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Il Diario di Disco Club Il Diario di Disco Club Diario - Dal 27 maggio al 1 giugno
 

Diario - Dal 27 maggio al 1 giugno Diario - Dal 27 maggio al 1 giugno Hot

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Diario del 27 maggio

Trasmissione interrotta per.....congiuntivite....

Diario del 28 maggio

Incontro ravvicinato tra malaticci oggi in negozio: il raffreddato e "congiuntivato" proprietario riceve la visita dell'influenzato Beppe Gambetta e della consorte Federica. I nostri discorsi vengono interrotti da una ragazza, "Scusi mi può dire dov'è l'oculista Saverio?", "Mai sentito, sei sicura che sia in via San Vincenzo? Non è che come molti ti confondi con via San Lorenzo?", "Sì, c'è la pubblicità su tutti gli autobus!", "Oculista o ottico?", mi guarda interdetta, interviene anche Federica, "Oculista è un dottore, ottico il negozio che ti vende gli occhiali", "Ah sì, quello!". M'impietosisco "Cerchiamo su internet", non c'è nessun Saverio, allora insisto "Sei sicura che non sia in San Lorenzo? Non è che sia Sparviero?", e lei entusiasta "Sìììì, quello!". Equivoco spiegato, ma adesso incomincia il peggio; lei, "Ma dov'è via San Lorenzo", "Scusa, ma non sei di Genova?", "Sì", "E non sai dov'è San Lorenzo?", interviene Beppe, "La cattedrale", io "Piazza Matteotti", Federica, "Il Ducale", niente da fare, dobbiamo retrocedere fino al Ponte Monumentale e da lì descriverle passo per passo come si arriva da Sparviero.

 

Non facciamo in tempo a commentare la sua uscita, perché entra un signore, "Mi servirebbe un cd per mia figlia", cerco di bloccarlo e dirgli subito "Non ce l'ho", ma lui è più veloce, "Quello di Amici", "Le stavo appunto per dire che non ce l'ho, lo trova da Feltrinelli", "Feltrinelli? Dov'è?", "In via Ceccardi", "Via Ceccardi?". Eppure anche questo è genovese, ma ci tocca ricominciare partendo anche questa volta dal Ponte Monumentale.

Se ne va il cliente (di Feltrinelli), saluto Beppe e Federica ed ecco una giovane signora, "Ha il cd di Moreno per mia figlia?", questa volta non mi fregano, dico semplicemente "No", non vorrei passarmi la giornata a disegnare cartine.

A rallegrarmi ci pensa l'attuale leader di simpatia, il bustocco Maurizio, anche questa volta si esibisce nel suo sport preferito, la traduzione del nome del gruppo che compra, "Everything but the Girl, vendo tutto tranne la ragazza", "Ma il vendo dove lo vedi?", ed eccolo quindi alla spiegazione "Il nome della band era lo slogan pubblicitario di un negozio di arredamenti di Hull, che prometteva ai clienti di fornire tutto per la loro camera da letto eccetto, appunto, la ragazza": è un vero tuttologo.

In un momento di confusione, squilla il telefono, vedo che è il dottore Massimo, dico a u Megu, "Parla tu col tuo amico" e gli passo il telefono, lui lo prende e parte con "Buongiorno dottor P.", il telefono continua a squillare, gli urlo, "Devi schiacciare il tasto", lui schiaccia qualcosa e "Buongiorno dottor P.", il telefono continua a squillare, e lui continua a parlare, il negozio esplode di risate, lui s'innervosisce, se la prende col cordless, "Sono tutti diversi questi cavolo di telefonini!".

Ultimo cliente "Mi manda un amico a ritirare questi cd", e mi passa un foglio "I cd sono arrivati, ma non te li do", lui, interdetto, "Perché?", "Perché c'è scritto che devi ritirali da Good Music", "Lo so quello scemo del mio amico ha sbagliato, ho girato per mezz'ora in via San Vincenzo prima di trovarvi". Probabilmente qualcuno gli avrà dovuto fare la cartina, per spiegargli dov'era Disco Club.

