma abbiamo capito bene?". Il Maratoneta nel frattempo è piombato sullo scaffale dei Queen e torna con un espositore in mano, "Questo, questo", mi indica Made in Heaven, "Al posto di questo, questo questo" e mi restituisce A Night at the Opera, giustificando il cambio ripetendo la frase di quando è rientrato in negozio, "Mussa fresca è meglio di mussa vecchia", abbinando i due dischi a due ragazze, una del '75 e l'altra del'95. Scusate è la prima volta in quasi quattro anni di Diario che scrivo una volgarità, ma sono stato solo il fedele cronista di quanto detto dal Maratoneta.

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