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Diario del 29 maggio

La grande notizia arriva alle 12:21:52. Messaggio sul telefonino: "Hai vinto la Freccia Vallone!!! Per distacco! Cartolaio e Fruccio a 1'40"!". Per i non esperti di ciclismo, dirò che la Freccia Vallone è una delle corse classiche che si svolgono in Belgio in primavera e oggi io me la sono aggiudicata. "Ce lo siamo giocato – direte voi – questo si è rincoglionito del tutto", no, non io, è sempre lui: u megu (Il mondo visto da Disco Club: u megu). Sì, si è comprato un gioco per computer, L'UCI ProTour, ed ha pensato bene di sostituire i ciclisti professionisti con noi del clan Disco Club ed altri suoi amici. Ogni giorni ci relaziona quindi su chi ha vinto i vari Giri, o la Milano-Sanremo (a proposito anche lì sono andato bene: sesto), su chi ha forato, o è caduto, su chi è andato in fuga, oppure non è nemmeno partito. Spero solo in una cosa, che nel gioco non sia previsto l'antidoping: non vorrei mai vedermi arrivare una mattina u megu nell'adempimento delle sue funzioni, con tanto di borsa, provetta e ago, ed essere costretto a subire un suo prelievo.

Non è l'unico degli assidui del negozio a vivere una vita sportiva virtuale; anche capitan Achab (vedi puntata, Il mondo visto da Disco Club: un caso di stalking alla rovescia) ha una sua squadra di calcio, il 1.FC Treganega, che ha portato dalla decima alla sesta divisione, per poi retrocedere nuovamente. Al sabato guarda l'evolversi della partita (virtuale) sul monitor del computer e al lunedì relaziona i suoi fans (a dire il vero in negozio uno solo: il geometra) sulle azioni, i goal fatti e quelli subiti. Lui va oltre, ha anche una vita virtuale via internet. In questa fa il musicista (probabilmente il suo sogno giovanile) e, quando esce un suo nuovo cd, ci fa sentire alcuni pezzi; ha anche una fidanzata virtuale, anzi questa esiste veramente (anche lei partecipa a questo gioco), ma si sono conosciuti solo in questo mondo computerizzato; si sono guardati bene dall'incontrarsi nella vita reale, un po' perché lei vive nel nord della Germania, ma soprattutto per evitare di deludersi reciprocamente e perdere così quel feeling che li unisce invece nella vita virtuale.

A questo punto non distinguo più bene il reale dall'irreale e mi assale un dubbio: non è che anch'io non sia nient'altro che un personaggio manovrato da qualcuno sopra di me, che sta facendo il suo gioco; prima mi ha piazzato in banca, ma lì, per la mia scarsa propensione a fare carriera, gli ho fatto perdere dei punti, costringendolo, dopo quasi otto anni (non so se virtuali, a me sono sembrati reali) a sbattermi (per punizione?) in un piccolo negozio di dischi. E lì mi ha lasciato ormai da più di trent'anni: si sarà dimenticato di me. Oppure no, forse gli ho fatto guadagnare dei punti? Chissà.

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Diario del 30 maggio

Non ho ancora finito di accendere le luci, questa mattina, che un cliente è già in negozio; lo conosco da anni, anche se non so molto di lui, è un tipo riservato, tranquillo, parla sempre a bassa voce, molto educato, sobriamente elegante; dovessi dire che mestiere fa, punterei su bancario o assicuratore. "Mattiniero oggi", gli dico, "Ho accompagnato mia moglie a lavorare e, siccome è presto per andare ad aprire il negozio, sono venuto a fare un salto da lei" (è uno dei pochi che non mi da del tu), "Non sapevo che avessi anche tu un negozio. Che cosa vendi?", mi guarda un attimo in tralice, poi, sempre con la sua voce bassa e calma, "Ho un negozio particolare: un sexy shop". Toulì! chi l'avrebbe mai detto? Peccato che u megu non fosse già arrivato, sicuramente non avrebbe perso l'occasione di rendersi protagonista, così come non l'ha persa il suo maggiore rivale al ruolo di primattore di Disco Club: il pluriespulso Carletto. Quando un cliente mi chiede il nuovo cd di Agnetha degli Abba, lui interviene e, con aria da sapientone, dice "Lo sapete che lei non è svedese? Suo padre è tedesco, un nazista finito lì in tempo di guerra", io "Ma il cognome Fältskog sembra scandinavo", lui tronfio "No, no, se te lo dico, ho visto un documentario su di lei, era anche bello: padre nazista tedesco", conclude categorico. Non mi fido mai molto di lui, vado a controllare su Wiki, ed ecco "Anni-Frid Synni Lyngstad, in arte Frida, è di origine tedesca e norvegese, è infatti figlia adulterina di una relazione tra Synni - sua madre - e un ufficiale della Wehrmacht già sposato, Alfred Haase", ancora una volta Carletto ha ceffato, ha confuso le due ragazze-Abba, parte il solito coro, "Scemo, scemo, scemo".

 

Diario del 31 maggio

Tutto in una notte, recita il film, tutto in un mattino oggi a Disco Club: si parte alle 8,07 con la prima telefonata, da quel momento, più o meno ogni dieci minuti, il telefono squilla. Quando suona alle 9,10, il mio "scazzo alla risposta" è altissimo e quindi urlo dentro la cornetta ,"Discooo Cluuub", flemmatica una signora dall'altra parte, "Pronto, signor Ferrero?", "No", "Non c'è il signor Ferrero?", "Qui non c'è nessun signor Ferrero", un po' sorpresa, ma insistente, "E' lo stesso dico a lei. Devo aprire un conto...", la stoppo, "Scusi, ma io ho risposto Disco Club" (in realtà avevo detto Discooo Cluuub), "Ah, pensa che abbia sbagliato numero?", "Ho questa impressione"; poso, conto fino a dieci e driin driin (lo so, il mio telefono non ha questa suoneria, ma è difficile riprodurre quella vera), "Diiscooo Cluuuub", dall'altra parte improvviso silenzio: la signora ha rinunciato al secondo tentativo.

Il negozio si riempe di clienti. Incomincia una signora, più o meno mia coetanea, "Voglio il disco in vetrina di Kriss Tofferson con Linda Ronsan", mi affaccio fuori alla ricerca di questo strano conubbio, eccolo Kris Kristofferson e Linda Ronstadt. Lo compra e, mentre paga, mi chiede, "Cosa sta suonando?", "L'ultimo dei Low", "Chi?, "Elle, o, doppia v", "Bellissimo, sarà per un'altra volta" e, avviandosi verso l'uscita, "Avrei dovuto farlo io il suo mestiere, mi piace la musica", si avvia, ma si ferma ancora e mi prende in contropiede, "Ha mica bisogno di un'aiutante?". Penso alla richiesta che mi fanno spesso i miei clienti maschi, "Perché non assumi una commessa giovane, di bella presenza (a dire il vero usano un'altra espressione) e che sappia l'inglese meglio di te (non ci vuole molto)?". La risposta alla signora sorge spontanea.

Davanti alla cassa rimangono cinque o sei persone e un ragazzo che passa fuori deve farsene un'idea sbagliata, entra e mi porge un foglio, "Posso lasciarle un curriculum?", "Sono anni che sono solo in negozio", lui guarda la coda davanti alla cassa e sembra pensare "Sì, ma non ce la fai più", stoppo il suo pensiero e, indicando u megu, il pluriespulso, il panzone, il geometra, il pompiere, "Questi fanno parte dell'arredamento".

Signora, "Vorrei la compilation dei grandi successi degli anni sessanta", "Non ho compilation", "Ma come? Nella profumeria di fianco la stavano suonando e mi hanno detto che l'hanno presa da lei", "Ah sì, ma gliel'ho ordinata apposta. Quale vuole?", "Quella che suonava". Mi tocca uscire andare nella profumeria e farmi vedere dalle ragazze cosa stavano suonando.

Nel mentre un signore distinto si aggira per il negozio. Cosa cerca? Dall'aspetto direi musica classica, esco dalla cassa per dirgli che non ne ho, "Dica, cosa desidera?", "Stavo cercando i cd di Toto Cutugno". E' proprio vero che l'abito non fa il monaco.

Altra signora, "Vorrei un cd di musica rilassante". Respinta anche questa, ma ecco un cliente, "Senta di Gianni Togni...", involontariamente mi frego le mani, pensando "Ci siamo questa volta il mitico Gianni ci lascia", ma lui prosegue, "...ha solo quello esposto?", un "Sì" ansioso, "Peccato, quello ce l'ho già". Anche questa volta è andata male.

Ed eccoci al gran finale. Ho in mano il nuovo cd di Eddie Spaghetti, che cerco di vendere a "Parodi" (che, come tutti gli altri, lo deride per il cognome), quando entra un altro cliente, rimango a bocca aperta ed esclamo, "Non ci posso credere!". I presenti mi guardano come per dire "Ebbè?", indicando il nuovo venuto, dico, "Sapete come si chiama lui?", mi risponde un coro bovino "Booh", "Spaghetti!!!".

 http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded

 

Diario del 1 giugno

Fino a poco tempo fa, vedendo un cliente, azzeccavo dal vestito, dalla pettinatura, dall'età, cosa mi avrebbe chiesto. I nuovi venuti, ereditati da altri negozi chiusi, mi traggono spesso in inganno. E' successo ieri con il distinto fan di Cutugno e la cosa si è ripetuta oggi. Davanti alla vetrina si ferma un gruppo di giovanissimi, ecco i loro discorsi: "Non ce l'hanno qui", "E perché?", "Ma non vedi i dischi che hanno, scommetto che non ne conosci nemmeno uno", "Non è vero, guarda c'è Jannacci e...", "E...cosa?", "Va be', è lo stesso io ci provo". Entrano due ragazzini, "Ecco che mi chiedono il solito rapper" penso, uno non perde tempo in ricerche, mi si avvicina "Scusi, ha i cd in spagnolo di Laura Pausini?", "?!?!?".

Alla quotidiana richiesta di rapper ci pensano le madri (non capisco come mai i giovani fans di questo genere deleghino sempre i genitori); in testa alla hit parade odierna delle richieste (al telefono o di persona) è il genovese Moreno, seguito da un certo Gemitaiz. Che Moreno fosse genovese l'ho scoperto oggi, me lo dice un'altra madre che però telefona per richiedere il disco di Greta, "Greta, chi?", "La rivale di Moreno nella finale di Amici!".

Finale di giornata in crescendo di età. Prima una coppia, lui italiano, lei no; si avvicina la moglie, "Vorrei un cd dei Ricchi e Poveri", mi dispiace spararle un no secco, faccio finta di cercarlo, ma "L'ho finito", il marito si giustifica, "Ce l'hanno chiesto da lontano", la moglie insiste, "E' sicuro?", il marito continua con le giustificazioni, "Vanno più all'estero che in Italia", la moglie non demorde, "Non può ordinarlo?", il marito, già fuori dal negozio, "E vieni! Non vedi che non ce l'hanno?".

Il secondo, un po' più anziano, "Scusi se la disturbo, ha mica questo cd?" e mi passa un foglietto con su scritto "Miles Davis – Kind of Blue", "Sì, eccolo", "Scusi se la disturbo, ma voglio l'originale, non cose fatte dopo o dal vivo", "E' l'originale"; "Scusi se la disturbo, ha per caso anche questo?", altro foglietto, "John Coltrane – Ascension", "Abbiamo anche questo", "Scusi se la disturbo, è l'originale?", "Sì", "Scusi se la disturbo, ho ancora una richiesta": foglietto, "Keith Jarrett – Coin Concert", non so in quale filiale della Coin si sia svolto questo famoso concerto di Jarrett, ma quello che conta è che sia originale. "Ho deciso: mi dia Coltrane; scusi se l'ho disturbata, ma sa io di musica non capisco niente, sono una capra", "Non c'è di che, buonasera".

Ed eccoci all'ultimo, decisamente più anziano, potrei dire vecchio. Si presenta con l'apparecchio acustico all'orecchio destro e in mano una vecchia musicassetta, "Ne ha ancora di queste?", "Mi dispiace, ma ormai non se ne trovano più", "Managgia, dove le trovo e nemmeno questo si trova più" e tira fuori un vecchio walkman "quando mi si rompe come faccio?" e intanto schiaccia il tasto start e inonda il negozio con le note di "Tu vuoi fare l'americano" di Carosone; continua "La musica napoletana è la più bella del mondo, le canzoni napoletane sono intramontabili", ormai in preda ai ricordi "Io nel '48 ero carabiniere a Gorizia", per confermarlo tira fuori il portafoglio e "Guardi questo sono io", mi mostra la foto di un giovanissimo in divisa da caramba, ma non basta, "E guardi questi", altre foto, "Erano miei colleghi", "Questo – ne indica uno – una volta ha portato un convoglio in ritardo di dieci ore – ancora adesso la cosa lo fa ridere – lo hanno mandato per punizione a Rovigo nella compagnia disciplina"; finito? No, "Nel 1961 mi hanno trasferito a Voltri e nel '78 mi hanno congedato". Prende dal banco il calendario del Mojotic Festival di Sestri Levante e si avvia verso l'uscita dicendo "E dove le truovo mo le cassette napoletane?". Se ne va, in realtà forse sapeva già di non trovare le cassette in negozio, voleva solo avere un po' di compagnia e raccontare a qualcuno i suoi ricordi.

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